Nessuna trattativa in corso, almeno ufficialmente, ma nemmeno una smentita definitiva rispetto a uno scenario che, sebbene tutto nel campo delle ipotesi, non appare così improbabile. Il futuro della Fondazione Turati di Vieste, alle prese con il delicato caso dei trasferimenti di alcuni pazienti e con il progressivo ridimensionamento delle proprie attività, potrebbe rientrare nei radar delle recenti operazioni di espansione del Gruppo Telesforo nella sanità privata pugliese. L’indiscrezione circola ormai da giorni, nonostante la stessa Fondazione mantenga a riguardo la massima prudenza. Interpellato da l’Attacco, il direttore generale Maurizio De Scalzi evita infatti di entrare nel merito della possibile acquisizione: “Su questo non rilasciamo nessuna dichiarazione”, afferma inizialmente. Ma nel prosieguo del ragionamento emerge un elemento nuovo: alla domanda se un eventuale passaggio di proprietà possa essere escluso categoricamente, De Scalzi risponde infatti che “non lo escludiamo, ma non c’è nulla di fatto”. Una precisazione che, pur non confermando alcuna trattativa, lascia aperto uno spiraglio rispetto a possibili scenari futuri. D’altra parte, la Fondazione Turati vive (da anni) una fase complessa, aggravata dal contenzioso con le istituzioni regionali sul fronte delle autorizzazioni e dell’organizzazione dei servizi: “Qualunque nostro tentativo di trovare soluzioni alternative, di aprire nuovi reparti, di fare qualcosa pur di restare, è stato sistematicamente boicottato da parte della Regione e dell’Asl”, sostiene De Scalzi. Parole dure, sulla scia delle accuse già formulate nei giorni scorsi dalla Fondazione dopo l’avvio delle procedure che potrebbero portare al trasferimento di alcuni ospiti della struttura: “Stanno mettendo indubbiamente a dura prova la volontà di rimanere”, aggiunge il direttore generale. “Noi confidiamo che questa situazione si possa risolvere, ma se ogni volta che facciamo una proposta ci viene negata o semplicemente ignorata, è difficile non sentirsi indesiderati”.