Per due giorni Vieste diventa il centro del confronto sanitario provinciale sui temi dell’ostetricia e della ginecologia. Il 22 e 23 maggio, all’Hotel I Melograni, Asl Foggia ha organizzato il convegno “Territorio e rete ospedaliera in Ostetricia e Ginecologia”, appuntamento dedicato a medici, ostetriche, infermieri e operatori sanitari chiamati a discutere di prevenzione, continuità assistenziale e integrazione tra ospedali e territorio.
Oggetto del confronto sono temi delicati e attuali come gravidanza, screening del carcinoma della cervice uterina, vaccinazione HPV, infertilità, assistenza nel puerperio, allattamento e depressione post partum.

La Puglia entra ufficialmente nella stagione delle lacrime e sangue. E mentre il governatore Antonio Decaro prova a difendere la scelta di aumentare l’addizionale Irpef parlando di “responsabilità” e “necessità inevitabili”, il centrodestra prepara la mobilitazione generale. Mercoledì 27 maggio, davanti alla Presidenza della Regione sul lungomare Nazario Sauro di Bari, tutti i consiglieri regionali di opposizione si ritroveranno per un flash mob contro quella che definiscono senza mezzi termini “la stangata Decaro”. Il nodo politico, però, va ben oltre l’Irpef. Per l’opposizione, infatti, il problema non sarebbe soltanto la necessità di coprire il disavanzo, ma soprattutto il modo in cui si sarebbe arrivati a questo punto: anni di spesa incontrollata, carenza di verifiche, gestione opaca delle Sanitaservice e una macchina amministrativa trasformata – accusano dal centrodestra – in un enorme sistema di consenso. Ad affondare il colpo è soprattutto l’onorevole Davide Bellomo, parlamentare di Forza Italia tra le voci più dure contro il governatore pugliese. “L’errore principale – sostiene Bellomo –, è che quando gestisci quasi 8 miliardi di euro di spesa sanitaria devi avere il controllo assoluto dei centri di costo. Non è possibile ritrovarsi dall’oggi al domani con una voragine simile e fingere che sia un problema nato negli ultimi tre anni”. Bellomo punta il dito anche contro la narrazione secondo cui la Puglia sarebbe stata lasciata sola dal Governo centrale. “Negli ultimi anni”, spiega, “alla Regione sono arrivati circa 700 milioni di euro in più rispetto al passato. Quindi non si può continuare a raccontare che Roma abbia abbandonato la sanità pugliese. Le risorse ci sono state. Il problema è come sono state spese”. Secondo l’esponente dell’opposizione, sarebbero mancati controlli reali sulla spesa e sulla programmazione sanitaria. “Se io utilizzo le Sanitaservice per assumere migliaia di persone senza una vera strategia sanitaria, è inevitabile che prima o poi i conti esplodano. Se quelle risorse fossero servite ad assumere medici, infermieri e personale sanitario, oggi avremmo servizi eccellenti. Invece si è allargata soprattutto la platea amministrativa e clientelare”. Un’accusa politica pesantissima che investe direttamente anche Decaro. “L’unica cosa che gli resta da fare è un’operazione verità ma soprattutto una pianificazione seria che eviti gli sprechi del passato, penso alle grandi incompiute come l’ospedale San Cataldo di Taranto – i cui costi continuano a lievitare con il passare degli anni – fino alle future Case di Comunità previste dal PNRR, che rischiano di trasformarsi in ulteriori centri di spesa senza una contestuale razionalizzazione del sistema. L’aumento Irpef, conclude Bellomo, sarà soltanto un palliativo”. Per questo la domanda che l’opposizione continua a rivolgere a Decaro è tanto semplice quanto politicamente devastante: per quanto tempo i pugliesi dovranno continuare a pagare?

La Regione Puglia corre ai ripari per tentare di contenere il disavanzo della sanità. Dopo il pesante squilibrio registrato nei conti del sistema sanitario regionale - su cui grava come macigno il deficit dell’Asl Foggia - il governatore Antonio Decaro ha scelto la strada dell’aumento dell’addizionale Irpef e del recupero di risorse straordinarie, comprese quelle derivanti dai tagli ai costi della politica, per evitare misure ancora più drastiche. Nel mirino della Presidenza regionale è finita anche la procedura avviata dall’Asl Foggia per individuare un immobile destinato ad ospitare la direzione generale aziendale. Una manifestazione di interesse definita “esplorativa” ma che, secondo il capo di gabinetto della Regione Davide Pellegrino, risulterebbe incompatibile con il momento finanziario dell’azienda sanitaria, reduce da un disavanzo da 78 milioni di euro.  Da Bari è quindi arrivato lo stop immediato all’operazione. Ma il commissario straordinario Antonio Nigri, intervistato in esclusiva da l’Attacco, difende la scelta e rilancia: acquistare oggi una sede sarebbe economicamente più conveniente rispetto a continuare a pagare affitti milionari per decenni. La documentazione interna dell’Asl Foggia visionata dalla nostra redazione sembra confermarlo. Dall’elenco delle locazioni cessate tra il 2023 e il 2026 emergono infatti diversi immobili storicamente in fitto da oltre vent’anni. Tra questi figurano la sede del Servizio riabilitativo ex Cph di San Severo, in locazione dal 1998, l’immobile di piazzale Cappuccini destinato al Centro diurno del Csm, la sede veterinaria di corso Giannone a Foggia, oltre ad alcuni immobili utilizzati per continuità assistenziale e servizi territoriali tra Foggia, San Severo e San Giovanni Rotondo. Particolarmente rilevanti alcuni canoni annuali: oltre 52 mila euro per l’immobile di viale Ofanto a Foggia, più di 73 mila euro per la struttura tra via Marchese De Rosa e via Rosati, circa 24 mila euro per la sede riabilitativa di San Severo e oltre 16 mila euro per il Centro diurno del Csm.
Secondo una stima elaborata dall’Attacco sulla base dei dati contenuti nei documenti interni dell’Asl, soltanto dalle principali locazioni cessate emergerebbe un risparmio superiore ai 218 mila euro annui, destinato ad aumentare considerando tutte le ulteriori dismissioni effettuate negli ultimi anni. A pesare sui conti dell’Asl di Foggia, c’è anche il ritorno alla gestione pubblica delle Residenze sanitarie assistenziali di Troia e San Nicandro Garganico, per anni affidate al privato e riconducibili al gruppo Angelucci. Dal primo giorno del 2025 le due strutture sono tornate ufficialmente sotto la gestione diretta dell’Asl Foggia, in applicazione dell’articolo 26 della legge regionale n.39 del 29 novembre 2024. 
Una scelta politica fortemente rivendicata dalla Regione Puglia come operazione di rafforzamento della sanità pubblica. Ma dietro la scelta politica c’è anche un impatto economico immediato sui conti dell’azienda sanitaria foggiana. Con il ritorno delle due Rsa nella gestione pubblica, infatti, decine di lavoratori sono transitati direttamente alle dipendenze dell’Asl Foggia. Secondo i dati ufficiali, inizialmente sono stati 74 i dipendenti assorbiti nel servizio pubblico, numero destinato successivamente a crescere fino a sfiorare il centinaio di unità finite direttamente nel monte salari aziendale.Insomma le cause alla base del disavanzo sono tante,alcune anche inevitabili ma  la verità fordse e che nessunom tra direttori di dipartimento, assessori e presidenti della regione succesutisi si sono fermati a riflettere sulle consegunze. Del resto come ci iricorda  Antonio De Curtis: E io pago.

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