La città di Foggia verso le urne d’autunno: “Dirigenze locali dei partiti al palo, primarie unico rimedio”

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Nel giro di pochi giorni sono scesi in campo per la competizione elettorale a Foggia tre noti personaggi pubblici: prima il professore universitario Nunzio Angiola, subito dopo il commercialista Giuseppe Mainiero e per ultimo il dottor Tito Salatto sebbene, in quest’ultimo caso, con qualche titubanza forse autentica o forse di maniera legata alla condizione di ricevere il sostegno di qualche partito più tradizionale. Le tre autocandidature quale Sindaco hanno molto in comune.

In primo luogo esse non sono state concordate con alcuna delle formazioni politiche, o più precisamente, non sono state concordate con alcun dirigente politico locale, tant’è vero che ciascuno dei tre personaggi propone - o proporrà, nel caso di Salatto - una propria lista civica formalmente autonoma da altri partiti. Il secondo aspetto comune sta nel fatto che si è verificato precisamente il fenomeno della personalizzazione della futura competizione elettorale che noi avevamo pronosticato già sin da subito, un paio di mesi fa, su questo quotidiano: e cioè che  i  mitici “programmi” che le dirigenze politiche affermano di voler elaborare quali linee di gestione dell’amministrazione comunale in realtà sono semplici vaniloqui ormai stucchevoli e senza alcun impatto effettivo nelle dinamiche elettoralistiche cui nessuno in realtà attribuirebbe alcuna importanza nel suo orientamento di voto; mentre il solo e autentico fattore di orientamento è esclusivamente - o quasi - la figura del candidato Sindaco, con i candidati-consiglieri  comunali  al  traino.

In altri termini, il candidato “è” il programma, mentre il resto è fuffa.

Pertanto è perfettamente coerente con questo aspetto della personalizzazione il fatto che tre personaggi assai “riconoscibili” nella comunità cittadina di Foggia siano scesi nella competizione affidandosi esclusivamente alla loro stessa immagine, perché sanno perfettamente che il “programma” coincide con la loro persona, cioè con la reputazione personale che ciascuno di essi ritiene di aver guadagnato nella nostra comunità.

Queste prime considerazioni su queste autocandidature assai personalizzate ci portano a riflettere sul fatto che, per contrapposizione, risalta ormai in modo inaccettabile il fatto che nessuna delle formazioni politiche più strutturate abbia ancora individuato i rispettivi candidati Sindaci, e addirittura neppure abbia condiviso alleanze di schieramenti, per la prova elettorale che vi sarà fra appena 5 mesi.

Poiché noi siamo sempre espliciti, ricordiamo le uniche cose finora riferibili alle figure politiche locali più cospicue in tema di individuazione di candidature.

Il dominus del Pd locale (Raffaele Piemontese), nell’incertezza se il suo partito si apparenterebbe con il M5S nella prossima competizione elettorale oppure no, ha “calato l’asso” con la pazzia clamorosa di proporre al Procuratore della Repubblica di candidarsi a Sindaco della stessa città ove quegli esercita la sua giurisdizione.

In attesa di altre genialate strategiche di pari livello napoleonico, archiviamo.

Frattanto, nello stesso campo sinistro la pasionaria del M5S Rosa Barone vorrebbe, ma non potrebbe. Infatti, a suo danno è operante il divieto grillino di ricandidarsi, neppure cambiando ruolo dal consiglio regionale al consiglio comunale di Foggia.

Del resto, poiché   costei ha colto al volo l’opportunità di militare in una formazione politica proprio nella massima fase del suo successo protestatario di massa, quando era assicurata l’elezione anche dei lampadari e del cugino scemo preso dall’elenco telefonico, purchè si dicessero grillini, ora non si vede perché non dovrebbe sottostare anche alle strampalerie di quella mentalità sfasciatutto: della serie “hai voluto la bicicletta, e ora pedala”. Una lacrima. Nel campo del centrodestra si viaggia a fari spenti, oppure non si viaggia affatto.

Così il terzetto di FdI Fallucchi-La Salandra-De Leonardis, forti dei voti  conquistati a Foggia dal loro partito alle ultime elezioni politiche (11.569 voti, laddove per eleggere il Sindaco ne occorreranno almeno 36.000), si sono riuniti e hanno deciso che il candidato-Sindaco “giusto” fosse un rispettabile dottore, il cui appeal elettoralistico starebbe essenzialmente nelle sue familiarità incrociate al quadrato, al cubo, alla ennesima potenza in base a genealogie di ieri, di oggi e  di  domani.   

Magari l’idea era pure intelligente - gli Absburgo hanno governato quasi due terzi dell’Europa per circa cinquecento anni imparentandosi fra famiglie regnanti – ma purtroppo quell’idea politica di sfruttare l’imparentamento per il potere, e viceversa, si è scontrata con il fatto che i tre Metternich di Capitanata non si erano neppure consultati con gli altri partiti della medesima coalizione.

Sicchè le dirigenze locali di quelle altre formazioni politiche sono insorte e, al momento, non è chiara la sorte di quella candidatura. D’altro canto, non è che gli altri partiti di quell’area abbiano prodotto qualcosa di concreto sul fronte delle candidature, perché la tristissima realtà è che ciascuno di costoro attende istruzioni dai rispettivi vertici nazionali, i quali a loro volta probabilmente tratterebbero la sorte della candidatura a Sindaco di Foggia come pedina su uno scacchiere più ampio degli equilibri interpartitici (uno a me, uno a te).

Pertanto gli elettori di Foggia di quella platea potenziale, dopo aver ingoiato il rospo alle scorse elezioni politiche di aver votato per un paio di candidati-parlamentari “paracadutati” nella nostra circoscrizione elettorale da tutt’altra parte d’Italia, adesso potrebbero trovarsi come candidato Sindaco un qualcuno individuato come candidatura “blindata” da prendere o lasciare, che però sarà stata decisa non a Foggia ma a Roma (passando per Bari-Lecce). “Impotentia copulandi”.

A questo punto l’unica cosa da fare per sbloccare la situazione - sia per l’area del centrodestra che per quella del centrosinistra - è individuare i candidati Sindaci attraverso le elezioni primarie.

Infatti, poiché le dirigenze politiche locali si sono impantanate, il solo rimedio è lasciare alla cittadinanza dei foggiani la scelta di chi dovrà andare alla contesa elettorale: si chiama democrazia e se il metodo non piacesse vorremmo capire chiaramente il perché. Già, perché no?

Salvatore Russetti, ex giudice di Corte d’appello

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testatina dillo al direttore WEB

 

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