Il nuovo progetto top secret: deposito di gasolio, lavorazione di bentonite e polimetalli, centrale elettrica

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Consta di 33 pagine la relazione che Seasif ha consegnato nelle scorse settimane a Confindustria, Comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo, sindacati e Legambiente per illustrare il rivisto progetto per il Bacino Alti Fondali e per l’area retroportuale. Il timore di contestazioni da parte delle comunità (“l’impatto sociale” cui si fa riferimento nel documento) ha spinto la multinazionale del milanese Franco Favilla a imporre il massimo riserbo sui contenuti dell’iniziativa ma l’Attacco è in possesso della relazione, che inizia a circolare anche negli ambienti politici del Golfo.

“Seasif, oltre alla lavorazione di minerali bentonitici e polimetalli, realizzerà un deposito di carburanti per autotrazione da 55.000 mc, proprio sotto il nostro naso”, ha affermato nelle scorse ore l’ex vicesindaco Franco La Torre. “Giusto per rendere l'idea, il progetto Energas prevede la realizzazione di un deposito di GPL da 60.000 mc a qualche km di distanza dalla città e, a ragion veduta, ci stiamo tutti battendo per impedirlo. Invito tutti ad alzare immediatamente il livello di attenzione sul progetto di Seasif, considerato che ha già acquistato le aree nella zona ex Enichem e ottenuto la concessione della banchina, dell'oleodotto e dei nastri trasportatori dall'Autorità di sistema portuale”.

La preoccupazione di Favilla e dello stesso reggente di Confindustria Foggia Ivano Chierici è che specie la comunità sipontina possa esprimere contrarietà così come ha fatto per il mega deposito costiero di GPL targato Energas (che il governo Meloni starebbe comunque per approvare definitivamente).

Una città ancora estremamente provata dall’inquinamento ambientale e dai danni alla salute arrecati dall’ex petrolchimico Anic-Enichem e dall’attesa infinita per il completamento della bonifica dell’area industriale.

Se Confindustria difende in toto l’iniziativa, definendola “green”, i sindacati hanno dato un via libera di massima alla luce degli almeno 200 posti di lavoro diretti (senza considerare l’indotto) in attesa di studiarla a fondo. Giudizio al momento sospeso da parte degli ambientalisti, che stanno analizzando le carte.

Ma ecco cosa intende realizzare Seasif. La relazione porta la firma dell’ingegnere Andrea Casalli, Italy Energy Project Manager di Seasifworld.

Il progetto rivisto

“Geochem srl, costituita per fornire servizi in Italia alla propria controllante Seasif Holding, intende sviluppare presso il complesso industriale ex Enichem, oggi Eni Rewind e Consorzio ASI, su aree che fanno capo all’amministrazione locale dei Comuni di Monte Sant’Angelo e Manfredonia, nonché sulle aree demaniali del Pontile Alti Fondali, gestito dall’Autorità Portuale del Mare Adriatico Meridionale, un progetto industriale, logistico ed energetico di ampio respiro, che avrà significative ricadute positive su tutto il territorio”, si spiega in esordio. “La stessa Geochem intende poi offrire in vendita sul territorio gli stessi servizi e comodities (energia elettrica) ceduti alla propria capogruppo”.

L’impresa ha già acquisito dall’Autorità Portuale le concessioni per l’utilizzo delle banchine A1, A2, e A5 del Bacino Alti Fondali, assumendosi l’onere di rifunzionalizzare gli asset (nastro trasportatore solidi e linee liquidi pericolosi) già presenti ma al momento non utilizzabili, necessari allo svolgimento delle proprie attività.

“Con la sottoscrizione di tali accordi, Geochem non acquisisce in alcun modo il diritto di esclusività all’utilizzo delle banchine indicate, non costituendo pertanto alcun pregiudizio nello sviluppo imprenditoriale di altri soggetti terzi che volessero avviare iniziative che richiedano una via di comunicazione al mare”, si chiarisce.

“La Geochem medesima ha inoltre già previsto, nello sviluppo del proprio progetto, l’implementazione di tutte le misure di mitigazione atte a ridurre al minimo l’impatto ambientale nonché il rischio per la sicurezza e salute, non solo dei lavoratori, ma delle comunità presenti sul territorio. Da ultimo la società si impegna ad individuare insieme alle amministrazioni locali tutti gli interventi che si renderanno necessari al fine di mitigare l’impatto sociale, anche se non strettamente collegato agli effetti indotti dal progetto stesso”.

Le tre attività principali

Il progetto si articola lungo tre direttrici di sviluppo: attività di servizi in conto deposito di gasolio per autotrazione (capacità di stoccaggio pari a 55.000 mc); attività di servizi in conto lavorazione di minerali bentonitici e polimetalli (capacità di lavorazione pari a 2.000.000 di tonnellate l’anno di minerale); attività di produzione e distribuzione di energia elettrica (energia prodotta pari a 3.000 GWh l’anno). Geochem spiega che, oltre a tali iniziative, “con un orizzonte temporale di medio periodo, nell’ambito delle iniziative sviluppate a livello globale sui processi di transizione energetica, intende dare seguito a un’iniziativa di ricerca e sviluppo su scala industriale, volta a trovare nuove soluzioni, sempre più competitive, nel campo dello stoccaggio energia”, con la “produzione di e-metanolo pari a 6.500 tonnellate l’anno”.

“L’iniziativa di stoccaggio energia richiede una fonte energetica rinnovabile”, rimarca Geochem, che “intende sviluppare un impianto fotovoltaico sufficiente ad alimentare tutte le utenze di questa unità”. La quantità di energia necessaria è stimata in 150 GWh l’anno, ma occorre un’area di 150 ettari (assente nella zona ex Enichem) che possa ospitare 275mila pannelli solari ad alta efficienza.

La stima di costo di realizzazione del progetto è pari a “500 ± 110 milioni di euro” ma si precisa che in tale valutazione “non è incluso il costo dell’iniziativa stoccaggio energia, pari a 110 ± 25 milioni di euro, le cui condizioni di fattibilità e sviluppo temporale verranno concordate con le competenti autorità ed enti regolatori presenti sul territorio”. Il piano di ammortamento è strutturato su base ventennale. Geochem sottolinea poi che “la realizzazione delle opere relative alla lavorazione, movimentazione e stoccaggio minerali solidi, riflette un grado di incertezza superiore (pari al 30%), anche se il valore economico assoluto degli imprevisti non costituisce una pregiudiziale alla realizzazione del progetto nella sua interezza” e che “gli elementi di imprevedibilità sono correlati alla verifica di funzionalità del nastro trasportatore e alla valutazione degli interventi necessari al suo adattamento alle caratteristiche del progetto, nonché l’adeguamento, laddove necessario, alla normativa tecnica di riferimento, al fine di ottenere tutti i permessi necessari al suo utilizzo”.

Il riferimento ai nastri trasportatori è importante perché l’impresa sono una settimana fa li ha avuti in consegna e li sta analizzando per capire quanto costi rimetterli in sesto. Com’è noto, i famigerati “nastri d’oro” non sono mai entrati in funzione e oggi appaiono fatiscenti.

Personale

L’impresa garantisce  che “l’assunzione sul territorio di circa 200 risorse, di alto profilo professionale, nonché di manager di primo e secondo livello, in grado di garantire la gestione dell’insediamento industriale” e che “per l’attività di manutenzione e piccole nuove realizzazioni, si avvarrà di imprese terze altamente specializzate: in base dell’entità dei lavori che si prevede di eseguire ogni anno, si può stimare un impegno di altre 200 risorse che costituiranno l’indotto di fabbrica”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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