Archiviato anche il ballottaggio di Brindisi è finalmente l’ora di iniziare a fare sul serio a Foggia in vista delle elezioni comunali d’autunno. Le urne – previste tra fine ottobre e novembre – rappresenteranno un appuntamento decisivo dopo i 29 mesi di commissariamento per mafia di Palazzo di città e le tre importanti inchieste della Procura foggiana su presunte ipotesi legate a tangenti, corruzione nell’attribuzione di alloggi popolari e voto di scambio. Sulla carta parte sfavorito nei pronostici il centrodestra che, pur volando a livello nazionale e governando a Roma, nel capoluogo daunio sconta le vicende che lo hanno travolto dal 2021. Stando ai beninformati solo dalla prossima settimana si inizierà a Roma ad affrontare la questione Foggia. E’ stato il segretario provinciale di Forza Italia Raffaele di Mauro a convocare ieri per il pomeriggio odierno a Foggia un incontro con Fratelli d’Italia, subito degradato a informale per l’assenza di diversi vertici locali.
La compattezza del centrodestra, carta vincente nelle amministrative di maggio, a Foggia va recuperata dopo la spaccatura alle provinciali sulla scelta del presidente, una frattura che ha lasciato molti strascichi e ferite, alcune delle quali non si sono ancora rimarginate.
Ne è una conferma l’incontro tenuto lo scorso 24 maggio in via Napoli, a Foggia, e organizzato dal commissario cittadino dei meloniani, il giovane Mario Giampietro, tenendo fuori i salviniani. Alla fine non s’è presentato nemmeno di Mauro, un po’ perché riteneva giusto confrontarsi con pari livello un po’ per lo sgarbo fatto alla Lega. Una riunione inutile, visto che vi hanno preso parte solo i cespugli di Nuovo PSI, Partito Liberale, Italexit e un movimento civico. La Lega si è adirata dopo il mancato invito e avvisa: “Ci dicono da FdI che siamo ancora “sospesi” per le provinciali. Aspettiamo un altro po’ di Mauro, poi andiamo avanti per conto nostro”. Non c’era nemmeno l’UdC, dove è in corso uno scontro tra il provinciale Francesco D’Innocenzio e il regionale Massimo Cassano.
Poi, sabato scorso, presso la segreteria del vicepresidente del consiglio regionale Giannicola De Leonardis c’è stata la riunione dei vertici locali di FdI, alla presenza – oltre che del padrone di casa – anche dei parlamentari Giandonato La Salandra e Annamaria Fallucchi, come pure dello stesso Giampietro, che ha raccontato dell’incontro promosso pochi giorni prima rispetto al quale divergono le reazioni. Se fonti interne a FdI spiegano che i livelli più alti sono del tutto favorevoli all’unità dello schieramento, stigmatizzando l’esclusione della Lega dalla riunione del 24, i salviniani ritengono invece che Giampietro si sia mosso in tal senso perché indotto da qualcuno più alto rispetto a lui.
Quel che è certo è che, se Raf di Mauro (che per qualcuno porterà al tavolo il nome dell’avvocato Tonio Ciarambino) guarda alle regionali e mette in piedi la civica E’ Foggia a lui funzionale non scendendo direttamente in campo, Giampietro invece sarà uno dei candidati meloniani e dunque è prossimo alle dimissioni. Già adesso, infatti, c’è chi sottolinea che in quanto futuro candidato dovrebbe evitare riunioni e interlocuzioni. In attesa del vertice di oggi, nel centrodestra c’è soddisfazione per il risultato di Brindisi, che per alcuni segna la pietra tombale rispetto alla possibilità di alleanza Pd-M5S a Foggia.
“Il centrosinistra non percorrerà quella strada, basta vedere la freddezza di Giuseppe Conte commentando l’esito del voto”, spiegano alcune fonti di centrodestra a l’Attacco. “Né, del resto, si può immaginare che il Pd possa sostenere Giuseppe Mainiero quale candidato sindaco espresso dal M5S. Né ci ha impressionati la folla all’evento da lui tenuto con l’Attacco a piazza Mercato: le processioni si vedono alla fine, pure nel 2019 doveva fare chissà quali liste civiche e alla fine c’erano dentro tanti amici e parenti suoi. Piuttosto, qualcuno tra i contiani sostiene che possa arrivare la tanto attesa deroga alle regole interne in favore dell’assessora regionale Rosa Barone”.
La farmacista, titolare della delega al welfare per conto di Emiliano, avrebbe confessato ai propri amici il sogno di diventare sindaca della propria città, ma finora il divieto di candidatura è sempre valso per tutti, compresa l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Perché mai dovrebbe cadere proprio a Foggia? “Perché sono mutati i tempi, è evidente”, commentano dal centrodestra. “E’ per questa impasse tra i 5S che Mainiero è spazientito”.
Quanto all’imprenditore Tito Salatto “non è stato mai preso seriamente in considerazione come possibile candidato sindaco dal centrodestra, era il nome di Paolo Agostinacchio”.
Tali beninformati smentiscono anche che possa avere consistenza l’opzione, rivelata in anteprima da l’Attacco mesi fa, della poliziotta Rita Montrone, sebbene ci creda il marito Gino Fusco, ex consigliere comunale di FdI, che nelle scorse ore ha inviato nelle chat WhatsApp articoli su tale ipotesi. “E’ impensabile che Lega e FI possano convergere su Montrone, non per lei, per carità, ma in quanto moglie di Fusco”, spiegano alcuni beninformati di FdI. “In realtà l’opzione migliore sarebbe lo stesso De Leonardis: è molto vicino al ministro Raffaele Fitto, è preparato e moderato, mai toccato da scandali, metterebbe in piedi proprie liste senza problemi, ha consenso certificato. Non un capopopolo, bensì una persona di equilibrio anche nelle questioni interne. Sarebbe il candidato sindaco ideale e al suo posto entrerebbe in consiglio regionale l’ex sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo. Peccato che De Leonardis non ci pensi minimamente”.
In una FdI che vive la diarchia tra i due parlamentari in effetti l’eletto regionale rappresenterebbe la giusta sintesi, ma anche altre fonti evidenziano che non c’è da pensarci: “Sarebbe un ottimo candidato e sindaco, ma non accetterebbe mai. Non lo vuole fare”. Su una cosa convergono i meloniani: “La figura del candidato sindaco apparterrà all’area centrista di FdI e la decisione finale sarà assunta a Roma, come per Brindisi. Su questo le segreterie regionali dei partiti di centrodestra sono concordi”.
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