Capitanata: 240 medici interpellati e neanche uno ha accettato di andare a prestare servizio in carcere

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Nessun medico, tra i 240 interpellati, ha accettato di andare a prestare servizio nelle carceri della Capitanata: è l’impietosa fotografia scattata dalla Asl Foggia, titolare della tutela della salute dei detenuti. La questione è annosa, già a maggio 2022, l’allora commissario straordinario Antonio Nigri, oggi direttore generale della Asl Foggia, aveva indetto un avviso urgente, finalizzato al reclutamento tramite la formazione di graduatorie aziendali, di medici da assegnare agli istituti penitenziari della provincia di Foggia, nei diversi ruoli, che non aveva avuto esito alcuno. La cronica carenza di personale medico Sias assegnato presso le case circondariali dislocate sul territorio della Asl Foggia è stata più volte segnalata anche dal direttore del distretto sociosanitario di Foggia, con comunicazioni di ottobre e dicembre 2022, e poi ancora di giugno e luglio 2023 con cui era stata sollecitata “l’attivazione con urgenza, di qualsiasi procedura mirata al reclutamento di personale medico, anche al fine di non incorrere in situazioni di inadempimento assistenziale”.

Risale ad aprile 2023 l’indizione da parte della Asl di avviso pubblico per la formazione di apposite graduatorie ed elenchi separati, validi per il conferimento di incarichi convenzionali provvisori e di sostituzione, nell’ambito del servizio di assistenza penitenziaria dell’Azienda. Ad espletamento ultimato sono stati conferiti due incarichi provvisori di medico ex Sias a professionisti destinati alla casa circondariale di San Severo con scadenza al 31 dicembre 2023.

Il 30 ottobre 2023, ai fini della copertura degli incarichi in scadenza, sono stati convocati, senza esito positivo, 185 medici presenti nella graduatoria aziendale per gli incarichi di continuità assistenziale nella Asl Foggia e successivamente, il 7 dicembre 2023, in esecuzione all’autorizzazione del direttore sanitario, la Asl ha proceduto a convocare 44 medici neolaureati presenti nell’elenco aziendale dei disponibili da cui è stato possibile coprire un solo incarico di medico ex Sias presso la casa circondariale di San Severo.

Senza esito anche l’ulteriore convocazione tentata il 29 gennaio scorso, andata deserta, di 185 medici presenti nella graduatoria aziendale per gli incarichi provvisori e di sostituzione di continuità assistenziale e 55 medici neolaureati presenti nell’elenco dei disponibili. Da qui la necessità di prorogare gli incarichi provvisori dei medici che in origine avevano accettato di prestare servizio in carcere, onde garantire la continuità dell’assistenza sanitaria ai detenuti.

Ma la situazione è in generale drammatica in tutti i penitenziari come raccontato più volte su queste colonne. Le gravi criticità hanno a che fare in particolare con il sovraffollamento delle strutture, problema che rende la vita di detenuti e operatori estremamente difficile. Soprattutto nell’istituto del capoluogo, dove è ugualmente problematico individuare chi abbia voglia di affrontare lo stress di lavorare in carcere. Alcuni hanno raccontato a l’Attacco di vivere continui stati d’ansia, turbamenti psichici e fisici tali da far considerare la possibilità di lasciare il lavoro, contratti a tempo indeterminato, pur di far cessare quella condizione. 

Incidenti, aggressioni, disordini, raccontano fonti sindacali, sono quasi all’ordine del giorno, determinati dalla carenza di agenti di polizia penitenziaria che possano mantenere l’ordine. Nelle scorse settimane, su queste colonne, Ruggiero Damato, segretario regionale Osapp, non esitò a fare una previsione più che allarmante: “Il carcere di Foggia è una polveriera pronta ad esplodere e non escludo che stando così le cose si possa verificare un’altra maxi evasione come quella a cui abbiamo assistito nel 2020”.

Si innesca così un corto circuito per il quale la carenza di personale determina quegli stessi problemi che scoraggiano le varie figure professionali ad accettare incarichi in carcere.
Senza agenti, senza personale sanitario, il sovraffollamento e il mix letale è servito. Dietro le sbarre, a volte mancano le cure ed anche la prevenzione, dicono le associazioni che difendono i diritti dei detenuti. Ma le due principali cause di patologie in carcere restano sempre le stesse: la dipendenza dalle sostanze e il disagio psichico e psichiatrico. Il mancato trattamento di queste problematiche a cascata provoca disordini o peggio atti di autolesionismo, fino al gesto estremo del suicidio. 

Secondo il rapporto di Antigone (l’associazione che si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale), che nel 2023 ha visitato 9 carceri pugliesi (tra cui quello di San Severo e Lucera), la situazione dal punto di vista della presa in carico della salute mentale non è rosea. Nel 77,8% dei casi non è presente nell’istituto visitato un’articolazione per la salute mentale. Sono state 3,5 le diagnosi psichiatriche gravi, ogni 100 detenuti. 14,76 le stabilizzazioni dell’umore tramite antipsicotici e antidepressivi, 24,81 i casi di somministrazione di sedativi e ipnotici, 10 i Tso. 9,26 le ore degli psichiatri, 13,4 quelle degli psicologi. I numeri sono riferiti alla casistica ogni 100 detenuti. In media si verificano 7,57 casi di autolesionismo ogni 100 detenuti, la media dei tentati suicidi è di 1,49, la media di aggressioni al personale è di 1,95, mentre quella di aggressioni ai detenuti sale a 3,85.

Nel dettaglio per ciò che riguarda i dati della Capitanata, a Lucera non risultano ore settimanali degli psichiatri (nonostante le diagnosi psichiatriche gravi siano pari all’8,61%) mentre le ore settimanali degli psicologi ogni 100 detenuti sono pari a 19,87. A San Severo, con l’1,15% di diagnosi psichiatriche gravi le ore settimanali degli psichiatri ogni 100 detenuti sono 17,24 mentre quelle degli psicologi sono 25,29. I casi di autolesionismo a Lucera ogni 100 detenuti sono pari a 5,96 mentre i tentati suicidi sono di 1,32. Nessuno a San Severo. I numeri in altre parole, semmai ci fosse bisogno di ulteriori conferme, dicono che nella struttura in cui ci sono più ore di assistenza medica ci sono meno episodi di autolesionismo e tentati suicidi. L’ultimo caso di suicidio nel carcere di Foggia risale al 26 gennaio quando a decidere di farla finita è stato un 35enne.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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