“Camilla amore mio, eravamo già perdenti, ma ieri in quell'aula di tribunale siamo stati colpiti e affondati per sempre. Il culo te lo hanno fatto loro e senza studiare, con la complicità di uno Stato e di una Giustizia che tutela sempre più i delinquenti a discapito delle vite umane e delle anime belle”. A scrivere è la madre della giovane avvocatessa morta in un incidente stradale a Foggia nel gennaio del 2022.
“Doveroso è questo mio post sulla sentenza per il tuo assassino. La verità è che davvero non so da dove cominciare visto l’argomento lungo e complesso. Sicuramente da mamma ferita e privata del bene più prezioso avrei voluto, considerando i personaggi, una ‘Condanna a Morte’ o che mi fosse riconosciuto il ‘Diritto alla Vendetta’, anche se poi il coraggio mi sarebbe mancato. Premesso questo, ho sempre sperato in una condanna che non deludesse e tradisse il tuo credere fortemente nella Giustizia...che dire?”
“Forse tu non ti saresti neanche tanto sorpresa conoscendo i limiti della legge, limiti che da tenace, brillante, entusiasta ma ingenua neopraticante credevi di poter cambiare, perché è questo che mi procura tanto altra rabbia. Tu davvero ti illudevi di poter cambiare e migliorare questo mondo ingiusto e malato”.
“Le mie conclusioni a questa condanna sono: grande delusione, mortificazione e tristezza e soprattutto un enorme senso di fallimento sotto tutti i punti di vista, che mi fa sentire profondamente amareggiata e schifata dalla vita, tanto da credere che ormai nulla potrà più sorprendermi o deludermi. Una sentenza che mi conferma che siamo sempre più proiettati verso l'estinzione, che ci stiamo impegnando a raggiungere e che purtroppo ci meritiamo”.
“Speravo anche in una sentenza che mi desse speranza per tuo fratello e che mi consentisse ancora di trasmettergli valori fondati sulla verità, il rispetto, la giustizia e a perseguire il bene che alla fine dovrebbe sempre premiare, ma sarà ormai impossibile visto che non ci credo più neanche io e che non pagano. Una sentenza che mi fa vergognare di esistere e pentire di aver messo al mondo dei figli a cui non ho potuto garantire futuro e protezione. Potrei dilungarmi e dire ancora tanto, ma sono le 5.15 di un’altra lunga notte insonne e credo possa per oggi bastare”.
“Concludo affermando che piuttosto avrei preferito che non fossero state accolte le aggravanti, ma che fosse dato alla vita di Camilla un valore maggiore a 2 anni e 10 mesi, soprattutto dopo tanti anni di studio, impegno e sacrifici e, considerando che per conseguire la sua laurea in giurisprudenza ci ha impiegato circa 5 anni, per assurdo la sua vita ne vale molto meno, qualcosa non quadra e non torna. Amore mio, oggi oltre che arrabbiata, ti sentiresti più delusa e tradita da me, perché questo era il tuo credo sul quale avevi puntato, ti eri formata e maturata. Perdonami, sicuramente avresti saputo argomentare e difenderti molto meglio, nel mio piccolo posso solo dire ciò che ho nel cuore, con la stessa sincerità e lealtà che ti contraddistingueva”.
“Evito di commentare i due anni sulla sospensione della patente, perché potrei esagerare. Resto in attesa delle nuove vittime e altri danni di questi noti pirati della strada, oltre che di traffici pericolosi e poco leciti, che però li rendono popolari e ricercati. Spero di poter dire che questa sconfitta non è solo la nostra, ma di tutta la gente perbene che vive onestamente, si spacca la schiena, fa sacrifici, investe per lo studio e nell'educazione dei figli, che spera e merita un cambiamento, ma che invece continua a prenderselo in quel posto come è stato per Camilla”.
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