“In un ultimo, ennesimo documento, associazioni, enti e gruppi #NoEnergas ribadiscono l’opposizione e chiedono il rispetto della città di Manfredonia al Governo, chiamato a esprimersi in via conclusiva sull’autorizzazione al più grande impianto Gpl d’Europa targato Energas. L’obiettivo è il diniego finale al procedimento autorizzativo”. Così la Lipu Puglia.
“Come già con il Governo Draghi, i firmatari (oltre alla Lipu, Italia Nostra Gargano terre dell’Angelo, associazione politico culturale Manfredonia Nuova, Fareambiente Puglia, Caons, Coordinamento salute e ambiente, Uciim, Amci, Ammi, operatrice turistica Manfredonia Vittoria De Salvia, Magliette Bianche, CittadinanzaAttiva, Ufficio Pastorale della salute Arcidiocesi Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Europa Verde -Verdi Manfredonia, Cooperativa Pescatori Sirio, Yachting club Marina del Gargano, Rotary club Manfredonia, Centro Studi Serricchio, associazione Armatori Manfredonia) evidenziano e richiamano le ragioni territoriali, sociali, pianificatorie e energetiche a conforto del ‘no’ a questo impianto”.
“Anzitutto la non strategicità del Gpl, combustibile funzionale a una ridotta area di consumi, soddisfatti da altre infrastrutture in aree industriali costiere italiane. Il Gpl, infatti, non è utilizzato per la produzione elettrica, come il gas metano. Incomprensibile, quindi, che rientri tra le opere, impianti e infrastrutture necessarie al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), grazie a una manina che ha inserito questi progetti (ovvero l’unico, quello di Manfredonia) nel Decreto Semplificazioni bis del 2021”.
“La sicurezza, a rischio con la vicinanza all’aereporto militare di Amendola spacciato nel progetto a una distanza di 40 km invece dei 12 km reali, oltre che a una distanza irrisoria dal centro abitato. Ma anche con il costante rischio di una nuova Viareggio, per il continuo trasporto di Gpl sulla SS89 (unica strada tra Manfredonia/Gargano e Foggia), e su ferrovia: ogni anno 200 convogli da 480 tonnellate, in 12 ferrocisterne transitanti nell’unico nodo ferroviario, quello inglobato nella città di Foggia”.
“La sostanziale mancata analisi e valutazione del rischio sismico, correlato alla presenza di diverse faglie attive che interferiscono con l’area di impianto, così come testimoniato dagli eventi sismici catalogati dalle cartografie neotettoniche d’Italia. Non è dimostrato che l’impianto non sia a rischio rottura delle tubazioni Gpl e dei serbatoi di accumulo con eventi sismici ad elevata magnitudo come catalogati dall’istituto nazionale di Geofisica”.
“La stessa dinamica di degrado causerebbe la riapertura della procedura di infrazione comunitaria (causa C388/05) che portò alla condanna dell’Italia (sentenza della Corte 20.9.2007) per alterazione di habitat con la industrializzazione nella stessa Zps oggi nuovamente coinvolta. Questo impianto industriale, ricadrebbe in Zps e Zsc (già Sic) e su habitat prioritari, oltre che sul confine del Parco Nazionale del Gargano, cancellando valori paesaggistici e naturalistici”.
“Non ultimo, le conseguenze di carattere sociale per il mancato rispetto della volontà popolare, dopo oltre 20 anni di lotta e innumerevoli iniziative, ricorsi, manifestazioni, fino al ‘no’ plebiscitario nel referendum cittadino del 2016. La comunità di Manfredonia ha ancora viva la cicatrice dell’esplosione del petrolchimico Anic ed è reduce da una trascorsa e ancora attuale tragedia causata dall’ex EniChem, che l’ha vista ridotta in uno dei territori più inquinati d’Italia, con una bonifica tuttora incompleta e sofferenze indicibili”.
“Manfredonia ha pagato un prezzo altissimo. Ora chiede di essere artefice del proprio futuro economico, a cominciare dalla valorizzazione delle attività produttive locali e del patrimonio ambientale e culturale (ironia della sorte gli scavi archeologici di importanza europea sorgono proprio sul tracciato del gasdotto Gpl)”.
“Nella ponderazione finale degli interessi sottesi al progetto da parte del Consiglio dei Ministri, pertanto, non possono essere derubricati quelli collettivi e indubitabilmente preponderanti, rispetto a quelli che si rivelano del tutto privatistici e in capo alla società Energas”.
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