Non si placano le polemiche attorno al Concorso Unico Regionale per Infermieri in Puglia. A far discutere, questa volta, non è soltanto l’enorme partecipazione registrata nelle prove preselettive, ma soprattutto il senso stesso di una procedura che molti professionisti sanitari giudicano eccessivamente onerosa, complessa e poco proporzionata rispetto agli obiettivi finali del concorso. I numeri raccontano bene la dimensione dell’evento: sono stati 9301 gli infermieri che si sono presentati alla prova preselettiva, mentre altri 2871 candidati hanno scelto di non partecipare. Tra i presenti, inoltre, circa 1500 infermieri già lavorano stabilmente in strutture sanitarie sparse in tutta Italia e puntano a rientrare in Puglia attraverso il concorso regionale. Alla fine della preselezione gli ammessi alla prova scritta sono risultati 4746, con un punteggio minimo di accesso fissato a 20,69. Dati che hanno immediatamente acceso il dibattito tra gli operatori del settore e all’interno degli Ordini professionali. Il Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Puglia, unificato tra i sei OPI provinciali della regione, ha infatti sollevato forti interrogativi sull’effettiva utilità della prova preselettiva, mettendo in discussione il rapporto tra costi organizzativi, sacrifici richiesti ai candidati e benefici reali della procedura. “La riflessione che oggi si impone è seria e non più rinviabile”, spiegano dagli OPI pugliesi. “Valeva davvero la pena consumare così tante risorse economiche, tempo ed energie per una prova di questo tipo?”. Dietro i numeri, infatti, ci sono migliaia di professionisti che hanno dovuto affrontare spese di viaggio, richieste di permessi lavorativi, turni da riorganizzare e difficoltà personali pur di prendere parte alla selezione. Una situazione resa ancora più delicata dal fatto che il percorso concorsuale è tutt’altro che concluso: restano ancora da affrontare la prova scritta, quella pratica e il colloquio orale. Il rischio, evidenziano gli Ordini, è che le successive fasi possano svolgersi in pieno periodo estivo, aggravando ulteriormente le difficoltà di conciliazione tra attività lavorativa, studio e vita personale. E’ Alessandro Facciorusso dello staff comunicazione, a spiegarci per conto del presidente dell’OPI Foggia Michele Del Gaudio, i motivi della protesta . Secondo Facciorusso, il nodo centrale resta il rispetto della professione infermieristica e della dignità dei professionisti coinvolti. “Parliamo di operatori sanitari che già lavorano quotidianamente in ospedali, pronto soccorso e servizi territoriali spesso in condizioni difficili”, sottolinea. “È necessario interrogarsi se procedure così pesanti siano davvero il modo migliore per selezionare competenze che già il sistema sanitario utilizza ogni giorno”.