Secondo il pentito Carlo Verderosa, fu proprio Giuseppe Albanese a confidargli in carcere di essere uno dei quattro killer che il 6 settembre 2016 ferirono il boss Roberto Sinesi e il nipotino di 4 anni, sparatoria collegata alla guerra tra clan della “Società foggiana”.
Albanese gli avrebbe fatto anche i nomi dei tre presunti complici: un foggiano come lui affiliato al clan Moretti e due garganici del gruppo Romito.
Le rivelazioni di Verderosa sono riportate nell’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Bari Alfredo Ferraro che su richiesta della Dda ha disposto l’arresto di Albanese, 42 anni, legato al clan Moretti/Pellegrino/Lanza. È accusato del triplice tentato omicidio di Sinesi, della figlia Elisabetta e del bambino.
Verderosa ha detto che nel novembre 2018, mentre erano detenuti, Albanese gli confidò di aver preso parte all’agguato a Sinesi in cui furono utilizzati un Kalashnikov e una pistola.
Raccontò poi di essere sfuggito alla morte il 29 ottobre 2016, quando il clan Sinesi vendicò il ferimento del boss uccidendo in un bar di via San Severo – a Foggia – Roberto Tizzano e ferendo Roberto Bruno (parenti di esponenti del gruppo Moretti). Ma – secondo quanto ricostruito – era Albanese l’obiettivo principale, salvatosi rifugiandosi in un locale.
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