Tra le candidature che più hanno sorpreso c’è quella della professoressa Barbara Cafarelli, già delegata rettorale. Figlia dell’ex parlamentare Franco, è colei che ha materialmente scritto il Piano strategico di Ateneo, che riassume le sue intenzioni. L’Attacco l’ha intervistata.
Perché ci sono addirittura 8 candidati?
Questa disgregazione penso che sia legata alla notizia improvvisa delle dimissioni di Limone. Una pluralità di candidati offre, però, un dibattito costruttivo in Ateneo. E, comunque, è indubbio che ci sarà una coalizione in vista del ballottaggio, mentre è difficile dire cosa possa avvenire prima del 15 marzo. Tra di noi candidati ci sono alcune convergenze sull'idea di crescita dell'Ateneo ma poi chiaramente emergono anche diversità legate al proprio convincimento su come debba realizzarsi questo percorso di sviluppo ulteriore.
Perché ha scelto di candidarsi?
La mia candidatura nasce da un profondo convincimento su quello che Unifg deve essere e su come va realizzato tale obiettivo. Per me serve un vero cambio di paradigma, che si basi sulla valorizzazione delle risorse umane e sulla fusione tra didattica innovativa e ricerca di qualità. Servono però fondi per continuare a valorizzare le risorse umane. Da delegata rettorale ho puntato molto sull’attrattività dell'offerta formativa, con nuovi corsi molto apprezzati che hanno accresciuto del +41% gli immatricolati negli ultimi tre anni, un dato in controtendenza con quello dato nazionale. Ho puntato puntato molto anche sulla spendibilità del titolo e sul rilascio di una certificazione open badge, che possono essere riconoscimenti in ambito lavorativo. Con l’accresciuta offerta formativa siamo riusciti a incrementare l’FFO, il Fondo per il finanziamento ordinario delle Università. Infatti queste risorse stanziate dal Ministero sono cresciute per Unifg del +31%, pari a circa 25 milioni in più rispetto al 2019. Non è poco. Ciò ha consentito vari passi, che vanno adesso continuati. Bisogna investire di più sul personale tecnico amministrativo aumentandolo. Le maggiori risorse ci hanno consentito di offrire servizi più adeguati agli studenti. Ora bisogna lavorare ancora su spazi, segreteria, offrire agli studenti un supporto alla progettazione delle loro idee. Ho scritto il nuovo Piano strategico, che contiene quello che ritengo debba essere questo Ateneo. Si è ottenuto un risultato perché c’è stato un processo di forte condivisione e collaborazione nell’Ateneo e tra Ateneo e territorio.
A che punto è l’integrazione tra Unifg e territorio?
Posso dire, da foggiana, che sono stati fatti importantissimi passi. Oggi siamo visti dal territorio come un'istituzione di riferimento. Abbiamo lavorato moltissimo per la diffusione della cultura della legalità, ci sono state tantissime iniziative con ottime risposte parecchie delle quali co-progettate col territorio. Se fino a qualche anno fa Unifg era vista in maniera più marginale oggi riveste, invece, un ruolo centrale ed ha cambiato parecchio il volto della Capitanata. Abbiamo limitato un'emorragia di menti di giovani. Non assistiamo più alla logica della predestinazione, che un po' affligge tutto il Sud, ma ad una visione diversa. Con le imprese i rapporti ci sono, si è lavorato per questo. Ci sono progetti su cui abbiamo collaborato con diverse realtà. Abbiamo iniziato a fare investire gli imprenditori, ottenendo finanziamenti per borse di ricerca e di dottorato. Ed è importantissimo anche quanto è stato fatto in ambito sanitario.
La città di Foggia, negli ultimi decenni, le appare migliorata o peggiorata?
E’ migliorata, assolutamente, ma purtroppo la presenza della criminalità organizzata è tragica. Conto sui giovani perché ci sia un cambio su questo.
Il territorio di Capitanata offre limitati sbocchi occupazionali. Ma quanto è calibrata sulle vere esigenze di mercato la vostra offerta formativa?
Nella progettazione dell'offerta formativa abbiamo messo al primo posto la consultazione del territorio e ciò ha dato già risposte positive. Almalaurea evidenzia nel suo ultimo report che il tasso di occupazione dei nostri laureati è in linea con altre realtà, non solo del sud Italia. La spendibilità del titolo è valutata nei nostri laureati in maniera estremamente positiva. Viviamo in un mondo che cambia in maniera molto veloce e sicuramente è sempre necessario aggiornare l’offerta.
Continuità o discontinuità con Limone?
Alla base del precedente mandato c'era un'idea precisa di crescita di Unifg e un agire etico che avesse un impatto per questo Ateneo.
L'acquisizione di nuovi spazi è stata fondamentale come azione e nel farlo è stata sempre prestata attenzione anche alla sostenibilità economica e finanziaria dell'Ateneo: dall'ex Conventino, dove nasceranno 64 posti letto, all'ex caserma Miale, dalla costruzione delle nuove aule di Medicina alla realizzazione del Dipartimento di eccellenza. Siamo stati supportati dalla Regione Puglia proprio perché c'era l’esigenza concreta di ulteriori spazi. Sono abbastanza fiduciosa che si possa ottenere i finanziamenti ministeriali nell'ambito del Bando edilizia, cui abbiamo partecipato.
Cosa farebbe se fosse eletta rettrice?
Fare università non significa inventarsi uno slogan ma avere un'idea molto precisa di cosa realizzare e di come farlo. Molti criticano la crescita perché dicono che sia più difficile da gestire ma se noi rinunciamo cosa accade al territorio? L’Università genera PIL su questo territorio. Ogni studente che va via significa almeno 10mila euro l'anno in meno, ed è una stima per difetto. Basti pensare che noi abbiamo oggi circa 13mila studenti per capire quale impatto abbia l'Ateneo su questo territorio. Io intendo continuare a puntare sui corsi di laurea STEM, che appartengono all'ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico. Stiamo investendo su due corsi di studio in particolare: da un lato quello già presentato di Biotecnologie e dall'altro Ingegneria informatica che dovrebbe partire dal prossimo anno accademico. Grazie ai 18,4 milioni arrivati con i Patti territoriali quasi 12 milioni andranno alla ristrutturazione dell'ex caserma Miale mentre circa 6 milioni ci serviranno per reclutare docenti per Ingegneria informatica, docenti che oggi non abbiamo.
L’aumento delle immatricolazioni si scontrerà nei prossimi anni con il forte decremento demografico.
Il problema della denatalità esiste già in Capitanata. Noi siamo riusciti a superare questo ostacolo con nuovi corsi che sono stati ritenuti attrattivi. Dobbiamo continuare su questa strada, non c'è altra via. C’è poi bisogno di internazionalizzare l'offerta ma per farlo bisogna co-progettare col territorio. Servono trasporti, infrastrutture, serve incentivare i docenti a tenere corsi in inglese. Ora c’è un solo corso di Laurea in inglese, la magistrale di Scienze biologiche. Si potrebbe pensare a corsi in inglese per l'ambito economico e per quello medico. Dal prossimo anno accademico partirà un corso in Innovazione e ospitality che, se Limone non si fosse dimesso, sarebbe stato in lingua inglese. La nostra offerta avrà dal prossimo anni ben 8 corsi nuovi, molto importanti saranno soprattutto la magistrale di Psicologia e Scienze infermieristiche e ostetriche, che possono avere un grande impatto su questo territorio.
Nelle linee programmatiche della direttrice di Giurisprudenza Curtotti c’è la proposta di accorpare l’Area psicologica a Bari, in un corso interateneo, togliendola al vostro Distum. Cosa ne pensa?
Iin primis c’è il rispetto per l’autonomia di ciascun dipartimento. Non si può pensare a livello centrale di prendere un corso e spostarlo, sic et simpliciter. Aprire Psicologia a Foggia non è stato semplice, c'è stato un investimento notevolissimo. Questo corso è molto apprezzato e ritengo che debba restare necessariamente all'interno della nostra offerta formativa, tant’è che abbiamo proposto la magistrale dal prossimo anno accademico. Non penso che dobbiamo cedere un pezzo della nostra offerta formativa ad altri Atenei. Questa proposta mi lascia un po' perplessa.
Quanto pesa la carenza di spazi?
Stiamo costruendo nuovi spazi e abbiamo anche preso in fitto strutture per ospitare i nostri corsi. E’ una criticità vissuta in tutti gli Atenei, comunque. Avevamo presentato il progetto Ecosistemi per riqualificare gli spazi della triennale di Scienze motorie ma, purtroppo, col commissariamento del Comune di Foggia non se n'è fatto più nulla. L'immobile è in comodato d'uso, non ci è stata data la possibilità di demolirlo e rifarlo ex novo.
Auspica un rettore dell’Area economica?
L’Area economica è molto importante per il nostro Ateneo, ha molti docenti e ben 10 costi di studio. Il Demet è ancora relativamente nuovo e necessita di un po' di tempo per andare a regime. Mi piacerebbe un rettore dell'Area economica ma sono favorevole a un progetto di università, soprattutto. E’ più importante questo, non ci sono dubbi.
Su cosa è pronta a fare alleanze?
Serve una convergenza sul metodo, sulla partecipazione e sulla condivisione. Su questo sarei disponibile. Se ho lavorato in tale senso l’ho fatto perché ne ero convinta, non posso certo adesso cambiare idea e tornare ad una gestione condominiale di Unifg. Se abbiamo ottenuto un risultato è perché abbiamo lavorato insieme, tornare ad altre logiche non mi vedrebbe partecipe. Ho la visione di Unifg come un essere vivente, un organismo complesso fatto di persone, talenti, opportunità. Non si può tornare al passato, sarebbe una grossa perdita per tutto il nostro territorio.
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