Il ricordo di Imma Palmieri e la sua personalissima maratona dell’amicizia e dell’emozione

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Correre una maratona è l’ambizione di ogni runner, partecipare alla maratona amatoriale più famosa e affascinante del mondo, quella di New York, rappresenta invece un sogno. Quello di Imma Palmieri, runner dilettante di Chieuti e agente di volante della Polizia di Stato con sede a Modena, si realizza pressappoco un anno fa, il 6 novembre ‘22, quando insieme a due colleghi con i colori della “Interforze Modena” percorre i 42 km più popolari del pianeta.

“Ho sempre amato lo sport, ma la mia passione per la corsa si è sviluppata nel tempo - racconta - , correvo sporadicamente quando ero all’università a l’Aquila ma nel ‘10 durante il servizio militare volontario che ho  svolto a Milano dopo essermi laureata, ho sempre corso aumentando  gradualmente il chilometraggio. Quando nel ‘12 sono entrata in Polizia, sono stata 6 mesi a Spoleto e poi una volta trasferita ad Orio al Serio ho iniziato a partecipare alle mie prime mezze maratone in Lombardia. Mi sono anche iscritta alla Triathlon Bergamo, e per qualche anno ho corso le gare di triathlon in giro per l’Italia”.

Molti runner vivono l’esperienza di una maratona insieme ad un amico, o addirittura si cimentano per la prima volta in quanto invogliati da qualcuno a loro vicino, e lo stesso è stato per Palmieri: “Nell’ aprile ‘18 da Orio al Serio sono stata trasferita a Modena - dice - e dopo un paio di anni due miei colleghi speciali, il funzionario Gianni Bonfatti e l’assistente capo Mino Maggio mi hanno incoraggiata a preparare insieme a loro la mia prima maratona che doveva essere nel ‘21 a New York. Mi sono quindi iscritta alla società " Interforze Modena" e ho iniziato ad allenarmi, malgrado in principio avessi un po' di soggezione essendo loro miei superiori, remore che poi ho superato perché lo sport azzera ogni gerarchia. Abbiamo deciso di chiamarci “Gli undicesimi” perché 11 sono gli anni che separano le nostre date di nascita, ‘65 Gianni Bonfatti, ‘76 Mino Maggio e ‘87 la mia, numeri che abbiamo fatto poi stampare sulle nostre maglie”.

Nel ‘21 poi a causa della pandemia ai residenti in Europa venne impedito di raggiungere gli States, quello sarebbe stato un anno anche molto complicato per Imma e i suoi colleghi.

Maggio infatti inizia ad avere problemi seri di salute: “Purtroppo Mino dovette fermarsi per una malattia che poi lo avrebbe portato via a marzo ‘22. Per noi è stato molto difficile continuare senza una persona speciale come lui, era pugliese come me, salentino di Miggiano. A novembre ‘21 ho corso la mia prima maratona del Lago Maggiore insieme a Bonfatti e ad un suo fraterno amico, Fabio Martinelli. In tre abbiamo fatto corse di preparazione e mezze maratone in giro per l’Italia, prima di poter concretizzare lo scorso anno il sogno della maratona di New York” ​.

E così il 6 novembre ‘22 al quartiere di Staten Island, sul famoso Ponte di Verrazzano c’era anche lei Imma Palmieri, tra i 50mila atleti professionisti e amatori che hanno attraversato cinque distretti di New York per concludere la corsa nel polmone verde di Manhattan, a Central Park.

“La maratona di New York non si fa guardando il tempo - spiega Imma -, bisogna  godersi lo spettacolo, farsi largo fra le migliaia di runner è particolarmente complicato, e poi  sei distratto dall’immensa folla di spettatori che fa di New York una maratona  diversa da tutte le altre. Noi avevamo l’obiettivo di correre sotto le 4 ore, non ci siamo riusciti per pochissimo, ma è stata ugualmente un’emozione grandissima, da togliere il fiato, un’esperienza davvero unica. Mi ero ripromessa di portare Mino con noi in giro per il mondo, e quindi alla fine della maratona abbiamo sventolato la nostra bandiera tricolore con la scritta Modena ‘65 - Miggiano ‘76 e Chieuti ‘87, le nostre città di provenienza. Io ho indossato la maglia numero 76 di Mino che sua moglie mi ha regalato”.

Amicizia, fatica ed impegno costante sono gli ingredienti che spesso accomunano i runner legati dalla medesima voglia di mettersi alla prova, sfidare sé stessi, imparare a resistere anche nelle avversità della vita: “Correre per me - conclude Palmieri - è una sorta di terapia per la mia mente, organizzo i miei pensieri ed è un esercizio allenante per la vita di tutti i giorni. Allo stesso tempo mi trasmette un forte senso di libertà, gratifica la mia voglia di avventura ed è anche un’opportunità per poter stringere legami con altre persone. Io devo tutto ai miei compagni di corsa, siamo uniti da una forte amicizia, ma soprattutto è grazie a loro se i miei tempi sono migliorati e sono riuscita a fare tutto ciò che ho fatto finora”. Il 24 settembre scorso Imma Palmieri è riuscita a realizzare l’ultimo suo sogno: ha corso, da sola, la maratona di Berlino, considerato il percorso più veloce al mondo, terminando la gara in 3h49’.

Marisa Bizzarro

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testatina dillo al direttore WEB

 

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