“Klajdi era fuori di sé, era una furia”. Un testimone ripercorre così gli attimi del pestaggio che fuori dal Frontemare è costato la vita al vigile del fuoco originario di Foggia Giuseppe Tucci. Il 34enne rimasto vittima dei colpi inferti da Klajdi Mjeshtri, il buttafuori fermato per omicidio volontario,
che oggi è stato interrogato dalla gip Raffaella Ceccarelli, alla presenza del sostituto procuratore Davide Ercolani e del proprio legale difensore Giulio Maione. Lunghe dichiarazioni quelle rese dal 28enne fanese di origini albanesi, che davanti al giudice non si è avvalso della facoltà di non rispondere fornendo la propria versione dei fatti: ripercorrendo minuto per minuto la notte tra sabato e domenica scorsa.
Un interrogatorio fiume al termine del quale il gip ha stabilito che Mjeshtri resterà in carcere. Il gip infatti ha accolto la richiesta della Procura della misura cautelare di massima gravità, riscontrando a carico del 28enne i gravi indizi di colpevolezza, nonché una “certa responsabilità" nell’aver volontariamente causato il delitto riconoscendo nell’albanese un “soggetto altamente pericoloso”, nonostante sia incensurato.
Nell’aula bunker del carcere di Rimini, Mjeshtri ha riferito che sabato scorso 11 giugno si trovava al Frontemare in viale Principe di Piemonte per svolgere attività di buttafuori. Secondo l’indagato, è stato proprio mentre si trovava nella postazione che è stato raggiunto intorno alle 2 dalla propria fidanzata, che riferiva di essere stata toccata su un fianco da un ragazzo in fila per il bagno.
Poco dopo, Mjeshtri e Tucci si sarebbero parlati una prima volta, con il 28enne qualificatosi come fidanzato della ragazza che sarebbe, a suo dire, stato minacciato dal vigile del fuoco con una bottiglia. Il 34enne era in evidente stato di alterazione alcolica (versione questa che trova riscontri anche nelle ricostruzioni della polizia). Un semplice diverbio, dopo il quale Tucci sarebbe stato allontanato dal locale senza ulteriori complicazioni.
Tucci sarebbe tornato sui propri passi arrivando a minacciare il buttafuori. Il 34enne avrebbe iniziato per primo – sempre secondo la versione dell’indagato – a colpire Mjeshtri il quale, dopo aver subìto un colpo al petto, avrebbe poi reagito colpendo Tucci a propria volta, all’altezza della tempia. Poi altri due colpi al fianco e di nuovo alla testa, fino a quando il 34enne è crollato a terra.
La versione del 28enne, stando alle valutazioni del giudice, diverge da quanto ricostruito dalla Procura. Secondo le testimonianze, Mjeshtri si sarebbe allontanato dalla propria postazione – dopo il secondo allontanamento di Tucci che cercava di rientrare per discutere con il buttafuori – proprio per raggiungere appositamente il vigile del fuoco. “Adesso ci penso io a lui”. Sarebbero queste, stando a un testimone, le parole con cui Mjeshtri avrebbe dato inizio all’aggressione, quando Tucci era già stato allontanato e sotto il controllo di altri buttafuori.
Poche parole, preludio di un pestaggio che sarebbe proceduto per circa un minuto e mezzo stando alle ricostruzioni, con un totale di una cinquantina di colpi sferrati dal 28enne avventatosi sul vigile del fuoco. È stato allora che Mjeshtri si sarebbe reso conto di quanto appena successo, rimanendo successivamente sul luogo del delitto durante tutte le operazioni di rianimazione del 118 (durate una quarantina di minuti) e all’arrivo degli agenti.
Mjeshtri, infatti, dopo la serata da incubo ha trascorso la notte a casa della fidanzata e domenica mattina, prima della notifica di fermo, appreso del peggioramento del ragazzo, si è recato all’ospedale Infermi per accertarsi delle condizioni del 34enne vigile del fuoco. Quelle stesse condizioni che di lì a poco sarebbero precipitate fino alla morte di Tucci e la formulazione a carico di Mjeshtri dell’accusa di omicidio volontario.
(Fonte: ilrestodelcarlino.it)
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