Rino Russo, il gigante buono di Capitanata: è stato lo storico pivot della Libertas per oltre 15 anni

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Sono trascorsi 4 anni dalla prematura scomparsa di Salvatore Russo, per tutti Rino, storico pivot della Libertas Russo degli anni ’70 e ’80, icona del sodalizio foggiano ricordato per le sue doti di combattente in campo e amico leale fuori. Classe ’54, cresciuto nel quartiere Ferrovia, miniera di altri talenti del basket locale, Russo a 12 anni coi suoi 192 cm. di altezza, assieme al suo amico Tonio Lamacchia, si iscrive ai corsi di basket della Libertas: “Inizialmente giocavamo in cortile - racconta Lamacchia -, poi diventammo compagni di squadra e alla fine, avendo sposato sua sorella Paola, anche cognati. Malgrado fosse 2 anni più giovane di me, siamo cresciuti insieme, e nella seconda metà degli anni ’60, vivendo nella zona Stazione dove il basket era molto praticato, ci avvicinammo alla pallacanestro sollecitati da Osvaldo Russo che abitava nel nostro stesso stabile”. 

Inizia così una carriera luminosa già negli anni delle giovanili con la convocazione nel ‘69 da parte di Elio Pentassuglia a Cortina D’Ampezzo, nella rappresentativa nazionale juniores, e le sue caratteristiche fisiche gli permetteranno poi di far parte della prima squadra al fianco dei veterani Corbo, Tizzano, Fredella e Lamacchia, diventando uno dei protagonisti nei tanti campionati di C. “La preparazione atletica non gli piaceva - continua Lamacchia -, ma aveva un pregio, il tempismo tipico di un grande pivot, e tanta grinta. Sotto canestro sapeva liberarsi dagli avversari anche più alti di lui realizzando canestri impossibili, e in difesa catturava rimbalzi che lanciavano poi in contropiede i suoi compagni più veloci. Da giocatori, abbiamo trascorso anni meravigliosi insieme, nei campionati di C interregionale di una volta, con tante trasferte in Sicilia, Lazio, Abruzzo e Campania, ma gli anni più belli sono stati in famiglia, momenti in cui mostrava la sua voglia di stare insieme, e a tutti noi a cui manca il suo sorriso e il suo grande cuore”. 

Il numero 11 giallonero era il leader che teneva unito lo spogliatoio, ma anche un grande realizzatore che trascinava alla vittoria la squadra con un rimbalzo vincente o grazie alla sua mano infallibile nei tiri liberi. Il suo talento cestistico e le sue qualità umane restano nei ricordi di chi lo ha conosciuto: “Rino Russo - dice Mimmo Verile, suo allenatore nella Libertas - è una bandiera del basket di Capitanata, e senza dubbio può essere considerato il miglior pivot della pallacanestro foggiana. Sin da subito ha mostrato il suo potenziale fisico e tecnico, e per il suo carattere da guerriero era un grande punto di forza per la sua squadra. Dotato di buoni fondamentali, era molto valido nei rimbalzi in attacco ed una certezza in difesa. Sul piano umano aveva tante qualità, buono, educato, generoso, anche nel lavoro è stato un dipendente comunale esemplare dedicandosi per alcuni anni con molto impegno e passione alla gestione dei due palazzetti. A lui e alla sua famiglia mi legano tanti ricordi ed un profondo affetto”. 

Rino Russo credeva che lo sport fosse un’occasione per costruire relazioni, per conoscere nuovi amici o reincontrare quelli vecchi, di conseguenza, per i tanti giocatori “venuti da fuori” è sempre stato un punto di riferimento. Con Antonio Russo, arrivato a Foggia nell’ 80 da Bernalda, nacque un’amicizia speciale: “Ho ricordi indimenticabili con Rino, e quando arrivai a Foggia riuscì a farmi sentire a casa fin da subito. Abbiamo condiviso tanti momenti in campo e fuori, in partita se c’era qualche avversario sotto canestro particolarmente pericoloso mi diceva “non ti preoccupare, a questo ci penso io”. Ma oltre al basket avevamo in comune la passione per la caccia. Ricordo ancora nell’83/84, in serie C, eravamo avversari nel derby foggiano tra la Gedel e la Libertas, perché in quell’anno lui era nel G.S Basket, poche ore prima della gara mi fece svegliare alle 4 di mattina per andare a caccia, io giocai malissimo, ovviamente, e per la Libertas fu una pessima sconfitta, con grande gioia di Rino”. 

Russo amava il basket ma anche stare in famiglia, con sua moglie Angela , al suo fianco da  giovanissimi, hanno avuto due figli, Vincenzo e  Stefano, ex giocatori ed oggi istruttori di basket nella Fenice Foggia, che hanno ereditato la passione per questo sport condiviso peraltro anche dagli altri familiari, Russo e Lamacchia, e una figlia Roberta che aveva col papà un rapporto molto speciale: “Mio padre ci ha trasmesso grandi valori come il rispetto e l’amore per la famiglia e per il  prossimo, l’eredità più bella che potesse lasciarci, il nostro amore per lui non finirà mai”.

Marisa Bizzarro

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