Il Foggia che sul campo conosce l’onta della retrocessione in Serie D in 106 anni di storia non rappresenta un unicum nel suo genere. Ormai 74 anni fa, infatti, stesso destino toccava all’US Foggia che faceva capo al dimissionario presidente Ferdinando Nardella, e che nella stagione ‘51-52 nel girone D di Serie C chiudeva mestamente al terzultimo posto a 20 punti, scontando però una penalizzazione di 14 punti senza la quale non avrebbe corso rischi.
A metà luglio di quella triste annata, la società di via Scillitani ufficializzava l'ingaggio del tecnico Tony Cargnelli dal Bologna. Il suo era un ritorno addirittura 19 anni dopo quella prima, storica promozione in B dei rossoneri. Cargnelli avvicendava Vincenzo Marsico, che passava alla Lallo Madami, prima di subentrare a Costantino alla guida del Bari a campionato in corso. Sul fronte tecnico, invece, erano diversi i satanelli a fare gola ad altri club, primo fra tutti Silvestri. Il vice-capocannoniere del girone con 24 gol, passerà all'Arsenal taranto per una cifra vicina ai 3 milioni, il presidente Nardella, perfezionata l’operazione, si attiverà per puntellare l’organico con qualche innesto, nell'immediata vigilia del campionato dal Livorno arriverà l'ala Candiani, mancino dal tiro terrificante ed ex stella di prima grandezza di Ambrosiana Inter, Juventus e Milan, campione d'Italia nel '40 con i nerazzurri.
Fin dalle prime battute si intuisce che la squadra non è più quella della stagione precedente, e infatti in campionato il Foggia è praticamente anonimo. La sconfitta casalinga nel derby con il Lecce è molto di più di un semplice campanello d'allarme, ed anche quando in dicembre si provvede a colmare la lacuna del centravanti, prelevando dal Padova, il 20enne Antonio Aiello, la sostanza non cambia. Il 9 dello stesso mese, infatti, arriva il tonfo casalingo con il Colleferro, e sullo Zaccheria fanno capolino, impietosi, i fischi di un pubblico ormai spazientito. Quella stessa sera si riunisce il Consiglio Direttivo che, dopo una lunga seduta protrattasi fino a notte fonda, rassegna le dimissioni. Commissario straordinario è allora nominato Antonio Frezza, che in tutta fretta licenzia Cargnelli ed assume alla conduzione tecnica della squadra Cesare Migliorini, famoso per anteporre la preparazione atletica a quella tattica.
Il Foggia avrà una reazione d'orgoglio, la domenica successiva arriverà il successo di Caserta che sembra riportare il sereno, e invece è proprio quella gara che finisce con lo spalancare la crisi in casa foggiana. Il match finisce sub iudice per un tentativo di corruzione effettuato ai danni dei campani: inizialmente la società dauna sembra estranea alla vicenda, il calciatore casertano Scarpellini rivela di essere stato avvicinato alla vigilia della partita dall'allenatore Brioschi che gli propone di addomesticare la gara. Il portiere campano sul momento fingerà di stare al gioco, ma successivamente denuncia l'accaduto agli organi federali. Inevitabile scatterà l'inchiesta.
Il 27 dicembre la Lega Nazionale sancisce la retrocessione del Foggia all'ultimo posto in classifica a 0 punti, dà partita vinta a tavolino alla Casertana (2-0), e squalifica a vita il tecnico Brioschi, tesserato per la Paganese. Nel Foggia scoppia il caos: il club rigetta le accuse mosse alla società e ricorre in appello. La tesi sostenuta è quella secondo la quale nessun dirigente foggiano abbia mai contattato Brioschi, e che questi abbia agito per proprio conto al fine di riottenere le mansioni di allenatore della Casertana. Il 5 febbraio la Commissione d'Appello si riunisce a Roma per discutere il reclamo inoltrato dal Foggia ed il giorno seguente lo respingerà. È dunque confermato il primo verdetto, i rossoneri restano ultimi in classifica. Il 13 febbraio viene inoltrato un altro ricorso alla Caf nel quale vengono addotte nuove prove, ed il 5 marzo la Commissione d'Appello Federale, ritenendo che i nuovi elementi potrebbero far nuova luce su tutta la vicenda, rinvia ogni decisione alla Lega.
È un modo per allungare l'agonia in casa rossonera, il verdetto infatti non subirà altre modifiche sostanziali. In un clima di totale incertezza, e con lo spettro di una nuova retrocessione dietro la porta, il cammino della squadra in campionato non potrà che essere altalenante. Migliorini fa quello che può, c'è un momento nel girone di ritorno in cui i satanelli infilano anche sette risultati utili consecutivi, ma i 14 punti di penalizzazione sono un macigno dal quale è impossibile divincolarsi. Il Foggia chiude così al terzultimo punto a 20 punti con un'unica amara consolazione: anche senza il grave handicap del -14 la stagione successiva avrebbe partecipato ugualmente alla IV Serie, per via della ristrutturazione dei campionati. Solo infatti piazzandosi nei primi quattro posti si sarebbe evitata l'onta di quella che, a tutti gli effetti, resta una retrocessione conseguita sul campo.
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