Per anni il modello dominante è stato quello della “spiaggia perfetta”: sabbia completamente ripulita, battigia livellata ogni mattina, dune spianate, con la Posidonia rimossa con le ruspe e gli arenili trasformati quasi in superfici artificiali. Oggi però quel modello, ambientalmente contestato, in molti casi sta diventando anche normativamente superato. A spiegarlo a l’Attacco è Rosa Di Terlizzi, referente del Blu Mare Garganum Project, che in vista della stagione estiva alle porte rilancia il tema della cosiddetta “spiaggia ecologica”, cioè una gestione degli arenili fondata non sulla rimozione totale degli elementi naturali, ma sulla loro tutela e integrazione all’interno dell’ecosistema costiero.
“La spiaggia ecologica oltre ad essere una buona pratica ambientale -  spiega Di Terlizzi - sta diventando un vero modello tecnico e amministrativo previsto dalle normative europee, nazionali e regionali”. Negli ultimi anni la Regione Puglia ha infatti costruito un impianto normativo molto preciso sulla gestione degli arenili, soprattutto attraverso le linee guida sulle biomasse vegetali spiaggiate e quelle dedicate alla manutenzione stagionale delle spiagge: si tratta di documenti che oggi rappresentano il riferimento operativo per Comuni costieri, lidi, operatori ambientali, Capitanerie e uffici demaniali.

Se nell’assemblea pubblica di Vieste il fronte ambientalista è rimasto quasi del tutto fuori dai radar, il giorno dopo la replica è arrivata nero su bianco. Ed è una replica durissima. A intervenire è la Federazione Pro Natura, attraverso una lunga nota firmata dal vicepresidente nazionale Vincenzo Rizzi, già tra le voci critiche sui social insieme all’ambientalista Maurizio Marrese del WWF nelle ore successive all’incontro promosso dal Comitato pro Superstrada. Pro Natura contesta alla radice l’impostazione politica e culturale dell’intervento: “Chiamarla superstrada garganica serve soprattutto a conferire una patina strategica a un’operazione che appare, nei fatti, molto più propagandistica che necessaria”, sostiene Rizzi, il quale critica l’idea di destinare “oltre 850 milioni di euro” a un’opera che, secondo l’associazione, garantirebbe “solo pochi minuti di risparmio verso Vieste”.  Un punto importante riguarda la distribuzione delle risorse pubbliche. Per gli ambientalisti, mentre si discute di una grande arteria stradale, vaste aree interne della Capitanata continuano a convivere con frane, collegamenti compromessi e viabilità secondaria in condizioni critiche: “La vera emergenza non è inaugurare nuove arterie, ma rendere percorribili e sicure quelle che già esistono”, si evidenzia. Un passaggio che incrocia indirettamente anche alcune delle contestazioni emerse durante l’assemblea di Vieste, dove più interventi avevano denunciato l’isolamento del Gargano e le difficoltà della mobilità interna. Solo che, per Pro Natura, la soluzione non passa attraverso una nuova infrastruttura a scorrimento veloce. Anzi. La federazione sostiene che una strada del genere rischierebbe di accelerare processi già in corso: spopolamento, pendolarismo, desertificazione dei piccoli centri e consumo di suolo.

“Che straordinario servizio pubblico che sta offrendo l’amministrazione comunale di Foggia. Viale Colombo, Foggia - la denuncia del WWF Foggia -. In tantissimi ci stanno segnalando questo scempio e le piantumazioni in via Napoli. Potature e abbattimenti nel pieno mese di maggio, in violazione non solo del regolamento comunale, ma anche delle più basilari regole di gestione del verde urbano e tutela della fauna nidificante”.

Altro che questione chiusa. Sul caso della strada di Baia Zaiana si riaccende lo scontro tra amministrazione comunale di Peschici e ambientalisti,  questa volta con atti formali, nello specifico richieste di annullamento. Dopo le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Luigi D’Arenzo a l’Attacco - in cui il primo cittadino aveva rivendicato il parere favorevole della Soprintendenza sul progetto di “ridimensionamento” della strada - il WWF Foggia, attraverso il presidente Maurizio Marrese, ha depositato una lunga istanza indirizzata alla stessa Soprintendenza, alla Regione Puglia, al Parco del Gargano, al Ministero dell’Ambiente e ad altri enti competenti chiedendo l’annullamento in autotutela del nulla osta paesaggistico rilasciato il 2 aprile scorso. La novità, però, sta soprattutto in un punto: secondo il WWF quel parere favorevole non riguarderebbe l’intera infrastruttura contestata negli anni, ma soltanto un segmento terminale di circa 57 metri. Un dettaglio che per gli ambientalisti cambierebbe radicalmente il quadro raccontato finora. “È specificato che trattasi di un parere con prescrizione ma solo dei 50 metri documentati e non dell’intera strada”, rileva Marrese, che nei giorni scorsi ha effettuato accesso agli atti dopo le parole del sindaco di Peschici. Nella documentazione inviata agli enti, il WWF sostiene che il tratto oggetto di autorizzazione sarebbe stato “artificiosamente frazionato” rispetto all’opera complessiva. Secondo l’associazione ambientalista, infatti, la strada realizzata a Baia Zaiana avrebbe una lunghezza complessiva di circa 150 metri e una larghezza media di 3,30 metri, ottenuta “sbancando letteralmente il costone roccioso” e realizzando muri, cordoli e scalinate.

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