Hanno provocato reazioni e dibattiti nel M5S di Capitanata gli articoli de l’Attacco sulla distanza creatasi tra le strategie realiste del vertice provinciale Mario Furore e le posizioni iper critiche di alcuni attivisti. L’ultimo caso, dopo lo scontro clamoroso di San Severo, è stato quello della decisione, per le provinciali del 17 marzo, di aderire alla lista del presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti, che ha provocato l’inviperita reazione dell’ex consigliera comunale viestana Mariateresa Bevilacqua, da sempre oppositrice del sindaco garganico. Fonti legati ai vertici M5S ribadiscono che c’è stato un preliminare confronto con tutti i consiglieri comunali contiani e che, strategicamente, incunearsi tra Nobiletti e Piemontese, dominus Pd, nel momento del massimo gelo tra loro, è una mossa intelligente. Ma ora sono soprattutto le alleanze in vista delle comunali dell’8-9 giugno a provocare tensioni nella base pentastellata. A Manfredonia, dove il campo largo è ancora soltanto un’ipotesi, l’ex consigliere comunale Raffaele Fatone ha fatto sapere ai suoi di aver ritirato la propria ricandidatura a sindaco, che non aveva trovato la convergenza dei possibili alleati di centrosinistra ma solo quella della civica Progetto Popolare di Francesco Schiavone. Gli alleati restano in attesa del secondo nome da parte del M5S di Furore. Intanto gli attivisti più scontenti nei confronti di Furore hanno inviato una lettera aperta al presidente M5S Giuseppe Conte.
“Siamo alcuni attivisti M5S di diversi comuni della provincia di Foggia (Vieste, Monte Sant’Angelo, Manfredonia, Rodi Garganico, Vico del Gargano), i quali, in considerazione dell’assenza di confronto e dialogo politico interno nella nostra provincia, si affidano alle testate giornalistiche per manifestare il proprio pensiero”, scrivono, in rappresentanza anche di altri, il montanaro Pasquale Palumbo, Bevilacqua, il sipontino Vanni Salcuni, Costanzo Trombetta di Rodi Garganico e la vichese Carolina del Viscio, i quali stigmatizzano la “mancata convocazione di riunioni provinciali da parte del coordinatore provinciale”.
“In verità, il coordinatore provinciale ha convocato una sola riunione in un momento di sicura scarsa partecipazione (fine settimana d’estate a mezzogiorno). Ebbene, presidente, deve sapere che, dopo la pubblicazione del regolamento sui gruppi territoriali, il coordinatore provinciale ha provveduto alla chiusura dell’unico gruppo social privato Whatsapp, ove erano presenti non solo gli eletti ma anche un centinaio di attivisti e simpatizzanti, motivando la decisione con la prossima costituzione dei gruppi territoriali. Con la chiusura della chat, contestata dai partecipanti, si interrompevano le possibilità di dialogo e confronto democratico e inclusivo tra la base e gli eletti. L’atteggiamento di chiusura comporta una certa fatica nella costituzione dei gruppi territoriali. Ed infatti su 61 comuni abbiamo solo 5 gruppi territoriali. Dati sconfortanti per noi che abbiamo faticato tanto per la nostra forza politica”, continuano.
“Accanto al problema dell’assenza di confronto tra gli iscritti e gli eletti, che non favorisce la crescita del consenso politico, si pone un altro problema: il numero necessario per la formazione del gruppo territoriale. Considerato che il territorio nazionale è ricco di comuni di piccole dimensioni, non ritiene, presidente, che occorrerebbe una modifica al regolamento dei gruppi territoriali, stabilendo un numero di aderenti proporzionato al numero degli abitanti? Tutti gli iscritti dovrebbero avere la possibilità di esercitare l’attività di supporto elettorale al M5S tramite i gruppi, ma è iniquo trattare gli iscritti di una città metropolitana al pari degli iscritti di un paesino. Inoltre, ci sono gruppi territoriali che attendono da più un anno la certificazione da parte del coordinatore provinciale, alcuni attivisti sono stati sospesi verbalmente dal coordinatore, anche senza che essi facciano parte di un gruppo certificato, senza alcuna comunicazione scritta da parte del M5S, e altri attivisti, sospesi senza alcuna motivazione esplicitata, hanno chiesto inutilmente spiegazioni e sono stati esclusi inspiegabilmente dall’attività politica e associativa del locale gruppo territoriale”, continuano.
Diverse le proposte a Conte: “Ogni gruppo territoriale sia formato da almeno la metà del numero necessario per la formazione minima della lista; ogni gruppo territoriale sia certificato entro il termine di 30 giorni da raggiungimento del numero minimo; gli iscritti aderenti hanno il diritto di sapere il numero delle adesioni al gruppo in formazione; ogni gruppo territoriale ha il potere di esprimere l’indirizzo politico locale; i coordinatori regionali e provinciali devono essere eletti dagli iscritti su base regionale e provinciale; i coordinatori provinciali e regionali devono essere incompatibili con la posizione di eletto. Sussiste, infatti, il rischio oggettivo di capitalizzazione dei consensi per il raggiungimento di fini puramente personali”.
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