UGL Salute Foggia esprime forte preoccupazione per la scelta dell’ASL Foggia di procedere, nell’ambito del servizio di emergenza-urgenza territoriale 118, all’assunzione a tempo determinato di soli 3 autisti di ambulanza e 9 operatori tecnici/soccorritori, così come previsto dalla deliberazione n. 482 del 4 maggio 2026. Un numero che, alla luce delle reali necessità organizzative del SET 118 e delle decine di postazioni gestite da Sanitaservice, appare del tutto insufficiente rispetto al fabbisogno concreto, soprattutto in vista della stagione estiva.

Il Policlinico di Foggia consolida il proprio ruolo di centro di eccellenza nel panorama sanitario nazionale con l’installazione della seconda piattaforma robotica di ultima generazione Da Vinci Xi. Questo importante investimento tecnologico rappresenta un ulteriore passo avanti verso una chirurgia sempre più precisa, mini-invasiva e orientata al miglioramento degli esiti clinici e della qualità di vita dei pazienti”.

Non si placano le polemiche dopo l’attivazione, lo scorso 4 maggio, del nuovo protocollo operativo dell’ASL Foggia per la gestione di farmaci e ausili sanitari nel servizio 118. Un provvedimento nato, secondo il Dipartimento Emergenza Urgenza guidato dal dottor Stefano Colelli, con l’obiettivo di ottimizzare risorse e procedure, ma che ha immediatamente provocato la protesta del personale infermieristico.

Non si placano le polemiche attorno al Concorso Unico Regionale per Infermieri in Puglia. A far discutere, questa volta, non è soltanto l’enorme partecipazione registrata nelle prove preselettive, ma soprattutto il senso stesso di una procedura che molti professionisti sanitari giudicano eccessivamente onerosa, complessa e poco proporzionata rispetto agli obiettivi finali del concorso. I numeri raccontano bene la dimensione dell’evento: sono stati 9301 gli infermieri che si sono presentati alla prova preselettiva, mentre altri 2871 candidati hanno scelto di non partecipare. Tra i presenti, inoltre, circa 1500 infermieri già lavorano stabilmente in strutture sanitarie sparse in tutta Italia e puntano a rientrare in Puglia attraverso il concorso regionale. Alla fine della preselezione gli ammessi alla prova scritta sono risultati 4746, con un punteggio minimo di accesso fissato a 20,69. Dati che hanno immediatamente acceso il dibattito tra gli operatori del settore e all’interno degli Ordini professionali. Il Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Puglia, unificato tra i sei OPI provinciali della regione, ha infatti sollevato forti interrogativi sull’effettiva utilità della prova preselettiva, mettendo in discussione il rapporto tra costi organizzativi, sacrifici richiesti ai candidati e benefici reali della procedura. “La riflessione che oggi si impone è seria e non più rinviabile”, spiegano dagli OPI pugliesi. “Valeva davvero la pena consumare così tante risorse economiche, tempo ed energie per una prova di questo tipo?”. Dietro i numeri, infatti, ci sono migliaia di professionisti che hanno dovuto affrontare spese di viaggio, richieste di permessi lavorativi, turni da riorganizzare e difficoltà personali pur di prendere parte alla selezione. Una situazione resa ancora più delicata dal fatto che il percorso concorsuale è tutt’altro che concluso: restano ancora da affrontare la prova scritta, quella pratica e il colloquio orale. Il rischio, evidenziano gli Ordini, è che le successive fasi possano svolgersi in pieno periodo estivo, aggravando ulteriormente le difficoltà di conciliazione tra attività lavorativa, studio e vita personale. E’ Alessandro Facciorusso dello staff comunicazione, a spiegarci per conto del presidente dell’OPI Foggia Michele Del Gaudio, i motivi della protesta . Secondo Facciorusso, il nodo centrale resta il rispetto della professione infermieristica e della dignità dei professionisti coinvolti. “Parliamo di operatori sanitari che già lavorano quotidianamente in ospedali, pronto soccorso e servizi territoriali spesso in condizioni difficili”, sottolinea. “È necessario interrogarsi se procedure così pesanti siano davvero il modo migliore per selezionare competenze che già il sistema sanitario utilizza ogni giorno”.



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