Camilla, condanna a 5 anni e 2 mesi per omicidio stradale: reazioni e delusione

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Sono disparate le reazioni relative alla sentenza di condanna a 5 anni e 2 mesi complessivi di reclusione per Francesco Pio Cannone, giudicato colpevole dell’omicidio stradale che alla mezzanotte del 27 gennaio 2022 ha tolto la vita alla 25enne avvocatessa foggiana Camilla Di Pumpo. Secondo l’opinione pubblica, infatti, la pena inflitta sarebbe troppo leggera, rispetto all’effettivo coinvolgimento di Cannone nel caso di omicidio. Diversi addetti ai lavori, tuttavia, sottolineano come, per essere un caso di omicidio stradale, sia stato ottenuto dai legali difensori della vittima il massimo della pena. Lo stesso pubblico ministero, Roberto Galli, del resto, aveva chiesto 6 anni di reclusione. Fortemente insoddisfatti della sentenza si sono detti i familiari della vittima, che hanno affidato le proprie riflessioni ai loro canali Facebook, e che, di concerto con i legali, hanno preferito, per il momento, non rilasciare dichiarazioni ufficiali alla stampa.

“Camilla, amore mio”, scrive la madre, Roberta Abbruzzese. “Eravamo già perdenti, ma ieri in quell’aula di tribunale siamo stati colpiti e affondati per sempre”, continua. “Doveroso è questo mio sfogo sulla sentenza per il tuo assassino. La verità è che davvero non so da dove cominciare, visto l’argomento lungo e complesso. Sicuramente, da mamma ferita e privata del bene più prezioso, avrei voluto, considerando i personaggi, una condanna a morte, o che mi fosse riconosciuto il diritto alla vendetta, anche se poi il coraggio mi sarebbe mancato”, prosegue la donna. “Ho sempre sperato in una condanna che non deludesse e che non tradisse il tuo credere fortemente nella giustizia. Tu, probabilmente, non ti saresti neanche tanto sorpresa, conoscendo i limiti della legge. Limiti che, da tenace, brillante, entusiasta ma ingenua neopraticante, credevi di poter cambiare. È questo che mi procura tanta altra rabbia, il fatto che tu ti illudessi di poter cambiare e migliorare questo mondo ingiusto e malato”, aggiunge Abbruzzese.

“Le mie sensazioni per questa condanna sono una grande delusione, una grande mortificazione e una grande tristezza. Ma, soprattutto, un enorme senso di fallimento sotto tutti i punti di vista, che mi fa sentire profondamente amareggiata e schifata dalla vita, tanto da credere che nulla potrà più sorprendermi o deludermi”, sottolinea la mamma. “Speravo in una sentenza che mi desse speranza per tuo fratello, e che mi consentisse ancora di trasmettergli valori fondati sulla verità, sul rispetto e sulla giustizia, e a perseguire il bene, che alla fine dovrebbe sempre premiare. Ma sarà ormai impossibile, visto che non ci credo più neanche io e che non pagano”, specifica Abbruzzese. “Una sentenza che mi fa vergognare di esistere, e pentire di aver messo al mondo dei figli a cui non ho potuto garantire futuro e protezione”, chiosa Abbruzzese.

“Concludo affermando che, piuttosto, avrei preferito che non fossero state accolte le aggravanti, ma che fosse stato dato alla vita di Camilla un valore maggiore a 2 anni e 10 mesi, soprattutto dopo tanti anni di studio, impegno e sacrifici. Per conseguire la sua laurea in giurisprudenza ci ha impiegato 5 anni. Per assurdo, la sua vita ne è valsi molti di meno. Qualcosa, dunque, non quadra e non torna. Evito di commentare i 2 anni di sospensione della patente, perché potrei esagerare. Resto in attesa delle prossime vittime e degli altri danni di questi noti pirati della strada, autori di traffici pericolosi e poco leciti, che li rendono popolari e ricercati. Spero di poter dire che questa sconfitta non è solo nostra, ma di tutta la gente perbene, che vive onestamente, si spacca la schiena, fa sacrifici, investe nello studio e nell’educazione dei figli, che spera e merita un cambiamento, ma che invece continua a prenderselo in quel posto come è stato per Camilla”.

Altrettanto incisivo è stato il commento del fratello, Matteo Di Pumpo. “Sono stati dati 2 anni e 10 mesi al 21enne che ha ucciso mia sorella, mentre guidava una macchina da 50mila euro a 90 chilometri orari in pieno centro”, ha ricordato. “Cannone ha evitato i controlli dei test di alcool e droga, che sarebbero stati al 100% positivi”, ha aggiunto. “È una persona che esalta la violenza, lo spaccio, lo stile di vita mafioso. Che non si degna neanche di provare a scusarsi, o di presentarsi al suo processo per guardare me e la mia famiglia in faccia”, ha proseguito Di Pumpo. “Dopo l’incidente si è preoccupato di chiamare il papino, perché non se la sapeva cavare da solo, e poi ha mandato due amici a recuperare due borsoni dall’auto incidentata, per paura del contenuto”, ha proseguito. “Una vita non può valere due anni di carcere. Lo Stato italiano dovrebbe iniziare ad aprire gli occhi, e a punire queste persone, dando loro pene significative, per incutere un po’ di timore in questi animali, ed offrire più considerazione rispetto alle persone che vivono in modo giusto e secondo le regole”, ha rimarcato il ragazzo. “È tutta una pagliacciata. Lunedì si è discusso per ben 4 ore, per arrivare ad una conclusione così blanda. Concludo dicendo che la condanna inflitta a Francesco Cannone è pari al tempo in cui abbiamo atteso la sentenza, ed è inferiore agli anni di studio di un avvocato, di un giudice o di un magistrato. Per cui, tanto vale fare i mafiosi, anziché studiare e dare un futuro al paese”.

Infine, raggiunto telefonicamente dal quotidiano l’Attacco, anche l’avvocato Michele Curtotti si è espresso in merito alla sentenza. “La sentenza ha riconosciuto le responsabilità di Cannone”, ha detto. “La severità della pena, purtroppo, è dipesa dall’attuale legislazione. Corrisponde, tuttavia, quasi a quanto aveva chiesto il pubblico ministero”, ha proseguito l’avvocato. “Su un argomento del genere, non mi sento di esprimere soddisfazione. Camilla, alla sua famiglia, non la restituirà nessuno, neppure una sentenza. L’importante, però, è che la giustizia abbia fatto il suo corso e abbia accertato le responsabilità del colpevole”. 

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