Non soltanto una vetrina commerciale, ma un grande spazio nel quale far incontrare imprese, istituzioni, innovazione, cultura e intrattenimento. L’89ª Campionaria internazionale della Fiera del Levante si prepara ad animare Bari fino al 27 settembre seguendo il filo conduttore scelto per questa edizione: “Il dialogo parte da Levante”. Un richiamo alla vocazione mediterranea della manifestazione e alla necessità di costruire nuove connessioni tra persone, territori e sistemi produttivi. Il quartiere fieristico resterà aperto ogni giorno dalle 10:30 alle 20:30 e sarà organizzato in numerose aree espositive. 
Si andrà dai settori più tradizionali, come arredamento, edilizia abitativa e per esterni, casalinghi, automotive, shopping, benessere e relax, fino agli spazi dedicati alle istituzioni, al terzo settore, alla Galleria delle Nazioni e al mondo della comunicazione, con radio e televisioni presenti all’interno della Campionaria. Una manifestazione pensata anche per le famiglie, grazie all’Area giochi per bambini, e per il pubblico più giovane, con l’Area Nerd e un programma che affiancherà all’esposizione momenti di spettacolo e socialità. Non mancherà il racconto del territorio attraverso il cibo, affidato a Levante Cake & Cooking, mentre uno dei punti più significativi dell’edizione sarà PULSE, il padiglione dell’innovazione: un ambiente dedicato a talk, installazioni, progetti, sperimentazioni, hackathon e incontri tra talenti, imprese e nuove tecnologie.  Alla parte espositiva si affiancheranno convegni, forum e workshop sui temi che attraversano il presente e il futuro del Mezzogiorno: lavoro, energia, ricerca, intelligenza artificiale, competitività, agricoltura e nuovi scenari internazionali. 
A completare il programma saranno gli appuntamenti serali nell’Area 47 Ovest, tra musica, comicità e spettacoli rivolti a un pubblico trasversale. È in questa Fiera, chiamata a tenere insieme la memoria della storica Campionaria e la ricerca di nuovi linguaggi, che la politica pugliese torna a interrogarsi sulle prospettive della regione. E dalla Capitanata arriva una riflessione che va oltre l’appuntamento barese: se la Fiera del Levante continua a rinnovare la propria funzione, anche quella di Foggia deve ritrovare una visione, una programmazione stabile e un ruolo centrale nello sviluppo del territorio.

“A distanza di oltre due mesi dalla nostra formale richiesta a mezzo PEC del 1° luglio 2026, con la quale si chiedeva al presidente della Regione Puglia ing. Antonio Decaro di calendarizzare un incontro con una nostra delegazione - scrive Mondo Gino Lisa - al fine di trattare tematiche afferenti allo scalo foggiano oltre alla reciproca garbata conoscenza tra i nuovi vertici istituzionali della Regione Puglia e di Mondo Gino Lisa, e dopo aver pubblicamente denunciato lo scorso 20 luglio la totale assenza di riscontri, la Community Mondo Gino Lisa e l’Associazione Mondo Gino Lisa APS – rappresentate dai rispettivi presidenti ingg. Vincenzo Papa e Scillitani Giuseppe - si trovano costrette a rompere nuovamente il silenzio. Un silenzio che non è più solo una sgarbata mancanza di stile istituzionale da parte del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ma una vera e propria e pericolosa inadempienza istituzionale”.

La strada a scorrimento veloce del Gargano (la cosiddetta “superstrada garganica”) è un’infrastruttura che la Capitanata attende da decenni e che, almeno per il versante settentrionale del Promontorio, negli ultimi tempi aveva finalmente cominciato ad avere contorni più definiti... o almeno così sembrava: il periodo tra settembre e ottobre era stato infatti designato nei mesi scorsi come possibile momento di avvio dei lavori, ma ad oggi, al tramontar della stagione estiva, dei cantieri ancora neanche l’ombra. 
Dunque a che punto siamo?  Attualmente il progetto che è più avanti è quello del collegamento tra Vico del Gargano e Peschici, finanziato per 395 milioni di euro e rispetto al quale l’iter continua a procedere. Per vedere le ruspe al lavoro, tuttavia, sarà necessario attendere ancora: dal Comitato Pro Superstrada l’orizzonte indicato, sulla base delle interlocuzioni avute con Anas, è quello della primavera 2027, in quanto restano da compiere alcuni passaggi procedurali. A Peschici il sindaco Luigi d’Arenzo attende ora un aggiornamento proprio da Anas: “Era tutto pronto, i pareri sono stati reiterati e da quel punto di vista siamo a posto”, asserisce a l’Attacco, ricordando come per il Vico-Peschici il problema non sia la copertura finanziaria. Nei mesi scorsi era stato prospettato un possibile avvio per l’appunto tra settembre e ottobre, ma il primo cittadino preferisce oggi non fissare scadenze: “Loro hanno un cronoprogramma e hanno già indicato le date di lavorazione, però bisogna vedere. Se non cominciano non possiamo neanche indicare la data”. D’Arenzo conta per questo di tornare a interloquire direttamente con i tecnici Anas. Marino Argentieri, vicepresidente del Comitato Territoriale Pro Superstrada del Gargano, sentito da l’Attacco dettaglia maggiormente i prossimi passaggi: “Adesso dovrebbe esserci la conferenza di servizi, poi dovrà essere consegnato il progetto esecutivo, cioè quello che effettivamente si andrà a realizzare”, riferisce. Nel frattempo dovranno procedere espropri e altre attività propedeutiche, comprese quelle legate alle cave. Quanto al cantiere, “i responsabili Anas ci hanno parlato della primavera del 2027, al massimo giugno”, dice, fissando una tempistica sulla quale si attende comunque una conferma ufficiale. Argentieri invita inoltre a non confondere l’apertura del cantiere con il completamento dell’opera: tra viadotti e gallerie, secondo le stime raccolte dal Comitato, la realizzazione potrebbe richiedere diversi anni: “Non è un lavoro piccolo”, osserva, arrivando a ipotizzare una forbice tra sei e dieci anni a seconda delle difficoltà incontrate durante l’esecuzione. Del progetto si è discusso anche a Roma, nel corso di un incontro con il Sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Tullio Ferrante.

Appuntamento importante, venerdì 25 settembre, a San Nicandro Garganico, per il festival “Gargano Vivo”, radici in cammino, con il convegno: “Restanza e resistenza: analisi e strategie per il contrasto allo spopolamento”. Nella sala consiliare di Palazzo Zaccagnino, dopo i saluti istituzionali del commissario straordinario del Parco Nazionale del Gargano, Raffaele Di Mauro, parlamentari e consiglieri regionali del territorio, interverranno prestigiosi relatori: Barbara Cafarelli, docente dell’università di Foggia; Nicola Di Bari, manager d’azienda; Giuseppe Palladino, presidente della BCC di San Giovanni Rotondo; Matteo Rinaldi, analista finanziario; Matteo Vocale, Sindaco di San Nicandro; Piero Paciello, direttore del l’Attacco. Una visione ma anche possibili soluzioni concrete per arrestare l’emorragia delle aree interne e lo spopolamento delle città di Capitanata. Argomenti che questa testata tratta da oltre quindici anni, oltre ad essere parte attiva con iniziative che fanno incontrare domanda e offerta, tra giovani, imprese e mondo della scuola. 
Le comunità di Capitanata invecchiano con tutto ciò che ne deriva, iniziando dai servizi e dall’assistenza sanitaria – che si cerca di dirottare verso sanguinose polizze assicurative e tentativi di privatizzazione -. Sindaci che vedono ridurre la popolazione, con un saldo tra nascite e decessi sempre negativo, ma che devono garantire servizi, manutenzione delle strade, delle scuole, stipendi dell’ente, sicurezza, pubblica illuminazione e politiche sociali. Restanza, parola riemersa in italiano da qualche anno in una nuova accezione che fa riferimento “all’atteggiamento di chi, nonostante le difficoltà e sulla spinta del desiderio, resta nella propria terra d’origine, con intenti propositivi e iniziative di rinnovamento”, un insieme di resistenza e resilienza di tenacia e flessibilità nell’affrontare le difficoltà. Utilizzata, per la prima volta, dall’antropologo calabrese Vito Teti nel suo libro Pietre di pane. Un’antropologia del restare. “La prima questione da affrontare e cambiare è quella culturale, la più difficile in assoluto – ha detto a l’Attacco, il Sindaco della cittadina garganica, Matteo Vocale -. Nelle nostre comunità, ormai, abbiamo la cultura radicata che porta ad esortare all’emigrazione – a prescindere – i nostri figli con la classica frase: “Qui non c’è niente. Andatevene via”. Manca quell’elemento civico, quel senso di appartenenza a far vivere il territorio, a farlo amare, a non disprezzarlo. Devo dire, però, che il post pandemia ha invertito la tendenza e ci sono molti ritorni, per via di chiare motivazioni, come la vita troppo cara nelle grandi-medie città del Nord e la negatività di sentirsi estranei”. 

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