Caldo, Coldiretti Pesca Puglia: "Per mare bollente costi alle stelle e mangimi a rischio; SOS per mitilicoltura"
Il mare sempre più caldo continua a rappresentare una minaccia concreta per la pesca e l'acquacoltura pugliese e, se da un lato quest'anno la mitilicoltura registra una parziale ripresa favorita dalle basse temperature dell'inverno, dall'altro gli effetti del cambiamento climatico continuano a mettere a rischio il futuro del comparto e la sostenibilità produttiva ed economica delle imprese ittiche. A lanciare l'allarme è Coldiretti Pesca Puglia, che evidenzia come il surriscaldamento delle acque del Mediterraneo stia modificando gli equilibri degli ecosistemi marini, con conseguenze dirette sulla produzione e sulla sostenibilità economica delle imprese. Per il pescato gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti - spiega Coldiretti Pesca Puglia - se il pesce di fondale, catturato dalla pesca a strascico, risente meno delle variazioni termiche grazie alla maggiore stabilità delle temperature sui fondali, ben diversa è la situazione per il pesce di superficie e per la piccola pesca costiera. L'aumento della temperatura dell'acqua spinge infatti i piccoli pelagici, come sardine e acciughe, a spostarsi verso aree più fresche, rendendo più difficile il lavoro dei pescatori e riducendo la disponibilità del pescato. Il surriscaldamento del mare altera inoltre gli equilibri della catena alimentare marina - incalza Coldiretti Pesca Puglia - con la diminuzione dell'ossigeno disciolto e le modifiche nella produzione di plancton, di cui si nutrono sardine e acciughe, che compromettono la sopravvivenza delle larve durante la fase riproduttiva, determinando una minore crescita delle popolazioni ittiche, una riduzione dell'abbondanza e lo spostamento degli stock, con effetti diretti sulla produttività della pesca nel Mediterraneo.
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