Adesso che è tornato – a tempo pieno – alla sua attività imprenditoriale, si vede meno rispetto a quando era primo cittadino. Però conserva il sorriso che lo ha caratterizzato durante tutto il suo mandato. Gianni Rotice è anche più contento del solito, visto che l’ordinanza di demolizione disposta in data 11 dicembre scorso – che riguarda manufatti all’interno del polder di Siponto a lui riferito – lo ha comunque legittimato al titolo di possessore di quel podere. Un’ordinanza firmata dal dirigente Giuseppe Di Tullo, ma si comprende chiaramente che è questo l’indirizzo dato dalle commissarie straordinarie del Comune. A differenza del commissariamento precedente, l’attuale triade composta da tre commissarie (Rachele Grandolfo, coadiuvata da Angela Barbato e Nicolina Miscia) è diretta emanazione del Prefetto di Foggia, Maurizio Valiante, perciò conosce il contesto territoriale. E vuole trasmettere un messaggio forte all’opinione pubblica. Sono tre le demolizioni ordinate in sequenza, nella stessa giornata: due sono riferite agli eredi Romito per abusi che si sviluppano per circa 400 metri quadri in due poderi, una rivolta a Rotice.
La cronistoria del polder che riguarda Rotice è riportata nell’atto pubblicato sull’albo pretorio del Comune di Manfredonia. “Hanno dato dimostrazione piena che tutto quello che avevo già dichiarato corrispondeva a verità oggettive”, sottolinea l’ex Sindaco. La prima occupazione del polder numero 20 fu nel 1954, ad opera della signora Vincenza D’Urso, come accertato nel 1976 dal commissario per la liquidazione degli Usi Civici della Regione Puglia. Sul finire di quello stesso anno, la Polizia Locale contestava un verbale di violazione edilizia ad Angelo Mastropasqua per un manufatto di circa 50 metri quadrati. Avrebbe dovuto demolirne altri due, di complessivi 107 metri quadri, invece il 16 aprile 1977 i vigili verificarono la presenza di 4 appartamenti, ognuno abitato da nuclei familiari diversi. Risultano agli atti del 1978, infine, le istanze relativa all’avvenuta occupazione del polder da parte proprio di Mastropasqua.
È solo nel 1980 che avviene la cessione del podere numero 20 di Siponto tra Angelo Mastropasqua e Antonio Rotice, padre di Gianni. Si arriva al 2016 e gli eredi dello scomparso Antonio Rotice - Francesca, Maria Antonia Sipontina, Michele, Giuseppina e Gianni, appunto – chiedono all’Osservatorio Abusivismo e Contenzioso della Regione Puglia “la legittimità di tutti i corpi di fabbrica presenti”. A distanza di 6 mesi, la Regione si rivolge al Comune di Manfredonia perché vuole avere notizie circa la legittimazione. Un tecnico incaricato dagli eredi, l’ingegnere Michele Prencipe, presenta nel febbraio 2018 una relazione ma il responso non ammette repliche.
I manufatti “ricadono nel vigente Piano Regolatore Generale in zona omogenea E12 - Area Agricola soggetta a P.P.S.A. pertanto tutti gli interventi dovranno essere compatibili con il Piano Particolareggiato di Salvaguardia Ambientale, non ancora approvato”. Inoltre, la zona in questione “è gravata da usi civici, è sottoposta al vincolo archeologico ed al vincolo dell’Autorità di Bacino, PAI, pertanto tutti gli interventi di ampliamento sui fabbricati esistenti non sono conformi alle norme edilizie e pertanto non ammissibili”.
In virtù del fatto che “è scritto che sono l’attuale possessore che ha fatto domanda di legittimazione, ora ho un titolo”. Nei prossimi 90 giorni - il tempo per ottemperare - attenderà comunicazioni dagli uffici regionali e, se non cambierà nulla, “terrò fede a quanto già definito nel 2018, cioè procederò alla demolizione degli interventi abusivi che erano stati realizzati da chi occupava il podere in precedenza”.
A suo dire, il limite che non gli permetteva di eseguire le demolizioni era dato dalla mancanza di riconoscimento del possesso. “Ero impossibilitata ad agire – ribadisce – mentre adesso mi è stato assegnato un ruolo, perciò è cambiato il quadro. Informerò la Regione, attenderò il riscontro e, se nessuno avrà da eccepire, eseguirò la demolizione dei manufatti. Come chiedevo da tempo, e come disposto dalla recente ordinanza dirigenziale del Comune”.
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