Il reggente del clan dei Montanari Enzino Miucci riusciva a coordinare il narcotraffico a Vieste dall’interno del carcere. L’estrema facilità con cui il boss impartiva ordini pur essendo recluso, comunicando con altri mafiosi anch’essi in stato di detenzione, emerge con tutta evidenza dalle indagini della DDA di Bari che la scorsa settimana hanno portato al blitz dei Carabinieri contro il clan Libergolis-Miucci. Un’operazione che è costata l’ennesima misura cautelare della custodia in carcere per il 40enne Miucci (alias “u’ criatur”), per il suo 38enne braccio destro montanaro Matteo Pettinicchio e per il viestano 47enne Claudio Iannoli. Tutti e tre erano già detenuti, come detto, per altri motivi. Gli arresti domiciliari, invece, per i fratelli viestani Davide Carpano, 32enne detto “il ciotto”, e Mario Carpano, 22enne.
Al centro dell’indagine l'organizzazione dell'attività di spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio di Vieste. In particolare, secondo l’accusa, Miucci, soggetto di spicco della criminalità organizzata, coadiuvato dal proprio referente viestano Iannoli e da Pettinicchio, si serviva dei fratelli Carpano per organizzare il narcotraffico nella città del Pizzomunno. All’epoca dei fatti, il 2021, Miucci e Iannoli erano detenuti presso il carcere di Terni condividendo la stessa cella, mentre Pettinicchio era detenuto presso il carcere di Lanciano e Davide Carpano si trovava agli arresti domiciliari.
Sono state fondamentali, per il lavoro degli inquirenti, le intercettazioni telefoniche, le quali – come evidenzia il gip Alfredo Ferraro – “dimostrano non solo l'utilizzo di apparecchi telefonici all'interno delle case circondariali per comunicare con l'esterno, ma anche la programmazione dell'attività di spaccio di cocaina per il quale gli indagati si avvalevano della collaborazione di Mario Monaco”, cugino dei Carpano, arrestato e poi condannato alla pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione e 12.000 euro di multa, con rito abbreviato e concessione delle circostanze attenuanti generiche, in secondo grado a seguito della riforma della sentenza di primo grado che lo aveva assolto.
Le intercettazioni raccolte dal pm della DDA Ettore Cardinali, inoltre, risultano corroborate anche da altri elementi indiziari, quali le risultanze della perquisizione e sequestro operati nei confronti di Monaco, la relazione tecnica sulla qualità/quantità dello stupefacente sequestrato, nonché le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le risultanze di precedenti procedimenti, soprattutto al fine di valutare la sussistenza dell’aggravante di cui all'art. 416 cp declinata nei termini di agevolazione mafiosa. Particolare risalto è dato dagli inquirenti alla conversazione intercettata il 9 febbraio 2021 relativa a Iannoli, Miucci e Davide Carpano.
“Risultano chiaramente tracciate le gerarchie: Miucci, sovraordinato rispetto a Iannoli, si fa "annunciare" da quest'ultimo che, per suo conto, contattava Carpano”, spiega il gip. “Una volta passato il telefono a Miucci questi dapprima chiede all'interlocutore l'andamento dell'attività di spaccio, per poi accertarsi che lo stesso avesse avuto contatti con Pettinicchio”.
Il gip sottolinea l’attenzione a parlare con “linguaggio criptico/evasivo”, senza mai menzionare in modo esplicito il reale oggetto della conversazione.
Eppure “entrambi capivano immediatamente il significato di ogni frase: le domande di Miucci, che potrebbero sembrare vaghe e generiche, venivano chiaramente intese dall'interlocutore in relazione all'attività di spaccio di droga che stava conducendo, tant'è che questi rispondeva senza tentennamenti e con linguaggio altrettanto evasivo. Emerge, dunque, la chiara finalità di eludere le indagini”.
Il giorno successivo Pettinicchio e Miucci, detenuti in due carceri diversi, si sono sentiti al telefono per aggiornarsi con riferimento a Carpano.
“Tale conversazione, quindi, manifesta la sussistenza di un piano delittuoso comune agli indagati, anche in questo caso pienamente consapevoli delle reciproche intenzioni”, annota il gip, per il quale “la consapevolezza dell'illiceità delle condotte emerge anche dal suggerimento offerto da Pettinicchio, il quale riferiva di preferire le videochiamate così da poter comunicare a gesti utilizzando meno parole possibili. Gli indagati, infatti, mentre comunicavano tra loro per organizzare lo spaccio di stupefacenti durante la detenzione in carcere, si confrontavano sui sequestri dei cellulari che venivano effettuati all'interno delle case circondariali. Miucci, quindi, dava precise istruzioni a Pettinicchio su quanto stupefacente recuperare e su come spartire i proventi”.
Miucci: Gli hai dello di dire il quanto ti deve dare?
Pettinicchio: Sì, a quanto siamo rimasti...che era rimasto con te. Sei e mezzo. Facciamo una cosa…faccio tre…faccio tre parti…
Miucci: Meglio ancora, bravo…bravo…bravo…Allora uno tu, uno io e quell’altro.
Pettinicchio: Bravo.
Miucci: Quell’altro dico a loro per telefono…vanno a trovare la moglie di quel ragazzo che non ci sta più, hai visto…
I due proseguivano facendo riferimento a cifre che, per gli inquirenti della DDA, “vanno intese riferite all'approvvigionamento di stupefacenti di cui materialmente si sarebbe occupato Carpano, ponendosi anche il problema dei costi del rifornimento di droga.
Miucci: Senti a me…fai fare mezzo...o dopo 10-12 giorni…tu glielo dai ogni 12-13 giorni.
Pettinicchio: Eh, ma non hai capito niente però compa’…quello sta...senza…là devi anticipare anche tu, forse non hai capito niente…è quello che ti sto dicendo io...quello fa senza, non sta anticipando... ha detto due o tre giri senza e poi si mette a giro.
Miucci: Eh sì sì…ho capito dai…va bene.
A marzo 2021 Monaco fu fermato, trovato in possesso di cocaina e arrestato.
All’interno degli slip, in un involucro, oltre alla droga c’era un biglietto manoscritto a matita su una pagina strappata di quaderno a quadretti che riportava il messaggio “dalla prossima volta non parlare al tel appena ai chiuso dimmi solo (amore ci vediamo e vieni dove sei venuto l’ultima volta. E facciamo vecchio e nuova mi porti i soldi e io ti porto il servizio e a detto il tuo amico ml raccomando. avvisa 2 giorni prima. brucia tutto”.
Un'ulteriore conferma del coinvolgimento degli indagati detenuti arriva dalle intercettazioni delle loro conversazioni, nel corso delle quali Iannoli e Mario Carpano non solo commentavano quanto accaduto a Monaco ma si lamentavano del fatto di essere stati scoperti subito.
Iannoli: Oh, fammi capire una cosa... ma dove è, dentro Vieste o in campagna?
Carpano: Da Desimio è successo. Quando è sceso dalla discesa lo hanno bloccato.
Iannoli: Chi sono andati? I carabinieri o la polizia?
Carpano: In borghese i carabinieri.
Iannoli: Hai capito…nemmeno ci hanno fatto iniziare...
Il gip sottolinea anche “numerose altre conversazioni che mettono in luce un uso continuo e costante di telefoni cellulari all'interno degli istituti penitenziari da parte degli indagati Iannoli, Miucci e Pettinicchio, nonché uno scambio di informazioni e consigli per l'uso dei dispositivi senza essere scoperti”.
Miucci: Ma tu ogni tanto le schede le cambi?
Pettinicchio: Prima le ho cambiate…ora solo con te mi sto sentendo, io non mi sento con nessuno compa’…ma con nessuno…veramente…No compa’…ora non entrano più…qua…qua lo hanno preso il cristiano, ora lo fanno entrare tramite pacco con un sistema che costa 1.500 euro l’uno…ma ora che sarà me lo prendo uno, pure che lo devo pagare, ma ora non c’è possibilità, appena apre sto buco lo cerco…manco lo cerco, compa’, faccio un buco nel muro e lo metto nel muro. Non si può mai sapere…
Miucci: Comunque le schede cambiale ogni tanto.
Pettinicchio: Ma io le schede le tengo, non ci sono problemi.
Miucci: Compa’, ora ti dico una cosa…te lo metto già per iscritto…se ti pigliano, ti pigliano a te e poi mi prendono a me, te lo metto per iscritto, cento per cento…io sono più di due anni che lo tengo…lo tengo proprio…fidati, cento per cento.
Nelle carte dell’indagine si evidenzia quanto detto dai collaboratori di giustizia rispetto agli arrestati. Il foggiano Carlo Verderosa, in merito all'operatività del clan Libergolis, ha fatto riferimento specie alle attività di spaccio di cocaina, indicando espressamente tra gli appartenenti Miucci e Pettinicchio.
Anche il viestano Danilo Pietro Della Malva, come Verderosa, ha rimarcato il narcotraffico menzionando – oltre che Miucci – anche i cugini Iannoli, tra cui Claudio.
Il mattinatese Andrea Quitadamo, alias Baffino junior, ha precisato il ruolo di vertice ricoperto da Miucci nell'ambito del clan Libergolis, confermandone l'attività di spaccio di stupefacenti.
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