Il ritrovamento di larve di mosca nei piatti da parte di due pazienti ricoverati al Policlinico di Foggia ha allarmato, e non poco, i genitori dei bambini delle scuole primarie di Cerignola, le cui mense ricevono il cibo, confezionato in piatti già pronti, da Ladisa, azienda specializzata nella ristorazione collettiva. Ladisa è presente nel comune ofantino dal 2016 con un proprio impianto situato a pochi chilometri dal centro abitato (in via Santuario Madonna di Ripalta). Lo stabilimento ha una superficie di 1000 metri quadrati circa e produce 2000 pasti ogni giorno. Cinque sono le scuole primarie che si avvalgono del servizio: la Giuseppe Di Vittorio, la Aldo Moro, la Giosuè Carducci, la scuola Valdese, la Cesare Battisti.
Interpellata da l’Attacco, l’assessora allo Studio Rossella Bruno conferma che gli uffici comunali hanno ricevuto “sollecitazioni dai genitori per effettuare dei controlli ma, a prescindere da questo, avremmo agito ugualmente. Abbiamo ricevuto delle chiamate da alcuni dirigenti, ma avevamo già scritto a Ladisa allo scopo di chiedere informazioni sulla questione. Oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) abbiamo ricevuto risposta che ci comunica che, in base alle notizie emerse lo scorso 1° marzo, è intenzione dell’azienda rivolgersi alla competente autorità giudiziaria. Si dicono anche dispiaciuti per l’allarmismo ingiustificato e ribadiscono che il loro operato ha sempre rispettato le vigenti norme in materia di igiene e di sicurezza alimentare così come acclarato (riferisce sempre Ladisa) dalle ultime ispezioni da parte degli organi sanitari e militari”.
Di conseguenza, i verbali afferenti a tali ispezioni sarebbero già disponibili. Tuttavia, la risposta dell’azienda al Comune non ha impedito a quest’ultimo di “richiedere ulteriori informazioni e, nello specifico, i verbali delle visite ispettive in corso ieri (lunedì 4 marzo per chi legge, n.d.r.) – puntualizza Bruno – Inoltre, stiamo scrivendo alle scuole affinché rassicurino le famiglie dei bambini”. Le famiglie sono giustamente preoccupate tanto che “alcune avevano intenzione di portare il cibo da casa, cosa impossibile”. Le ispezioni sono state compiute dal Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) del corpo dei Carabinieri. “Sono costantemente in contatto con Giuseppe Gentile, referente territoriale di Ladisa, che mi comunicato che le ispezioni sono ancora in corso – prosegue l’assessora - Nel frattempo gli uffici comunali hanno scritto anche alla Asl, in modo da capire se anche loro possono fornirci notizie in merito”.
Bruno mette poi in chiaro un punto: “Le scuole non sono oggetto d’ispezione. I controlli sono effettuati presso il centro cottura di Ladisa. Il problema non sta nella distribuzione ma nella cottura. Il cibo arriva già confezionato alle mense degli edifici scolastici”. Allarmismo ingiustificato, insomma? “No, si tratta di preoccupazioni legittime – è la risposta che non ammette repliche – Dato che mi risulta che il centro cottura sia unico, ciò che è successo al Policlinico di Foggia potrebbe riguardare anche noi a Cerignola. Quando ho appreso la notizia guardando il Tg3 regionale, ho immediatamente informato la dirigente preposta affinché si attivasse per ottenere tutte le rassicurazioni del caso da Ladisa. Cosa che è stata puntualmente fatta. Le famiglie hanno tutte le ragioni del mondo a chiedere chiarezza, tenendo anche presente il fatto che quanto accaduto al Policlinico è datato 14 febbraio, ma la notizia è stata resa nota solo il 1° marzo”.
Anche se l’impianto attualmente attivo a Cerignola è presente dal 2016, Ladisa opera nella città ofantina da oltre 15 anni. Nel 2011, l’azienda fu al centro di un caso riguardante il vecchio impianto sito in Zona Industriale, dalla parte opposta del territorio cittadino. La questione al centro del caso concerneva la preparazione dei pasti che avveniva proprio a fianco all’inceneritore Eco Capitanata, la cui attività venne sospesa perché furono rilevati valori di emissione di diossina superiori di 16 volte al limite consentito dalla legge. Pasti che, già da allora, venivano distribuiti alle mense scolastiche cittadine. Per diversi giorni, le mamme dei bambini, con l’appoggio del locale coordinamento contro gli inceneritori, promossero una campagna pubblica per salvaguardare la salute dei propri figli. Campagna che seguì quello che, a dire del coordinamento, era un vero e proprio stato d’inerzia da parte degli enti da loro chiamati ad agire, cioè Comune, Regione Puglia, Arpa, Asl.
L’allora Sindaco Antonio Giannatempo giunse persino ad indire una pubblica riunione in sala consiliare per affrontare il problema, ma il tutto si risolse in un nulla di fatto. I risultati delle analisi condotte da una società specializzata, che mostravano dati riguardanti le emissioni rientranti nel range indicato dalla legge, non convinsero la platea. Quei risultati avrebbero dovuto tranquillizzare i presenti, ma così non fu. Nel presentare i dati, Giannatempo affermò che “i risultati sono inoppugnabili ma non certi”. Dichiarazione giudicata sconcertante dalle mamme presenti in aula e che spinse numerose di esse ad andare a prendere i propri figli a pranzo pur di non farli mangiare nelle mense scolastiche. Cosa che, seppur in maniera minore, pare che sia avvenuta anche in seguito alle notizie giunte dal Policlinico di Foggia. La vicenda Ladisa risalente al 2011 era anche strettamente connessa a quella riguardante l’inceneritore Eco Capitanata del gruppo di proprietà di Emma Marcegaglia (allora presidente di Confindustria) contro il quale la popolazione di Cerignola e dei territori limitrofi scese in piazza nel giugno del 2011.
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