Il mare sempre più caldo continua a rappresentare una minaccia concreta per la pesca e l'acquacoltura pugliese e, se da un lato quest'anno la mitilicoltura registra una parziale ripresa favorita dalle basse temperature dell'inverno, dall'altro gli effetti del cambiamento climatico continuano a mettere a rischio il futuro del comparto e la sostenibilità produttiva ed economica delle imprese ittiche. A lanciare l'allarme è Coldiretti Pesca Puglia, che evidenzia come il surriscaldamento delle acque del Mediterraneo stia modificando gli equilibri degli ecosistemi marini, con conseguenze dirette sulla produzione e sulla sostenibilità economica delle imprese. Per il pescato gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti - spiega Coldiretti Pesca Puglia - se il pesce di fondale, catturato dalla pesca a strascico, risente meno delle variazioni termiche grazie alla maggiore stabilità delle temperature sui fondali, ben diversa è la situazione per il pesce di superficie e per la piccola pesca costiera. L'aumento della temperatura dell'acqua spinge infatti i piccoli pelagici, come sardine e acciughe, a spostarsi verso aree più fresche, rendendo più difficile il lavoro dei pescatori e riducendo la disponibilità del pescato. Il surriscaldamento del mare altera inoltre gli equilibri della catena alimentare marina - incalza Coldiretti Pesca Puglia - con la diminuzione dell'ossigeno disciolto e le modifiche nella produzione di plancton, di cui si nutrono sardine e acciughe, che compromettono la sopravvivenza delle larve durante la fase riproduttiva, determinando una minore crescita delle popolazioni ittiche, una riduzione dell'abbondanza e lo spostamento degli stock, con effetti diretti sulla produttività della pesca nel Mediterraneo.

Che l’autocombustione esista lo sanno tutti; ma tutti sanno che gli incendi boschivi, e non solo, sono innescati dalla mano dell’uomo per dolo o per colpa. Le leggi che puniscono i piromani ci sono ma occorre individuare e arrestare i criminali che appiccano il fuoco, e distruggono ettari di vegetazione e tutto ciò che contiene, provocando danni ingenti all’ambiente e al clima. Dalle dichiarazioni del WWF Foggia, ai 36 milioni di Euro fermi per la riqualificazione ad hub di protezione civile dell’ex Villaggio Azzurro dell’Aeronautica Militare a “Gino Lisa” - mentre si discute - il Gargano è messo a ferro e fuoco, come nel 2007: “Sono già 972 gli ettari di territorio andati in fumo in Puglia da giugno al 13 luglio, secondo i dati provvisori del sistema europeo EFFIS (European Forest Fire Information System) di Copernicus, che monitora gli incendi attraverso l’elaborazione delle immagini satellitari; un bilancio che conferma l’elevato livello di rischio per campagne, aree naturali e patrimonio ambientale regionale, con le situazioni più critiche concentrate nelle province di Lecce, Taranto e Foggia”. A tracciare il quadro è Coldiretti Puglia, che evidenzia come la stagione estiva, caratterizzata da alte temperature e condizioni di siccità, renda ancora più vulnerabili le aree rurali, dove un incendio può trasformarsi rapidamente in una vera emergenza ambientale ed economica. “l monitoraggio EFFIS rileva 399 ettari bruciati nel leccese, 364 ettari nel tarantino, 167 ettari nel foggiano, 29 ettari nella Bat e 13 ettari nel brindisino, numeri che raccontano una pressione crescente sulle campagne pugliesi, con conseguenze pesanti sulla vegetazione, sugli ecosistemi e sulle attività agricole coinvolte”, insiste Coldiretti Puglia. A preoccupare, oltre al triste fenomeno degli incendi anche il degrado che può favorire l’innesco dei roghi. “L’abbandono incontrollato di rifiuti nelle campagne, rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo, con materiali infiammabili e altri scarti lasciati nelle aree agricole che possono trasformarsi in pericolosi acceleratori delle fiamme”.

Contro l'invasione dei pappagalli verdi che stanno insidiando campagne e città pugliesi, divorando mandorle e frutta con danni sempre più pesanti per gli agricoltori, serve una stretta della Regione Puglia sul contenimento della specie divenuta invasiva. Coldiretti Puglia denuncia quanto sta accadendo nel territorio di Barletta, dove nella pineta del Santuario della Madonna dello Sterpeto si contano ormai innumerevoli nidi e intere colonie di parrocchetti, sempre più presenti anche nelle aree agricole circostanti, dove divorano frutta e mandorle. I pappagalli verdi spaccano il guscio legnoso ed estraggono con la lingua il frutto delle mandorle, staccando i frutti o lasciandoli danneggiati sugli alberi. Attualmente in Puglia sono coltivati 19.428 ettari a mandorlo, pari al 35% della superficie nazionale, con una produzione di oltre 264mila quintali di mandorle, circa un terzo del totale italiano, mentre i danni si estendono anche a ciliegi, albicocchi, fichi e ad altre produzioni frutticole.

Il WWF Foggia invita il Sindaco di Vico del Gargano, Raffaele Sciscio, a ponderare con attenzione le dichiarazioni rilasciate in merito all'incendio che ha interessato la Pineta Marzini, evitando di attribuire alle tutele ambientali la responsabilità delle difficoltà nella prevenzione degli incendi, quando sappiamo che responsabilità e le cause sono altre.

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