Sono definite con termine inglese new addictions le nuove dipendenze comportamentali che, pur non essendo legate all’assunzione di sostanze come droghe o alcol, manifestano dinamiche e conseguenze molto simili alle dipendenze tradizionali. I disturbi sono riferiti al mondo dei social network, dei videogiochi, gioco d’azzardo online, shopping compulsivo e dipendenze affettive. A fotografare il fenomeno tra i giovani del territorio è l’indagine realizzata dall’Equipe Territoriale Emmaus nell’ambito del progetto “In-Dipendenti”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. I risultati dello studio sono stati presentati venerdì 29 maggio presso Palazzo Dogana, a Foggia, nel corso di un incontro dedicato alla prevenzione e alla sensibilizzazione sul tema delle dipendenze. L’indagine ha coinvolto circa 1.500 studenti e studentesse di età compresa tra i 14 e i 18 anni, durante gli anni scolastici 2024/2025 e 2025/2026. Un campione ampio e rappresentativo che conferisce alla ricerca una significativa valenza statistica e scientifica. Il progetto ha interessato gli istituti superiori “Notarangelo-Rosati-Giannone-Masi”, “Volta”, “Marconi”, “Poerio”, “Einaudi” e “Pacinotti” del capoluogo dauno. Attraverso incontri nelle aule scolastiche e visite presso le comunità di recupero gestite da Emmaus, gli studenti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi direttamente con il tema delle dipendenze, approfondendone le cause, i rischi e le possibili strategie di prevenzione. Tre le dimensioni d’indagine, come ha spiegato la docente dell’UniFg Barbara Angelillis, responsabile scientifica della ricerca e curatrice del report “In-Dipendenti”: “La dipendenza tecnologica, con particolare attenzione per l’uso di internet e dei dispositivi digitali, quella affettiva e relazionale, come la paura dell’abbandono e i controlli nella coppia, e la dipendenza da gioco d’azzardo”. 

C’è una parte della Puglia che sembra esistere soltanto d’estate. Una terra che per tre mesi viene raccontata come un paradiso turistico, meta di milioni di visitatori, vetrina di bellezze naturali e orgoglio dell’intera regione. Poi arriva ottobre e il sipario cala. Le luci si spengono. Le promesse restano tali. E il Gargano torna a fare i conti con la sua condizione di isolamento, con i suoi servizi insufficienti e con una sanità che troppo spesso costringe cittadini fragili e famiglie a trasformare il diritto alla cura in una corsa ad ostacoli. L’allarme lanciato da Potito Salatto, alla guida del Gruppo Salatto e della RSA di Rodi Garganico, non riguarda soltanto il rischio di cassa integrazione per cento lavoratori nell’anno in corso. Dietro quella che potrebbe apparire come una semplice crisi aziendale si nasconde infatti una questione molto più grande e inquietante: il progressivo abbandono sanitario delle aree interne e costiere del Gargano. Dopo oltre trent’anni di attività, sacrifici e investimenti, una delle realtà assistenziali più radicate del territorio si trova oggi a denunciare un sistema che, anziché valorizzare chi opera in zone difficili, sembra penalizzarlo. Procedure burocratiche farraginose, tariffe ritenute non più adeguate ai costi reali, carenza di personale sanitario, difficoltà logistiche e limiti che finiscono per rendere sempre più complicata la sopravvivenza di strutture chiamate quotidianamente a garantire assistenza a persone anziane, non autosufficienti e pazienti fragili. Ma il punto centrale della denuncia è un altro. È il concetto di territorialità. È la richiesta di riconoscere che il Gargano non può essere trattato come Bari, Foggia o altre aree facilmente raggiungibili. Qui le distanze si misurano in ore di viaggio, i collegamenti sono spesso insufficienti e molte famiglie rinunciano perfino a ricoverare i propri cari perché impossibilitate a raggiungerli con continuità. E mentre la Regione continua a lamentare la mobilità passiva e i milioni di euro che ogni anno seguono i pazienti pugliesi fuori regione, chi prova a mantenere sul territorio servizi sanitari e riabilitativi denuncia di essere lasciato solo. Un paradosso che rischia di avere conseguenze pesantissime non soltanto per i lavoratori coinvolti, ma per migliaia di cittadini che già oggi vivono sulla propria pelle il peso di una sanità sempre più distante. La vicenda della RSA di Rodi Garganico diventa così il simbolo di una domanda che il territorio rivolge da anni alla politica regionale: Il diritto alla salute è davvero uguale per tutti?

Un fiume di entusiasmo, partecipazione e voglia di capire ha travolto Vigna Nocelli nella serata di ieri, dove la Sezione Provinciale AISM di Foggia ha dato il via alla Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla con l'evento "Happy Hour con l'Esperto". Un format innovativo che ha saputo unire informazione scientifica di alto livello e convivialità, registrando una partecipazione che ha superato ogni aspettativa. Siamo profondamente commossi e grati per l'energia che la città di Foggia e l'intera provincia hanno dimostrato, vedere tante persone - con SM, familiari, giovani, cittadini - confrontarsi con i nostri specialisti in un clima di autentica serenità è la prova che la battaglia contro la sclerosi multipla si vince anche così: insieme, informati, senza barriere. L'evento ha potuto contare sulla presenza di un'équipe sanitaria d'eccellenza, che AISM Foggia desidera ringraziare pubblicamente per la disponibilità, la competenza e l'umanità dimostrate: Dr.ssa Maria Rachele Bianchi, Neurologo; Prof. Emanuele D'Amico, Neurologo; Dr.ssa Aurora Fuaiano, Neurologo; Dr.ssa Jolanda Vivoli, Psicologa.

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