Cos’era e cosa oggi è diventato il Policlinico Riuniti di Foggia, Pasqualone: “Qui per mettere ordine nel caos”

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Era a pezzi l’ospedale ereditato da Giuseppe Pasqualone prima da commissario straordinario e poi da direttore generale, sotto molteplici punti di vista. La credibilità e la reputazione del Policlinico Riuniti erano forse al minimo storico, all’indomani dell’arresto (poi revocato) del manager definito dal presidente Michele Emiliano il Maradona della sanità, Vitangelo Dattoli, per presunte manipolazioni di gare e per cui oggi lo stesso sta affrontando un processo e in una fase della pandemia, per molti gestita non nel modo migliore dalla vecchia governance dell’Azienda. Non solo, nel corso degli anni i foggiani hanno aspettato con pazienza che le promesse più volte ribadite venissero concretizzate e che si assistesse al cambiamento del volto del Policlinico, anche come simbolo di rinascita di una travagliatissima città. Su queste colonne non si sono mai risparmiate critiche e rilievi rispetto alla gestione della sanità pubblica provinciale e regionale, non solo circoscritta all’operato della vecchia direzione del Policlinico, pure considerato il secondo ospedale di Puglia quanto ad importanza, dopo quello di Bari. Sin dagli esordi, Pasqualone ha convinto per la sua netta volontà di prendere le distanze dalla precedente gestione: fece scalpore la sua prima intervista fiume a l’Attacco quando senza esitazione mise in chiaro quali fossero le criticità dell’ospedale e quali le contromisure che aveva in mente per “mettere ordine in quel caos”. Il manager lo ha ribadito anche nella sua replica al servizio di Rete 4. Non solo, diversi sono stati i passaggi che Pasqualone ha tenuto a precisare e che in effetti trovano conferma nel puntuale racconto dei fatti che negli ultimi mesi ha pubblicato l’Attacco e per i quali il dg è stato annoverato tra i protagonisti del 2024 nel numero speciale di questa testata.

Gare
Tra i primi provvedimenti assunti dal manager ci sono stati gli annullamenti delle gare finite sotto la lente della Guardia di Finanza nell’inchiesta che ha coinvolto diversi amministrativi dell’ospedale tra cui la procedura per la riqualificazione delle 8 sale operatorie realizzate e (finora) mai attivate e quella per la rigenerazione di viale Pinto. Da ultimo è stata revocata la gara del partenariato pubblico privato per completare le sale operatorie del Deu (non oggetto di indagine). Non solo Pasqualone nel giro di un anno e mezzo ha revocato le vecchie gare ma è riuscito, nel caso delle sale operatorie, a dare il via alle nuove, condurle a termine e far partire quello che in un decennio nessuno era riuscito a far partire: da circa un mese il polo operatorio è in funzione e sono già stati effettuati oltre 350 interventi. 

Dovrebbero vedere la luce a breve anche le iper tecnologiche sale del Deu per le quali pure è partita la gara per lavori e allestimento, dopo che erano rimaste al palo in attesa che si completasse l’azzardatissima operazione del project financing che sarebbe costata all’ospedale decine e decine di milioni di euro. Soldi che la collettività ha risparmiato proprio grazie alla netta (e scomoda per certi versi) presa di posizione del nuovo manager. Il quale avrebbe potuto lasciare che la gara si concludesse senza intervenire ed imputare con facilità eventuali successive responsabilità a chi l’aveva voluta e quasi chiusa, con l’appoggio di tutte le forze politiche, comprese quelle di opposizione che, al tempo e dopo l’ispezione in loco, validarono il report di Dattoli che garantiva l’economicità e l’equilibrio costi benefici del Ppp così com’era). E invece, il Deu verrà ultimato interamente con soldi pubblici e resterà una delle opere pubbliche più importanti della Capitanata. E senza annunci caduti nel vuoto, rinvii o ritardi si stanno esplicitando gli ultimi step.

Monoblocco
Le telecamere di Rete 4 hanno fatto incursione nei sotterranei del Monoblocco o comunque in ambienti dismessi e non adibiti all’accoglienza dei pazienti. “La scoperta dell’acqua calda”, ha ironizzato in un suo commento Dino Marino, referente provinciale di Italia Viva, già presidente in commissione sanità da consigliere regionale ai tempi di Nichi Vendola governatore. Ed in effetti l’ammaloramento dell’edificio è noto, le criticità strutturali erano presenti sin dalla sua costruzione ultimata negli anni ’70, dovute principalmente al fatto che fosse stato eretto su una falda acquifera. 

Nel corso degli anni si susseguirono studi, interventi pezza, allarmi, non ultimo quello di Michele Emiliano che nel 2017 visitò gli stessi luoghi del servizio e ribadì la necessità di intervenire. Al suo fianco c’era Dattoli al quale era stato affidato il compito di realizzare i Quattro passi per trasformare gli ospedali Riuniti in una città nella città. Uno dei passi a più riprese annunciati era proprio l’abbattimento e la ricostruzione del Monoblocco, nel 2018 arrivarono le risorse ministeriali pari a 40 milioni, venne diffuso anche il rendering dei luoghi post lavori. Anche quelli rimasti sulla carta. Quanto a Pasqualone, è stato necessario rivedere parte dell’idea iniziale e proprio quando si parlava di approvazione di progetto esecutivo e avvio della gara è caduta la tegola della scadenza dei termini per il finanziamento che, assicurano dal governo, dovrebbe essere recuperato.

De Santis
Per avvalorare la “puzza” di malaffare che aleggerebbe nel Policlinico il reportage di Fuori dal coro tira in ballo l’inchiesta su Massimo De Santis, l’ex dirigente amministrativo che ha patteggiato la pena di 3 anni e 2 mesi, coinvolto insieme ad altri 10 imputati che rispondono a vario titolo di diversi capi d’accusa per fatti del 2018/2021, 3 concussioni e 5 turbative d’asta e/o turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. De Santis finì in carcere a gennaio del 2023 (un mese prima che Pasqualone fosse nominato dg) e immediatamente venne sospeso dal servizio; da allora non ha più avuto alcun ruolo nella tecnostruttura dell’ospedale. Appare quindi fuori contesto fare riferimento ad una vecchia vicenda peraltro chiusasi anche dal punto di vista processuale e che nessun ruolo ha avuto nelle criticità evidenziate dal servizio, salvo che per le 8 sale operatorie su cui è stata riferita una inesattezza, come già chiarito.

Pronto Soccorso
E’ il nervo scoperto della sanità italiana: non ci sono quasi più medici disposti a lavorare nell’emergenza urgenza, il che provoca i corto circuiti raccontati dalla giornalista di Fuori dal coro, a Foggia e non solo. Non sarà il primo né l’ultimo caso, peraltro. Anche su queste colonne sono state numerose le segnalazioni relative alle lunghe attese nel Pronto Soccorso del Policlinico in particolare. Sotto la direzione del nuovo manager un passo avanti è stato fatto almeno in termini di localizzazione del reparto che finalmente, dopo lunghe attese (e, anche qui, annunci della precedente amministrazione) è stato trasferito nel Deu. Proprio il giorno dell’inaugurazione la direttrice dell’emergenza urgenza Paola Caporaletti lanciò l’allarme: senza medici il rischio è quello di consegnare i Pronto Soccorso ai privati. 

Ma il tema va affrontato dalla politica nazionale e puntare il dito sui disagi che nei singoli ospedali si affrontano è “come sparare sulla Croce rossa”, il commento del sindacalista e consigliere comunale di Foggia Achille Capozzi. A proposito di Pronto Soccorso congestionato, torna alla mente un preciso episodio accaduto in pieno Covid, quando in fila per lo sbarellamento dei pazienti si erano accumulate decine di ambulanze davanti al Riuniti rimaste ferme per ore. In quella circostanza l’allora dg Vitangelo Dattoli azzardò ad affermare che quella era stata “una pagina di buona sanità”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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