Rischio infiltrazioni: Foggia sì, Bari no. Nessuno scommette sullo stesso epilogo

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E’ seguita con attenzione a Foggia l’inchiesta Codice interno che ha travolto Bari, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito della quale si contesta il voto di scambio politico-mafioso e sono scattati gli arresti di 130 persone tra cui l'ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, e sua moglie, l’ex consigliera comunale di Bari Maria Lorusso, accusati di aver comprato voti durante le elezioni comunali del 2019 attraverso anche l'intermediazione di clan. 

Quanto sta emergendo appare più grave dei fatti da cui scaturirono negli scorsi anni i casi di scioglimento di consigli comunali in Capitanata (Monte Sant’Angelo nel 2015, Mattinata nel 2018, Manfredonia e Cerignola nel 2019, Foggia nel 2021, Orta Nova nel 2023). L’infiltrazione, nel caso barese, è già evidenziata nell’ordinanza del gip, che ha portato anche all’amministrazione giudiziaria per la concessionaria Malgarizzi e di Amtab, la municipalizzata del trasporto pubblico locale. 

Su Bari la Commissione parlamentare antimafia ha aperto ufficialmente un procedimento, mentre la Prefettura sta valutando gli atti. Intanto è stata depositata la richiesta di audizione che il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Michele Picaro ha inviato alla Commissione regionale di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia. Eppure sono diverse le ragioni per cui commissione di accesso e scioglimento sono ritenuti dagli addetti ai lavori del tutto improbabili: si tratta della terza città del sud Italia, di un’amministrazione che andrà al rinnovo alle urne dell’8-9 giugno prossimi, peraltro fortemente difesa dal procuratore DDA Roberto Rossi e dalla società civile barese. 

Tutt’altra situazione, insomma, rispetto a quanto avvenne tre anni fa nel capoluogo daunio, dove politica e società civile o restarono in silenzio oppure auspicarono l’arrivo dei commissari, mentre Procura locale e DDA furono assolutamente favorevoli rispetto a tale esito. Esiste un doppiopesismo tra Bari e Foggia? E’ uno dei temi che l’Attacco sta discutendo insieme a numerosi protagonisti dello scenario politico locale. 

"Fui il primo a battermi contro lo scioglimento del consiglio comunale di Foggia, organizzando una manifestazione già il 27 luglio 2021 quando c'era la commissaria straordinaria Marilisa Magno a Palazzo di città, prima che ad agosto intervenisse il decreto del presidente della Repubblica”, dichiara a l’Attacco Giuseppe Mainiero, candidato Sindaco e oggi eletto di minoranza, che fu il più tenace oppositore di Franco Landella eppure colse da subito i rischi e le incongruenze connessi all’inefficacia dello strumento.

“Ritenevo e ritengo che sia sbagliato sciogliere un'amministrazione comunale, lo penso anche rispetto a Bari. La logica oggi porterebbe a dire no al doppiopesismo, che però di fatto esiste già perché il consiglio comunale barese non verrà mai sciolto. Questo è poco ma sicuro. Anzi, per me nemmeno arriverà la commissione di accesso agli atti. Al massimo potrebbe verificarsi quello che accadde a Roma anni fa, quando Marilisa Magno e gli altri componenti della commissione di accesso ritennero che non ci fossero i presupposti per lo scioglimento. Il risultato è stato che per Magno la mafia non esisteva nella Capitale ma esisteva a Foggia. E’ chiaro che lo scioglimento è una decisione politica, è inutile nascondersi dietro il velo dell'ipocrisia”, continua il commercialista ex meloniano. 

“La normativa antimafia fu pensata proprio per consentire al sistema di resistere quando era inquinato. Non era questo il caso dei Comuni di Capitanata nei confronti dei quali è stato adottato tale strumento, compresa Foggia: noi avevamo e probabilmente abbiamo tuttora debolezze nella macchina amministrativa, come pure ipotesi di corruzione e opacità nel sostegno elettorale. Ma non erano enti controllati dalla mafia e penso che non lo sia neanche Bari”. 
Mainiero è sicuro che Decaro e i suoi possano dormire sonni tranquilli. 

“Bari non vedrà mai lo scioglimento perché è forte politicamente. Ma la sua forza dipende non soltanto dalla rappresentanza politica bensì anche da quella imprenditoriale, datoriale, etc. Tutte le componenti della società civile barese non consentiranno mai che la propria città possa essere sacrificata. Foggia, invece, ha pagato un prezzo enorme perché Pd e M5S - che oggi per me rappresentano la stessa cosa e sono guidati dall’unico leader Raffaele Piemontese - tifarono per l’arrivo dei commissari. Accadde mentre il centrodestra, che aveva un problema enorme di corruzione che lo imbarazzava molto, restò silente e passivo. Restò in silenzio anche il sistema delle imprese e degli interessi organizzati, del resto gravitanti nell'orbita di Piemontese e del Pd. L'amministrazione Episcopo oggi sa che il sistema li difenderà, ovvero che Decaro non rischia nulla. Sono giustizialisti quando si tratta di altri, trasformandosi in garantisti quando i fatti riguardano loro”, prosegue l’eletto. 

“Il centrodestra barese non ha altra via per sconfiggere Decaro, l'unico modo per colmare il vuoto politico è la via giudiziaria come fa solitamente la sinistra. E’ evidente che stanno invocando la commissione d'accesso e lo scioglimento in maniera totalmente strumentale. Lo scioglimento di un consiglio comunale deve rappresentare nel nostro ordinamento l'extrema ratio. Quella legge, invece, è ampiamente abusata. La normativa antimafia va necessariamente riformata e se c'è un'area politica che può farlo quella è il centrodestra”. 

Eppure la linea di FdI e dello stesso ministro dell’interno Piantedosi pare oggi appiattita. “Fratelli d'Italia si appiattisce perché a Bari ha due rappresentanti che sono due extraterrestri, ovvero Gemmato e Melchiorre. Stiamo parlando di un centrodestra lontanissimo da quello di Pinuccio Tatarella. Molto dell'elettorato di centrodestra a Bari è con Decaro e non con l'amico della presidente Meloni”, è riferimento sarcastico a Gemmato, numero uno di FdI in Puglia e sottosegretario. 

“Il tema vero è politico ed è che a Bari il centrodestra non ha una classe dirigente seria. Dunque, o si gioca questa partita delle comunali sul piano giudiziario oppure è già persa”, conclude Maniero. “Stiamo seguendo con molta attenzione la vicenda di Bari”, afferma a l’Attacco il consigliere comunale foggiano d’opposizione Antonio de Sabato, altro candidato sindaco di ottobre scorso. “Vogliamo avere contezza di quello che sta accadendo. Sono situazioni delicate che hanno tanti, enormi risvolti. Di sicuro quanto sta venendo fuori non è assolutamente paragonabile, in alcun modo, alla vicenda di Foggia per tanti motivi. Ma vorrei avere informazioni più chiare e nette per commentare ulteriormente il caso valutandolo nel merito”, continua il civico de Sabato, fondatore di Progetto Concittadino.

Il centrodestra invoca l’accesso agli atti e lo scioglimento così come avvenuto altrove. “voglio aspettare informazioni più dettagliate per esprimere un giudizio complessivo al riguardo”, analizza l’eletto.
“Sicuramente mi rincuora sapere che a Bari c'è un sindaco solido avulso da ogni contesto criminale o malaffare che sta difendendo a testa alta la città. Motivo per cui la DDA sta lavorando con serenità, cosa che qui purtroppo non è stato possibile fare per via delle precedenti dimissioni del sindaco per concussione. Quindi è bene aspettare e non pronunciarsi in dichiarazioni superficiali”, conclude Antonio de Sabato.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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