Da monastero benedettino a centro didattico sperimentale della nuova agricoltura 4.0 L’idea in una tesi di laurea

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La riqualificazione di San Nicola Imbuti, frazione di Cagnano Varano, già idroscalo Ivo Monti, continua ad essere oggetto di dibattito oltre che di studio. Il suo utilizzo è diventato la tesi di laurea del giovane cagnanese Angelo Di Cataldo, laurea triennale all’università di Pescara in design industriale e da pochi mesi ha conseguito la magistrale in design all’università di Firenze. “Il sito d’interesse progettuale, nel dettaglio, è uno degli edifici presenti all’interno dell’area che caratterizza l’ex idroscalo Ivo Monti di San Nicola Varano, ovvero, il monastero benedettino di cui è stata effettuata un’analisi tale da favorire la riqualificazione della zona, proponendo un’iniziativa di ammodernamento che valorizzi l’ambiente, tenendo fede alla storia del luogo – ha detto a l’Attacco Di Cataldo -. La tesi si divide in tre parti fondamentali: ricerca; analisi del contesto territoriale; progetto”. Ma non solo turismo, considerato che il lago di Varano, così come quello di Lesina, è legato alla pesca e all’acquacoltura. Di Cataldo entra nel merito: “Dopo aver trattato gli sviluppi storici del contesto, ho proseguito con una ricerca sulle diverse soluzioni utili per contrastare e combattere l’inquinamento atmosferico. 

“In futuro, il rapporto dell’uomo con il cibo potrà assumere forme diverse e difficili da prevedere considerando le variabili che influenzano lo sviluppo degli stili alimentari. L’aumento demografico in alcune aree del pianeta, l’urbanizzazione, il cambiamento climatico e la scarsità delle risorse sono i megatrend per cui, l'ONU e la FAO hanno stilato una lista di obiettivi da raggiungere, basati sul concetto di sostenibilità: viene rimodulato il concetto di filiera alimentare così come lo conosciamo, in tutte le sue fasi. La coltura acquaponica può essere una soluzione alle problematiche enunciate: produzione iper locale; incremento produttivo; risparmi energetici ed idrici; assenza di fertilizzanti e pesticidi. Tutti aspetti trasferiti nel sistema prodotto-servizio. Il progetto della tesi parte dalla situazione reale del monastero in disuso sito nell’area San Nicola Varano e ne reinterpreta lo spazio, puntando a soddisfare le esigenze della realtà innovativa e abbozzare scenari del mondo agricolo”. 

Questi i concetti chiave su cui si fonda il progetto: “L’idea di come ridurre l’inquinamento atmosferico e adottare un sistema innovativo per coltivare le specie autoctone del territorio senza aver bisogno di terreno e creare un luogo di ricerche e nuove sperimentazioni, d’incontro e scambio relazionale tra agricoltori – ha continuato Di Cataldo -. L’obiettivo ultimo è rispondere alle esigenze di una realtà innovativa e delineare gli scenari futuri nel mondo dell’agricoltura”. 

“L’ex monastero e l’area verde circostante sono le principali aree d’interesse del progetto. Luogo strategico grazie alla presenzialità della flora e alla fauna che contribuiranno allo sviluppo di un centro sperimentale che vedrà come protagonista l’agricoltura, pensata però in chiave moderna; progettazione grazie alla quale sarà possibile favorire un ammodernamento della vecchia agricoltura che darà luogo oltre che ad un importante sviluppo economico per i lavoratori della zona, che si approcceranno in maniera propositiva a questa nuova metodica di coltivazione sostenibile, ma soprattutto avverrà un’applicazione che prevede l’impiego di sistemi d’irrigazione innovativi e particolari substrati organici costituiti da componenti di scarto fisiologico, derivante da alcune specie di pesci, i quali contribuiranno alla buona riuscita del processo produttivo. 

Il vertical farming si basa sul concetto di agricoltura verticale secondo il quale le colture sono realizzate su strutture a strati sovrapposti, riducendo l’estensione delle coltivazioni attraverso l’utilizzo dello spazio verticale. Si tratta di un tipo di agricoltura tecnologicamente all’avanguardia, grazie alle quali viene eliminato il problema del consumo di suolo e la riduzione dell’inquinamento atmosferico. 

Le conclusioni di Angelo Di Cataldo: “La particolarità sarà il contatto dell’agricoltore con il terreno: non più orizzontale ma verticale, in altezza. Una visione nuova che favorirà l’aumento della produzione, riducendo gli spazi di necessità. Il progetto ridurrà anche le distanze tra agricoltore e professionisti agrari, proponendo un contatto diretto tra le due figure, tale da garantire un aggiornamento continuo sull’andamento di tutto il processo di produzione dei prodotti e analisi di nuove componenti. Imprescindibile è l’elemento sostenibilità, per cui i materiali eletti giocano un ruolo importante e vedranno inquadrato al centro l’utilizzo di materiali di riciclo. Lo scopo del centro sperimentale sarà quello di garantire una maggiore produzione in spazi e tempi ridotti rispetto alla metodica canonica. Oltre ad attività di ricerca e studio”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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