La Scala: “In questi 3 anni ho tolto il sonno a tanti ma il Nirs è propositivo e serve a migliorare la sanità”

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55 anni, di origini assolutamente (e orgogliosamente) daunie, madre di Manfredonia, padre di Lucera, l’avvocato Antonio La Scala nato nella città del golfo ha lasciato la provincia di Foggia ancora bambino alla volta di Bari ma porta con sé l’amore per la sua terra natia. Specializzato in diritto penale, reati contro la pubblica amministrazione e diritto tributario, dal 1997 svolge la libera professione di avvocato e dal 2010 è patrocinante presso le Supreme Giurisdizioni, Cassazione e Consiglio di Stato. La Scala ha appena concluso il suo mandato da coordinatore del Nirs, nucleo ispettivo regionale sulla sanità, nominato direttamente dal presidente della Regione Michele Emiliano. l’Attacco lo ha raggiunto a Manfredonia per una lunga chiacchierata a 360 gradi sul triennio appena trascorso e per tracciare uno spaccato della sanità pugliese e foggiana.
Allora avvocato, Il suo incarico a capo del Nirs è scaduto il 10 febbraio, ora che succede e che cosa si aspetta? 
Al momento non ho avuto comunicazioni, non esiste una prorogatio tacita, vale a dire che occorre una nuova determina per confermare l’incarico o nominare un nuovo coordinatore, rispetto a questo ad oggi non so nulla e non ho avuto modo di parlare con il presidente. Certo, ci sono tante attività avviate che mi piacerebbe condurre a termine, tantissime segnalazioni che continuano a pervenirmi, a volte in forma anonima, ne trovo ogni mattina regolarmente nella cassetta della posta del mio studio, devo dire, anche molto dettagliate, il che fa capire che si tratta di qualcuno che è all'interno delle stesse amministrazioni, gente molto informata. Ma nell’80% dei casi sono cittadini delusi o scontenti o che hanno avuto una brutta esperienza in sanità. Altre volte abbiamo avuto l’incarico da parte del presidente, come nel caso delle Rsa in cui sono emerse irregolarità nel 79% dei casi, come anche l’Attacco ha avuto modo di raccontare.

Sarebbe quindi disponibile a un secondo mandato?
Certamente, è stato un onore essere scelto per un incarico di una delicatezza assoluta. Andiamo a mettere le mani nel settore nel quale si spende l’80% del bilancio della Regione, un settore peraltro che in tutta Italia è in crisi, che ha tante falle, tante criticità. Ma soprattutto è delicato perché si occupa della salute e della vita delle persone in cui un errore difficilmente può essere sanato. Io accetterei senza problemi se ovviamente avessi la fiducia di chi mi circonda e di chi mi ha nominato. Quella della gente sento di averla già, le persone non perdono occasione di mandarmi messaggi di stima, ricevo commenti spesso commoventi dalla stragrande maggioranza delle persone e questa è la cosa più bella. Di recente mi è arrivata una lettera di un consigliere regionale della Lega, Fabio Romito, nella quale chiede la mia riconferma alla guida del Nirs. Raramente in politica si vede la minoranza che appoggia una scelta della maggioranza, evidentemente hanno visto in me una figura che ha sempre agito super partes, come era giusto fare.

La sua però è una figura considerata molto scomoda, non negherà di aver tolto il sonno a tanti.
Assolutamente sì, è il ruolo tipico dell’ispettore nei confronti dell’ispezionato, al quale non fa mai piacere un controllo. Non perché l’ispezionato sia un criminale ma perché, specie in sanità, l’irregolarità potrebbe essere più frequente, parliamo di migliaia di adempimenti burocratici, quindi qualcosa può sempre sfuggire. Detto questo, è importante ricordare che il Nirs è un organismo propositivo, non inquisitorio, con il compito di individuare i punti di miglioramento. Si lavora tutti per una sanità più efficiente. 

In che contesto ha rilevato le criticità maggiori da coordinatore Nirs?
Per lo più sono di carattere burocratico e amministrativo. Di contro devo fare un plauso al personale sanitario che non si risparmia mai, nonostante mille difficoltà e organici sottodimensionati fanno miracoli per quello che possono, basti pensare al carico di lavoro a cui sono sottoposti i medici, ad esempio, nei Pronto Soccorso dove spesso operano da soli per ore e con decine di pazienti in attesa. Ma questo purtroppo fa meno notizia del disservizio, più raro. Per contro ho riscontrato molti sprechi. E’ vero che sulla sanità si investe poco, che bisognerebbe reclutare più medici, però abbiamo avuto ad esempio assunzioni che sono state fatte in periodi sbagliati e in eccesso, per poi bloccarle oggi. Una nota anche sugli stipendi del comparto amministrativo: direttori, dirigenti, alti funzionari hanno stipendi molto alti. Sarebbero giustificati se i compiti fossero svolti con competenza, come a dire: ti metto alla guida di una Ferrari e tu mi fai vincere la Formula Uno. Se da parte di tutti ci fossero serietà e competenza utili ad avere un servizio sanitario d'eccellenza allora quella retribuzione ci starebbe tutta. Ma purtroppo in questi anni abbiamo visto le inchieste sulla sanità a Foggia, sia alla Asl che al Riuniti, sulla Sanitaservice a Bari, alla Asl di Lecce terminate con rinvii a giudizio, custodie cautelari e così via. Ma anche l’inchiesta sulla Protezione Civile o l’ospedale in fiera a Bari, tante situazioni in cui i rappresentanti delle pubbliche amministrazioni sanitarie non hanno brillato. Fermo restando che gli incompetenti si trovano in tutte le categorie, credo molto nella formazione e nella professionalità.

Molte nomine sono politiche in sanità, come tanti chiedono, è il momento di spoliticizzare gli apparati burocratici, per guadagnarne in qualità?
Proprio nel mio mandato triennale, politico, credo di aver dato la prova di aver agito super partes, posso essere stato un pessimo coordinatore ma di sicuro non ho guardato in faccia a nessuno e devo essere onesto, mai Emiliano mi ha chiesto di chiudere un occhio, su questa o quella operazione e per questo lo ringrazio e lo ammiro, ci ha lasciato lavorare in totale serenità. Quindi si può, volendo, spoliticizzare la funzione pubblica a mio avviso.

Quali sono invece le irregolarità più diffuse?
Sicuramente clientelismo nelle assunzioni, da parte di società in house o strutture para pubbliche che lavorano con il pubblico, in quei contesti ci è stata segnalata la presenza di diversi componenti di alcune famiglie. Ex post però diventa difficile dimostrare brogli, di fronte al superamento di un concorso ad esempio, dopo mesi è pressocché impossibile dimostrare l’illecito. Diciamo che il dubbio si insinua ma si ferma purtroppo a livello di dubbio. Così come nel caso della presenza di molti pregiudicati, che lavorano dopo essere stati regolarmente assunti. Ma la legge e la giurisprudenza sono chiare: se la persona ha pagato il proprio debito con la giustizia ha diritto al reinserimento e d’altra parte se il pregiudicato entra nel mondo del lavoro legale è probabile che non voglia più delinquere. Senza contare il fatto che nei nostri blitz a sorpresa questi soggetti li abbiamo trovati sempre a lavoro e ligi al loro dovere proprio perché consapevoli di essere più attenzionati degli altri. Capisco che la cosa lasci perplessi: perché un pregiudicato viene assunto e magari il bravo ragazzo no? Ancora di più in un territorio in cui non c’è lavoro per nessuno, al contrario di realtà in cui il bravo ragazzo riesce a ricollocarsi più facilmente. L'altra criticità emersa ha a che fare con le gare, in particolare la loro preparazione. Ci siamo trovati in presenza di molte irregolarità, anche stupide, a volte non si chiede il certificato antimafia o il Durc, adempimenti formali semplicissimi ma disattesi. E qui la domanda è: possibile che si sbagli con tanta frequenza? Perché c’è del marcio (ma non compete a noi provarlo) o è sciatteria? Errori umani? Che comunque non dovrebbero succedere. Altre volte si è parlato di turbativa d’asta, ovvero creare un bando su misura in modo da favorire un preciso operatore economico. Proprio a Foggia ne hanno contestate diverse in sanità. Ancora, l’igiene: abbiamo trovato ospedali in condizioni igieniche non adeguate, in particolare nei depositi dei farmaci o negli spogliatoi del personale, questo è il colmo, addetto alle pulizie. C’è poi il tema delle lunghe liste d’attesa ma in questo caso francamente non c’è una soluzione a portata di mano, proprio per via degli organici sottodimensionati.

Se dovesse fare una classifica delle province “del malaffare”, qual è quella messa peggio?
In base alle segnalazioni pervenutemi prima Foggia e poi Lecce, qui c’è stato il maggior numero di ispezioni che hanno avuto poi un esito positivo nel senso che è seguito un riscontro. Dalle Rsa, compresi i due gravi casi di presunti maltrattamenti, alle commissioni invalidi, alle inchieste giudiziarie di cui abbiamo fatto cenno e poi ci sono altre situazioni che in prima persona non posso più seguire per scadenza di mandato ma che sicuramente gli ispettori stanno monitorando. A Lecce le criticità maggiori riguardano la provincia. Dopo il terremoto giudiziario di qualche anno fa a Lecce città c’è stato un miglioramento della situazione con il cambio dei vertici, a conferma che la competenza paga.

A proposito di sprechi, faccio un passo indietro: fa molto discutere il ricorso ai medici in pensione e alle prestazioni aggiuntive dei medici che guadagnano anche 700 euro in più a turno per sopperire alla carenza di personale. Ha ricevuto qualche segnalazione in proposito?
Praticamente nessuna, almeno per quanto di mia competenza. Certo, è un interrogativo che può sorgere: è meglio tappare il buco o buttare giù il muro e ricostruirlo magari spendendo di meno della toppa?  Abbiamo invece avuto lamentele sui medici curanti: una delle proposte, che condivido, è quella di sopperire alla carenza dei medici mettendo nelle corsie appunto i medici curanti che purtroppo oggi sono concepiti come meri burocrati addetti a fare prescrizioni di farmaci o visite specialistiche mentre potrebbero intervenire sui pazienti negli ospedali, trovando la formula giusta a livello formale. 

Ha fatto riferimento alle tante inchieste giudiziarie in sanità, che idea ha del rischio di infiltrazioni mafiose in certi contesti?
È un fenomeno che interessa marginalmente la Puglia per due ragioni. La prima ha a che fare con l’orientamento di pensiero a cui accennavo in precedenza ovvero la presenta del pregiudicato che vuole reinserirsi nel circuito della legalità e quindi lavora in sanità. Detto questo il problema è capire cosa si intende per infiltrazione. E’ quella del malavitoso o un suo parente che cambia vita o è quella di chi si infiltra per avere favori, come saltare le file, avere le cartelle cliniche in giornata, far fare i prelievi senza pagare il ticket? Ma anche questo tutto sommato è un malaffare, come dire, spicciolo. Altro discorso invece va fatto per gli appalti, o meglio per i subappalti. Mai troveremo lavori o servizi commissionati alla società i cui rappresentanti hanno precedenti penali, il giochino interviene nei subappalti ad aziende controllate dalla criminalità. Ma è difficile da provare, anche se non escluso. Proprio l'inchiesta di questi ultimi giorni a Bari ci dice che, stando a quanto riferiscono gli inquirenti fino a ora, ci sono elementi che lasciano supporre che la criminalità si possa infiltrare in alcuni settori. Ma ciò non vuol dire che il Comune di Bari sia contagiato. Sicuramente servirebbero più indagini. Purtroppo il personale anche nelle forze dell'ordine che, parliamoci chiaro, si impegna allo stremo delle forze, così come i magistrati, è al lumicino e non basta. Occorre potenziare tutto l’apparato che ruota intorno ad una indagine per avere maggiore chiarezza.

In teoria, per arginare il problema dell'infiltrazione dovrebbe soccorrere l'istituto dell'interdittiva per le aziende e dello scioglimento del consiglio comunale per le pubbliche amministrazioni. 
Vero ma sono istituti che sollevano dei dubbi. Proprio in Capitanata sono stati sciolti diversi Comuni per infiltrazioni ma non c’è stato un indagato, un rinvio a giudizio per mafia. In effetti la normativa parla di fumus, di rapporti equivoci che non necessariamente sfociano nel penale ma io non la condivido. Non a caso più volte i Tar hanno buttato a mare i provvedimenti. Parliamo di un ottimo strumento di prevenzione ma a mio avviso andrebbe potenziato, da un lato per evitare che poi il Tar lo annulli e al contempo dovrebbe sfociare in un procedimento penale. Non si può sciogliere un consiglio comunale perché il Sindaco ha un rapporto col mafiosetto locale, quando gli altri consiglieri sono persone per bene. Occorre individuare responsabilità precise avviando una vera e propria inchiesta, altrimenti si resta sul piano delle probabilità. Al contrario molto più efficaci sono le segnalazioni di operazioni sospette, quelle che sono obbligati a fare banche, finanziarie e assicurazioni, uffici postali e liberi professioni alla Guardia di Finanza. Grazie alle Sos emerge di tutto, seguendo il denaro si arriva prima o poi ad un reato, non a caso moltissime sfociano in indagini e poi in processi e condanne. Quanto alle interdittive per le aziende la regola è identica. Per l'azienda è più facile andare nel penale. Nella pubblica amministrazione bisogna dimostrare che il pubblico ufficiale abbia abusato del suo ufficio in qualche modo. L'imprenditore rischia in proprio, non ha giurato fedeltà a nessuno ed è più facile per lui avere rapporti col criminale rispetto al pubblico, per un interesse economico. In più il privato ogni giorno deve fare i conti con la crisi del mondo creditizio e quindi spesso e volentieri accetta denaro sporco per sopravvivere. La malavita è molto più furba, ormai non chiede più la restituzione delle somme con tassi usurai, preferisce acquisire quote societarie e quindi controllare gli affari entrando nell’azienda con propri uomini incensurati. Un sistema che sta scoprendo anche la malavita pugliese ma di cui è maestra la Ndrangheta e soprattutto al Nord Italia dove la mafia non ammazza, non spara, non chiede il pizzo. Opera controllando l’economia, i mafiosi sono politici, medici, ingegneri, professionisti. Da noi abbiamo una mafia feroce ma molto ignorante e primitiva che non ha niente a che fare con queste grandissime organizzazioni.

Molti dettagli delle inchieste, anche in sanità, di questi anni sono noti all’opinione pubblica grazie al fatto che le ordinanze fossero pubblicabili. Ora con la cosiddetta legge bavaglio i giornali non potranno diffonderne i contenuti. Lei che ne pensa?
Il diritto alla privacy dei cittadini è sacrosanto ma lo è anche il diritto di cronaca. Se un giornalista dovesse scrivere il falso può essere denunciato e sanzionato ove provocasse un danno. Fuori da questo perimetro, la liberà di stampa è sacra, ecco perché spero che chi di dovere ripensi al tenore di questa legge per me pessima. Anche perché ciò che risulta penalmente irrilevante può assumere una grande importanza a livello politico. Se in una intercettazione si sente il politico dire: ‘votami così mi vado a prendere 1500 euro al mese’, non è reato ma fa capire di fronte a chi ci troviamo e lo spessore di una persona, elementi che l’opinione pubblica deve avere per fare le sue valutazioni.

Torniamo a lei avvocato, ad un certo punto qualcuno ha sollevato un problema di incompatibilità tra il suo ruolo nel Nirs e altre cariche. Cosa risponde?
La mia grande incompatibilità è quella di essere incensurato per ricoprire certi ruoli. Detto questo, sarei onorato di essere confermato coordinatore del Nirs, incarico totalmente gratuito che ho espletato senza chiedere mai neppure il rimborso spese a cui pure avrei diritto, però mi rendo conto che ad oggi non essere una persona ricattabile potrebbe essere un problema, non per il presidente Emiliano ma in generale.

Ha mai pensato di fare politica?
Non nascondo di essere stato contattato praticamente da tutti, per ogni carica, dal Sindaco a quelle nazionali ma la carriera politica non mi interessa. E’ altrettanto vero che faccio già politica da 30 anni senza tessere e senza partiti per aiutare la gente, in silenzio. Se la politica fosse quella che si mette a disposizione dei cittadini mi candiderei stasera. Se la politica è invece elemosinare voti ai potentati in cambio di favori o cariche, preferisco restare a casa. La mia associazione, Gens Nova, ha compiuto 20 anni, abbiamo fatto tanta strada e ogni giorno la gente si rivolge a noi per chiedere aiuto, prevalentemente donne e minori. Nata dal niente si sta allargando sempre di più e di questo siamo orgogliosi.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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