Non gli somministrano la dieta idonea al suo quadro clinico, lui sta malissimo e tenta il suicidio

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Starebbe precipitando a livelli drammatici la situazione psicofisica del detenuto Leonardo Cisaria, originario di San Vito dei Normanni ed ora recluso presso il carcere di Foggia, dopo due trasferimenti nel giro di due mesi - da quando, a fine ottobre scorso, è stato arrestato per truffa - che lo hanno condotto prima dal carcere di Brindisi a quello di Lucera e poi da quest’ultimo al penitenziario del capoluogo dauno.

Nel weekend il detenuto avrebbe tentato diverse volte il suicidio, prima cercando di impiccarsi in cella poi provando ad avvelenarsi, secondo quanto racconta, disperata, la moglie di Cisaria a l’Attacco, che solo poco tempo fa aveva già scritto del particolare quadro clinico del detenuto e dei presunti inadempimenti delle strutture carcerarie in cui è stato ristretto rispetto alla specifica alimentazione che dovrebbe seguire per non correre rischi di salute.

Leonardo Cisaria, infatti, in un recente passato era arrivato a pesare 145 chili: un’obesità che non gli permetteva più di portare avanti il suo lavoro, prima in qualità di dipendente di una ditta di pitturazioni e cartongessi poi di bracciante agricolo. Così, per perdere peso, decise di sottoporsi ad un intervento di sleeve gastrectomy, ovvero la riduzione chirurgica dello stomaco.

Un’operazione la cui degenza necessiterà di 6 mesi di riposo, ma che lo porterà anche a una serie ripercussioni psicofisiche che lo faranno stare molto male e gli causeranno anoressia. “Da quell’intervento di sleeve gastrectomy – aveva precedentemente raccontato a l’Attacco la moglie di Cisaria, Angelica Caroli - mio marito presenta intolleranze alimentari e ha quindi bisogno di essere alimentato esclusivamente con cibi freschi, dunque non surgelati poiché contengono conservanti, e non troppo solidi, perché altrimenti non riesce a digerire".

"Alimentazione non rispettata né nel carcere di Brindisi né a Lucera, dove fu trasferito il 21 novembre scorso e dove si pensava potesse essere seguito meglio”. Ma così non è stato. Ed ora anche nel penitenziario foggiano in via delle Casermette, dove Cisaria è stato tradotto due giorni prima della Vigilia di Natale, la situazione non è migliorata, anzi starebbe notevolmente precipitando per il detenuto, la cui cartella clinica rispetto all’alimentazione che dovrebbe seguire è agli atti dell’istituzione penitenziaria.

Un quadro medico tra l’altro ribadito dalla documentazione stilata al Pronto soccorso dell’Ospedale Perrino di Brindisi, “dove mio marito fu trasportato dopo essersi sentito male a causa dei cibi inadatti che gli venivano somministrati in carcere e dove fu messo per iscritto dal dottore che lo prese in carico – aveva raccontato la signora Caroli – che il detenuto era in imminente pericolo di vita se non avesse seguito una dieta consona alle sue esigenze di salute”

Nel frattempo Cisaria avrebbe avuto un altro grosso malore pochi giorni dopo essere giunto nel penitenziario di Foggia. Lo ha riferito la settimana scorsa alla moglie nell’unico colloquio familiare avuto da quando è stato trasferito nel capoluogo dauno: “Stava malissimo – sottolinea ora la moglie -. Mi ha riferito che il giorno della Vigilia di Natale ha vomitato di nuovo sangue ed è stato portato al Pronto soccorso, sempre a causa dell’alimentazione sbagliata".

"E’ stato sottoposto ad esami radiologici dai quali si è potuta constatare l’operazione di sleeve gastrectomy a cui si sottopose qualche anno fa. Nel carcere di Foggia, dunque – prosegue la donna –, conoscono la situazione clinica di mio marito, non solo perché la documentazione ‘cammina insieme al detenuto’ da penitenziario a penitenziario ma anche perché io stessa ho chiesto di prestare attenzione alle sua alimentazione".

"Nonostante ciò anche lì non gli viene ‘passato’ il cibo giusto affinché sia alimentato correttamente, non  gli viene fornito alcun trattamento alimentare specifico, e la sua situazione sta peggiorando. Gli unici alimenti freschi che gli vengono garantiti sono le patate, le carote e le zucchine perché vengono coltivate in loco nel carcere dauno".

"Quando, il 26 dicembre, sono andata a trovarlo gli ho portato del cibo: carne e verdure. Ma queste ultime mi sono tornate indietro, perché, forse per regolamento, non possono essere introdotte dall’esterno. Quindi ha mangiato solo la carne che gli ho portato io. Ed ora credo sia a digiuno da non so quanti giorni”. 

Il nuovo colloquio di Caroli con il marito è stato fissato per sabato 6 gennaio. Nel frattempo la moglie del detenuto e i loro tre figli minori sono stati disperati per giorni perché non riuscivano a reperire alcuna informazione sullo stato di salute di Cisaria, dopo il tentativo di quest’ultimo di togliersi la vita.

“Del suo tentato suicidio sono stata avvisata telefonicamente questo lunedì da un ragazzo il cui fratello condivide la cella con mio marito – riferisce sul punto la donna -. Dagli uffici del carcere nessuno mi aveva informata di quanto successo. Così, in questi giorni, per avere notizie più dettagliate ho chiamato ripetutamente, purtroppo senza successo, sia l’Ufficio matricola sia il centralino del penitenziario di Foggia, il cui operatore mi ha detto di non poter fornire ragguagli a meno che non avesse chiamato il nostro avvocato".

"Ho dunque sollecitato il mio legale, il quale, ieri mattina, ha telefonato al penitenziario dauno chiedendo di parlare con qualcuno dell’Ufficio matricola, ma dal centralino gli hanno risposto che in quel momento non c’era nessuno degli addetti. Ho inviato anche diverse mail, sia al carcere di Foggia sia all’Ufficio penitenziario regionale: anche in questi casi nessuna risposta. Credo sia un dovere della struttura carceraria informare la famiglia sullo stato di salute di un detenuto".

"Dopo i tentati suicidi di mio marito, da tre giorni contatto telefonicamente il carcere senza riuscire a ricevere alcuna informazione. Eppure non sono un’estranea, sono la moglie. Sto passando dei giorni bruttissimi in preda ad un’ansia devastante”, conclude Caroli, che, nel frattempo, però, ieri pomeriggio, ha ricevuto la chiamata del marito dal carcere.

“Stava ancora male e mi ha confermato del plurimo tentato suicidio. Così, nelle scorse ore, con l’avvocato abbiamo inviato un’istanza urgente al magistrato di sorveglianza per chiedere che mio marito venga sottoposto agli arresti domiciliari a causa del suo grave stato di salute psicofisica”.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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