Un risveglio oltremodo sonnacchioso, a tratti apatico. E’ il mood prevalente che pare caratterizzare la piazza centrale di Orta Nova, dominata dal suo Municipio, all’indomani del decreto ministeriale che scioglie il consiglio comunale del paese di 20mila anime commissariandolo per 18 mesi (e con questo ora salgono a 6 i centri di Capitanata, capoluogo compreso, colpiti dal provvedimento nell’arco di pochi anni). Sarà il gran caldo, o forse una certa rassegnazione al peggio, fatto sta che per diversi residenti di Orta Nova ascoltati da l’Attacco, nel sopralluogo effettuato ieri mattina, lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del proprio Comune sembra una notizia di poco conto, quasi una non notizia. In molti addirittura la ignorano e ne apprendono soltanto quando l’Attacco prova a sollecitare reazioni e commenti rispetto all’accaduto.
“Non ne sapevo nulla, me lo stai dicendo tu in questo momento”, il tenore di alcune risposte, molto simili tra loro, ricevute in merito. Qualcun altro, invece, era convinto che il Comune di Orta Nova già nelle scorse settimane fosse stato commissariato per mafia, probabilmente confondendo la cosa con il mandato pro tempore del viceprefetto Angelo Caccavone, insediatosi al Palazzo di Città ortese dopo che l’ex sindaco Mimmo Lasorsa (espressione di una coalizione di centrosinistra) aveva rassegnato le dimissioni a fine aprile scorso nonché a poche settimane dalla chiusura dell’iter ispettivo, durato sei mesi, che la commissione d’accesso agli atti inviata dal prefetto Valiante aveva sviluppato tra stanze, cassetti d’ufficio e faldoni del Municipio.
“Lascio in eredità un comune economicamente sano in 46 mesi di amministrazione, una macchina amministrativa efficiente e varie progettualità che dovranno essere messe a bando per realizzare opere pubbliche che Orta Nova attende da tempo. Sono venute meno le condizioni basilari per poter andare avanti. Alcune mie scelte sono state strumentalizzate dai media”. Questi i passaggi del videomessaggio con cui Lasorsa (medico stimato) si congedava con la cittadinanza dalla sua attività istituzionale.
“Un profilo specchiato, una persona pulita e per bene”: è il giudizio condiviso in loco - che l’Attacco ha potuto acquisire dalle varie testimonianze dei residenti ascoltati - rispetto alla figura dell’ex primo cittadino, forse reo soltanto di aver proclamato il lutto cittadino all’indomani dell’omicidio di Andrea Gaeta, il figlio ventenne del presunto boss di Orta Nova che fu ucciso a settembre del 2022 a colpi di pistola da un giovane di qualche anno più grande per motivi privati di natura sentimentale. Una scelta, disse in merito lo stesso ex sindaco, “dettata da una reazione estremamente umana, che mi ha indotto a proclamare il lutto cittadino per ogni vittima coinvolta in fatti di sangue. Perché ho sempre pensato che debbano esser momenti di riflessione”.
Una scelta allo stesso tempo controversa, ritenuta da molti ortesi il motivo principale, la scarica elettrica che avrebbe fatto accendere i fari della Prefettura e dello Stato sull’amministrazione di Orta Nova.
“E’ una persona troppo umana e raffinata per gestire un comune così complicato come il nostro”, affermano in coro a l’Attacco un amico storico e un parente alla lontana di Lasorsa. “Gliel’ho sempre detto che avrebbe dovuto continuare a fare il medico, lavoro che svolge egregiamente al Pronto soccorso di Foggia – prosegue uno dei due -, e non avrebbe, invece, dovuto candidarsi, perché secondo me non possedeva la tempra adatta per buttarsi in politica – confessa -. Qui, per fare il sindaco, ci vuole il pugno duro, da sceriffo, così da allontanare qualsiasi spettro, qualsivoglia ombra criminale dalle dinamiche di gestione amministrativa”.
Per un signore anziano (colto a commentare lo scioglimento mentre chiacchiera con coetanei in uno dei pochi capannelli di persone presenti in piazza a metà mattinata) “questo commissariamento potrebbe essere utile a riportare il rispetto delle regole più elementari che tanto manca in questo paese: ormai non si può più neppure camminare tranquilli in area pedonale perché scorrazzano motocicli dalla mattina alla sera che attentano costantemente all’incolumità dei passanti”.
In tanti ad Orta Nova ignorano le motivazioni reali che hanno portato allo scioglimento per mafia del consiglio comunale. In città, da molte parti sentite, il governo Lasorsa era visto di buon occhio per le azioni amministrative che stava sviluppando e per la reputazione goduta da molti suoi rappresentanti. “Mi sembravano brave persone – afferma un altro residente - anche se non si può mai dire cosa accada davvero una volta che ci si insedia in Municipio”.
Qualcuno, anche tra ex amministratori appena sciolti e realtà associative presenti sul territorio, non nega il dolore per un provvedimento che porta Orta Nova alla ribalta nazionale ancora una volta in termini non certamente positivi.
La preoccupazione risiede anche “nella distanza relazionale, nell’assenza di dialogo che potrebbe venire a crearsi tra i tecnici prefettizi chiamati a gestire il commissariamento e la comunità tutta”.
Per capirne di più, l’ex consigliere di maggioranza Alfredo Coppola (nonché docente di Informatica presso l’Istituto superiore “Olivetti”) aspetta di leggere la relazione stilata dalla commissione d‘accesso agli atti e infine vidimata dal Consiglio dei Ministri. Nel frattempo si dice “totalmente rispettoso della decisione presa dallo Stato, io che mi ritengo uomo delle istituzioni per il lavoro svolto sia in Comune da consigliere sia a scuola da educatore. Spero perciò che lo Stato su questo territorio riesca a debellare la mafia, che è una ‘montagna di merda’ come diceva Impastato. Dal canto mio ho la coscienza non pulita, di più. Su Lasorsa, persona per bene, potrei mettere la mano sul fuoco. Inoltre, per ciò che mi consta, i processi amministrativi durante il nostro mandato si sono svolti sempre nell’alveo della trasparenza. Poi se qualche dipendente comunale o qualche mio collega politico avessero cattive frequentazioni fuori dal Comune questo non so dirlo e nemmeno mi compete”. Per Coppola - che ha fatto dell’antimafia sociale, come egli stesso racconta, la sua bandiera di vita, attraverso progetti in collaborazione con Libera, piuttosto che con la partecipazione dei suoi alunni al Treno della Memoria e alla Marcia della Pace – il futuro di Orta Nova deve giocarsi necessariamente sulla formazione dei ragazzi. “Qui mancano spazi aggregativi sani. I giovani passano il pomeriggio nelle salette, dove può capitare prendano brutte strade. La cosa che mi ha sconvolto di più rispetto agli ultimi episodi di cronaca nera ad Orta Nova è la facilità con cui ormai i ventenni possano procurarsi una pistola. Personalmente - prosegue Coppola - mi sono molto impegnato per creare le condizioni affinché i giovani possano avviarsi a strade più edificanti, attraverso, per esempio, il progetto che l’amministrazione Lasorsa ha sviluppato in sinergia con la Provincia di Foggia e che probabilmente tra due anni porterà l’Istituto ‘Olivetti’ a dotarsi della prima palestra pubblica della città. Abbiamo intenzione di aprirla a tutta la comunità dei ragazzi del territorio, per svolgervi attività di varia natura, sportiva, sociale, culturale”. L’amministrazione Lasorsa, neanche a farlo a posta, era per molta parte composta da giovani, diversi dei quali alla loro prima esperienza politica. “Giovani che avevano deciso di metterci la faccia, candidandosi, per cambiare le cose – sottolinea Francesco Grillo, ex consigliere di maggioranza nonché ex assessore appartenente a quella truppa del rinnovamento infine andata a sbattere, nonostante tutto, contro lo scioglimento -. La nostra amministrazione constava di diversi ragazzi accomunati da ideali di sinistra, ma che provenivano da esperienze differenti, in alcuni casi anche di associazionismo politico, come ‘L’Orta Nova che vorrei’, che dell’antimafia sociale ha fatto sempre la sua bandiera. La leva che ci permise di far presa sull’elettorato e di vincere le elezioni fu proprio la nostra giovane età, in media 25 anni, e la nostra voglia di cambiare questo territorio”.
Infine, per Angelo Freda, vicepresidente dell’associazione di volontariato “Le Misericordie”, molto presente in città (l’Attacco è andato a trovarlo in sede): “Ci rimettiamo alla decisione dello Stato, se si tratta di un provvedimento necessario – premette Freda -. Tuttavia ci dispiace per ciò che è successo, perché così continua a venir fuori, a livello mediatico, la parte brutta di Orta Nova. Lo scioglimento fa male a tutte le persone che come noi si impegnano da anni per promuovere l’emersione del bello di questa città, che c’è e andrebbe maggiormente valorizzato dalle istituzioni. L’assenza di rappresentanti comunali eletti dai cittadini porterà ad un periodo duro per Orta Nova, senza nulla togliere ai commissari prefettizi. Ma, d’altro canto, questo commissariamento potrebbe rappresentare anche un sprono a migliorare per tutta la comunità”.
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