Nunzio Angiola, economista aziendale nato a Taranto nel ’69, è reduce dall’esperienza di parlamentare per 5 anni. Ora la nuova veste di candidato rettore. L’Attacco lo ha intervistato.
Perché ci sono addirittura 8 candidati? Colpa solo delle dimissioni di Limone o c’è la tendenza al monadismo tra voi docenti?
Non penso che ci sia una tendenza ad andare ciascuno per conto proprio in Unifg. Nel momento in cui ho scelto di candidarmi sapevo di 3-4 nomi soltanto e proprio quel numero abbastanza ridotto è stata la molla che mi ha spinto a presentarmi. L'ho fatto pensando che l'Area economica non avrebbe espresso un candidato e dunque mi sono deciso a stimolare partecipazione e condivisione.
Perché nell’Area economica c’è scarsa coesione?
L’Area economica risente della scissione che si è consumata negli scorsi anni. Sono stato fuori per i 5 anni in cui ho rivestito la carica di parlamentare e quindi certe dinamiche mi sfuggono, ma non credo onestamente che non si riesca ad andare d'accordo ad Economia. E’ vero che ci sono dei gruppi di docenti che vanno per conto proprio ma accade anche altrove che manchino maggioranze bulgare, basti vedere Medicina cliniche e sperimentale.
E’ ottimista rispetto ad una semplificazione, già prima del voto, del quadro delle candidature?
Sono e sarò sempre favorevole a una tale semplificazione e sono il primo ad essere disponibile a fare un passo indietro nel momento in cui mi rendo conto che si può ravvisare una convergenza forte in favore di altre ipotesi. In questo caso solo sarei disponibile a fare un passo indietro anche prima del 15 marzo. Sono molto ottimista che possa esserci una importante scrematura del numero dei candidati già prima del 15 marzo, ho il polso della situazione ed è una voce che mi giunge in maniera molto trasversale da tutto l'Ateneo. Auspico, anzi sono convinto, che ci saranno al massimo 3-4 candidati alla prima elezione. Io sento di avere come vantaggio il fatto di vivere qui da 23 anni e di essere un profondo conoscitore dell’intero territorio della provincia di Foggia e non soltanto della città capoluogo.
La città di Foggia le appare migliorata o peggiorata?
Arrivai a Foggia nel 2000, vivo qui con la mia famiglia dal 2005. Mi sento foggiano a tutti gli effetti. Per me la qualità della vita è migliorata in questi decenni, non sono d'accordo con chi parla di un peggioramento. Se poi devo parlare dei foggiani, da loro ho sentito sempre rimembrare gli anni ’70 e ‘80 come i migliori per qualità della vita e poi parlare di un declino dagli anni ‘90 in poi. Io sono convinto che sia cambiata in meglio e che possa fare ulteriori passi in avanti punto. Se nel 2018 l’allora sindaco Landella fosse caduto e non fosse stato rieletto non ci sarebbe probabilmente stato il commissariamento per infiltrazioni mafiose. Ogni evento va contestualizzato. Penso, inoltre, che l'Università si sia fatta sentire e che abbia inciso notevolmente laureando oltre 30.000 persone. E’ un fatto notevole perché la cultura rappresenta il miglior antidoto per un territorio. Di certo ci sono, a Foggia, tanti nodi da risolvere: abbiamo un altissimo livello di dispersione scolastica, un reddito pro capite inferiore alla media nazionale, il 104° posto nella qualità della vita tra le province italiane. L’Ateneo il proprio impatto positivo l'ha dato, ha portato ricchezze e sviluppo pur in un contesto degradato. Sono convinto che questo territorio sarebbestato assai peggiore senza Unifg.
Cosa ha condiviso dei 3 anni di Limone?
Apprezzo il lavoro svolto nell'amico Limone. Oggi Unifg fa capolino in certi ranking internazionali, ha acquisito riconoscimenti importanti da parte di Anvur e Censis, i dottorati sono aumentati da 4 a 9, è stata acquisita l'ex caserma Miale, è aumentato il livello di soddisfazione dei nostri studenti. Però, da economista aziendale, devo dire che le organizzazioni a tutti i livelli possono sempre migliorare. Per fare un esempio: tutte le convenzioni e gli accordi quadro stipulati dal nostro Ateneo spesso restano lettera morta, io li farei decadere se non sono tramutati in accordi attuativi.
Sul potenziamento della dotazione edilizia?
Limone ha avuto un grande coraggio perché ha riaperto il dossier sulla Miale che era stato voluto fortemente dal rettore Volpe e che era stato abbandonato con l’insediamento di Ricci. Fu un'occasione persa perché avremmo potuto disporre dell'ex caserma già tanti anni prima. Inoltre non va dimenticato che l'Università riqualificato alcuni luoghi della città, come è avvenuto con la Casa dello studente di via Guglielmi.
Va accresciuta ancora l'offerta formativa o prima serve garantire spazi adeguati?
La regola classica dice che prima si crea la domanda e poi arriveranno gli spazi, anche perché i tempi sono molto più lunghi per ampliare la dotazione organica. Bisogna, cioè, prima creare un interesse. Ma non deve essere una corsa a considerare gli studenti come fossero fette di mercato, ovvero non vanno moltiplicati i corsi in assenza di un reale riscontro.
Un territorio dalle limitate capacità di garantire sbocchi occupazionali. O va calibrata meglio la stessa progettazione di nuovi corsi?
L’offerta formativa traina la domanda di lavoro sul mercato ma bisogna fare i conti col territorio produttivo e imprenditoriale. Non devono esserci proposte calate dall'alto. Ricordo l'attivazione di Scienze investigative, per cui arrivarono studenti da altre province e regioni fiutando la novità. In generale, per un percorso strutturale di crescita di Unifg le esigenze devono essere concordate, serve un canale costante con le imprese. Il territorio ci ha sempre chiesto competenze generaliste e competenze specifiche, legate in particolare ai comparti dell'agricoltura e del turismo, che rappresentano le due eccellenze del territorio di Capitanata. Bisogna porsi oggi la domanda se il nostro percorso sia il più idoneo rispetto alle esigenze di mercato.
Cosa farebbe se fosse rettore?
Dobbiamo diventare un polo d'attrazione. Oggi abbiamo un solo corso in lingua inglese. Non possiamo prescindere da una vera internazionalizzazione, i nostri corsi non sono attrattivi per gli studenti stranieri e anche i nostri visiting professor sono al momento pochi. Il mio sogno è far diventare Unifg un hub formativo non solo dell'area balcanica ma anche di quella dell'Africa mediterranea. Da rettore mi muoverei innanzitutto agendo sulla governance, migliorando il controllo di gestione, dando più spazio al personale tecnico amministrativo e garantendo più collaborazione tra delegati elettorali visto che alcuni lamentano il fatto che certi delegati si muovono ciascuno per conto proprio. Aumenterei dal 20 al 30% la pesatura elettorale del personale tecnico amministrativo e migliorerei il sistema di valutazione della performance.
A che punto è l’integrazione tra Ateneo e territorio?
Ogni volta, in occasione delle elezioni in Unifg sento parlare di Foggia come città universitaria e come città campus, cose che non ho mai visto. Parlerei, piuttosto, di una Foggia laboratorio. C'è la necessità di stipulare un nuovo patto col territorio di riferimento. La mia idea è creare un centro interuniversitario focalizzato sui rapporti tra Università e società, sull'esempio del Piemonte. Agli studenti dobbiamo fornire spazi di studio e di socializzazione, con orari di apertura estesi. Vorrei seguire il modello dell'università di New York, in Gran Bretagna, con orari di apertura fino alle ore 23.00 o a mezzanotte. La socializzazione, l'incontro e il confronto sono tutto per gli studenti, che spesso quando sono fuori sede non hanno nemmeno dove appoggiarsi per studiare.
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