Ora che la nuova Giunta assessorile è stata costituita e il Consiglio comunale ha formalmente avviato la sua attività, è finalmente tempo di guardare al futuro, soprattutto a quello prossimo, nella città di Foggia dopo 31 mesi di commissariamento straordinario. Quindi è il momento di fare alcune considerazioni facendo esercizio di realismo. Noi dobbiamo avere ben presente che siamo gravati dal macigno rappresentato dal commissariamento a seguito dello scioglimento del Comune per mafia, che di per sé costituirà una palla al piede sul piano reputazionale per l’intera collettività per i prossimi anni a venire, ma speriamo non per una intera generazione. Su questo problema non dobbiamo sottacere il rischio che la neoletta classe dirigente politico-amministrativa possa commettere l’errore di perpetuare nell’immaginario collettivo (locale ma anche nazionale) l’accoppiamento ideale fra Foggia e la mafia come un tutt’uno ormai solidificato e quindi immodificabile, quanto meno nel breve-medio periodo. Parlare in continuazione di “mafia” associandovi come una litania fissa la espressione “nel Comune” come si trattasse di qualcosa di ovvio, e fare anche l’applauso come imbecilli autolesionisti a chi si produce in queste giaculatorie insensate e senza alcuna evidenza di prove, significa fare del male a Foggia: detto papale papale.
Una dimostrazione di questa tristissima conclusione - solo l’ ultima dimostrazione, per verità - è rappresentata dal fatto che una giovane parlamentare (36 anni) di nome Colosimo, trovatasi abbastanza miracolosamente a rivestire la carica nientemeno che di presidente della Commissione Antimafia pur senza mai aver mai fatto un processo di mafia poiché ella non è neppure laureata in alcunchè (potenza della politica, che tramuta gli inesperti in generalissimi!), si è lanciata nello sproposito a dire che dal punto di vista dell’ inquinamento mafioso “Foggia è come Palermo”. Dove la cosa che intendiamo far notare non è tanto il fatto che l’intervistatore non le avesse fatto notare che, se così davvero fosse, vi sarebbe stata comunque la incongruenza clamorosa che il Comune di Foggia è stato sciolto per mafia mentre quello di Palermo no; ma piuttosto il fatto che, se una giovinetta del tutto digiuna di aule di giustizia che però riveste un importante carica istituzionale può avventurarsi nel dire cose praticamente a caso in materia di mafia quando si parla di Foggia, cio’ vuol dire che la situazione reputazionale della nostra Città è davvero compromessa fino a un punto quasi di non ritorno, nel senso che chiunque si sente - e si sentirà - autorizzato a infangarci. E con l’aggravante che nessuno reagisce, salvo pochissime voci che denunciano questa deriva diffamatoria.
E allora due sono le vie che la nuova Amministrazione ha davanti a sé.
La prima via è quella apparentemente più comoda, nel senso che proseguirà laddove la vecchia via si era appena arrestata, cioè la narrazione mafiologica che continuerà a essere insistita ossessivamente. E allora vai, con il baraccone di giro degli show del Prete itinerante, delle monache delle Beate Ancelle antimafia, dei savianisti di varia sigla invitati in peregrinaggio a Foggia, e altri ferrivecchi dell’ideologia mafiologica - insomma ci siamo capiti - che nella nostra Città hanno fatto bivacco fisso da almeno tre anni a questa parte a predicare sventure e a dire che i nostri apparati comunali sono infestati da mafiosi che manco gli zombies nel supermercato del film-cult “L’Alba dei morti viventi” di Romero. E allora vai, con gli incontri e i convegni destinati a quei trenta-quaranta depressoni del posto che noi ormai definiamo “i tossicomani della mafiologia” (quelli che se gli togli una certa dose periodica di quelle liturgie funerarie da sniffare cominciano a sbroccare pubblicamente denunciando che “abbiamo abbassato la guardia”). E allora vai, con le “lezioni di legalità antimafia” imposte, a rotazione, a malcapitati gruppi di studentelli incolpevoli che, in alternativa alle vecchie e salutari gite scolastiche dove sboccerebbero i primi sentimenti affettuosi fra adolescenti, qui invece vengono tirati di peso dalle loro aule scolastiche per fare pubblico di fronte ai fustigatori savonaroliani dell’Antimafia.
In altri termini, se si continua lungo quella strada, “la mafia” diventerà in pratica una sorta di attrazione turistica a canone rovesciato per la città di Foggia, un giardino zoologico dove venire a visitare i cittadini ingabbiati come “delinquenti naturali” di lombrosiana memoria sotto la cappa dell’Antimafia militante.
Per focalizzare la quantità di danno, si consideri, ad esempio, che la provincia di Trento intelligentemente spende centinaia di migliaia di euro per far trasmettere a ripetizione, per due volte consecutive ogni volta, spot su tutte le reti nazionali per pubblicizzare montagne innevate e paesotti dove mancolicani andrebbero a stare per più di quattro ore consecutive (e infatti, a onta di tutti gli sforzi propagandistici, le immagini impietosamente mostrano lande e aggregati cittadini praticamente desertici), ma intanto quelli lo sforzo di promozione del loro territorio lo fanno poiché non sono né autolesionisti né cretini; invece qui a Foggia opera una “agenzia di promozione turistica” all’incontrario - che si autodefinisce sinistramente “Antimafia militante” - che come attrattiva locale principale propone manifestazioni a ciclo continuo dove si sproloquia di mafia nel Comune e di mafia degli affari nel nostro territorio, con quanto beneficio di attrattività è facile immaginare.
Insomma la neoletta Sindaca e tutti gli altri amministratori debbono decidere se convenga insistere in questa rappresentazione malsana della nostra collettività cittadina, in questo teatro del granguignol mafiologico, che nelle intenzioni è sì dedicato ai trenta tossicomani di mafiologia locali giusto per tenerli contenti, buoni e sedati per qual-che settimana ogni volta e fino alla prossima occasione, ma che di rimbalzo fatalmente danneggia tutte le altre decine di migliaia di cittadini che lavorano, producono, vogliono vivere più o meno normalmente e quindi dell’ antimafia da salotto e da convegno ne hanno le scatole piene, a nostro avviso assai giustamente. Tutta gente di Foggia che istintivamente capisce al volo che affermare che “Foggia è come Palermo” o che “a Foggia anche le buche nelle strade e le illuminazioni insufficienti sono colpa della mafia” (indovini il Lettore chi l’ha detto), non costituiscono semplici boutades che possono al massimo suscitare un risolino, ma rappresentano altrettanti colpi di maglio all’autostima di tutti i foggiani perbene e allo stesso tempo altrettanti spot pubblicitari all’incontrario per allontanare da questo territorio giovani, imprenditori, erogazioni creditizie, iniziative costruttive non parassitarie, insomma tutto ciò che di positivo servirebbe per risollevarci sul serio.
La seconda via davanti ai nuovi Amministratori invece consisterebbe nell’allontanare la stessa immagine della “mafia” da tutto ciò che concerne in primo luogo gli apparati comunali, e in secondo luogo - ma nient’affatto secondariamente - dai tessuti produttivi del sistema imprenditoriale locale, e in altri termini compiere una retromarcia radicale rispetto alla rappresentazione “savianistica” della società foggiana nel suo complesso: operazione evidentemente ardua ma non impossibile, a metà strada tra la ridefinizione delle ideologie e l’attuazione delle prassi, come quando nei confronti dei tossicodipendenti (qui i malati di mafiologia, insistiamo nella immagine cruda) si deve attuare un programma di recupero basato contemporaneamente sul riorientamento psicologico e sulle pratiche positive.
Così, far progressivamente “mancare l’ ossigeno” ai convegni delle starlette (sale, contributi finanziari, patrocini del Comune, etc.) anche a prezzo di accampare pretesti e/o ritardi organizzativi e senza timore di fare brutte figure politicamente scorrette ; poi disertare le uscite pubbliche in quelle occasioni dove si celebrano le liturgie mafiologiche, adducendo i famosi “concomitanti impegni istituzionali”; infine non guasterebbe qualche sana scazzata, resa di pubblico dominio con gli attuali mezzi di diffusione, con qualcuno di quei guru (meglio se pluridecorato) invitandoli a tornarsene da dove sono venuti, in modo da far comprendere a quella compagnia di giro che a Foggia il clima è mutato e quindi è ora di cambiare aria anche per loro.
Tanto, si convincano gli attuali Amministratori di questa verità: che non è che essi si guadagnerebbero salva-condotti politici o indulgenze giudiziarie per le loro marachelle future (se e quando ci fossero) facendo i simpaticoni con quelli dell’Antimafia, andandoci a braccetto per i prossimi cinque o sei mesi, e declamando “legalità, legalità” ogni tre per quattro, poiché se arrivassero i momenti tristi i primi e più sanguinari a sbranarli saranno proprio loro. E allora, tanto varrebbe mandarli a quel pase sùbito, in modo da far tirare un sospiro di liberazione a tutta la Città per suscitare autostima, energie vitalistiche, pensieri positivi dei quali noi tutti abbiamo bisogno come l’aria.
Salvatore Russetti, ex giudice Corte d’appello
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).