Gli organi inquirenti non hanno più dubbi su chi sia stato l’autore del fin qui insoluto omicidio del 59enne manfredoniano Giuseppe Ciociola, avvenuto in un casolare di campagna nell’agro di Zapponeta nel marzo 2022. Da ieri, i Carabinieri della Compagnia di Manfredonia unitamente ai militari del G.I.C.O. del Nucleo P.E.F. della Guardia di Finanza di Bari – su delega della Procura della Repubblica di Foggia – hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del presunto autore: il 46enne trinitapolese Giuseppe Rendina.
Un volto noto, il suo, dal momento che è già in carcere perché reo confesso del duplice omicidio di Gerardo e Pasquale Davide Cirillo, padre e figlio. Un volto noto anche al riguardo dell’omicidio dell’agricoltore manfredoniano, perché l’Attacco già nell’agosto 2022 aveva riferito dei forti sospetti sul suo conto. La pista investigativa dell’unica mano per i delitti dei tre uomini aveva trovato consistenza grazie a più elementi: la stessa modalità (colpo di pistola alla nuca); la stessa località, Alma Dannata a Zapponeta, a una distanza di soli 2 km in linea d’aria tra i luoghi degli omicidi; il verosimile movente, legato a ragioni economiche; infine l’esclusione sin da subito del coinvolgimento della criminalità organizzata, ovvero dei clan della Quarta mafia.
Proprio perché era sospettato dell’omicidio di Ciociola, Rendina era intercettato dagli inquirenti. Ecco perché trapelò l’esistenza di “prove schiaccianti” contro di lui nel caso dei Cirillo, a detta degli investigatori. Prove contenute nelle 27 pagine del provvedimento di fermo di indiziato di delitto adottato il 3 agosto scorso dal pm Alessio Marangelli, che parlava di “gravissimo quadro indiziario” e di “assoluta efferatezza” di Rendina. La parte più eclatante è senz’altro rappresentata dalle intercettazioni del cellulare di Rendina. Alle ore 15,37 era con Pasquale Cirillo sul campo. Si ascolta un rumore, verosimilmente l’esplosione di un colpo di arma da fuoco, e immediatamente dopo si ascolta un lamento e null’altro. A seguire si sentono rumori presumibilmente dovuti allo spostamento di qualcosa.
L’idea che gli investigatori si erano fatti è che Rendina avesse nascosto il corpo di Pasquale per attendere Gerardo e giustiziare in piena tranquillità anche lui. La ricostruzione sulla base delle intercettazioni è che Rendina, rivolgendosi a Gerardo Cirillo, probabilmente dopo avergli fatto vedere la pistola, lo minacciò invitandolo ad entrare “là dentro” (nel casolare) e che a quel punto Gerardo comprese le intenzioni e cercò di fuggire. Si sente Rendina esplodere un primo colpo di pistola (probabilmente a vuoto), poi inseguire Gerardo. Dopo aver percorso all'incirca 20-40 metri si sente Cirillo, forse caduto a terra, implorare Rendina di non ucciderlo (ore 16,11) dicendo “ho buttato tutt cos…Giuse’…Giuse’, non dico niente a nessuno”. Poi l’esplosione di un colpo di pistola, si intuisce che Rendina ha fatto fuoco, poi si odono i lamenti di Gerardo e infine dei rumori, come se Rendina avesse coperto il cadavere prima di andarsene a bordo della propria auto.
Nel caso dell’omicidio dell’agricoltore manfredoniano Giuseppe Ciociola, le indagini sono state condotte sia per individuare l’autore del grave e violento gesto criminale e sia per ricostruire la presumibile dinamica dei fatti. Si sono perciò concentrate sul luogo dove i Carabinieri della Compagnia di Manfredonia erano intervenuti a seguito del ritrovamento del corpo senza vita del bracciante agricolo.
I militari dell’Arma e le Fiamme Gialle, diretti dalla Procura foggiana, hanno così identificato il presunto autore materiale del delitto, ricostruendo tutte le fasi dell’accaduto individuando anche che il movente dovrebbe essere di natura economica.
Il lavoro di squadra ha consentito infatti di appurare che Giuseppe Ciociola, nel 2021, sarebbe risultato beneficiario di contributi pubblici che erano stati destinati alle aziende in difficoltà a seguito della pandemia Covid 19. Aveva inoltre ricevuto ulteriori somme derivanti da agevolazioni fiscali, per un totale complessivo di circa 500.000 euro.
Rendina avrebbe chiesto e ricevuto da Ciociola un prestito pari a circa 60.000 euro, che avrebbe voluto impiegare in un’attività di ristorazione.
Il tempo passava ma il debito non veniva saldato e, proprio a seguito delle pressanti richieste di Ciociola affinché gli fosse restituita la somma prestata, essendo il presunto omicida nell’impossibilità di farvi fronte, si sarebbe deciso a risolvere tutto assassinando il suo finanziatore. Accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Foggia ha emesso un provvedimento restrittivo della libertà personale a carico di Rendina, che è stato eseguito presso la Casa Circondariale del capoluogo dauno, dove è attualmente detenuto in attesa di giudizio, in esecuzione di una misura cautelare emessa in altro procedimento.
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