Non c’è, da anni, alcun legame tra Pd di Manfredonia e l’ex assessore comunale Damiano D’Ambrosio. E’ questa la posizione dei dem sipontini a pochi giorni di distanza dalla notizia che vede il referente del consorzio Metropolis indagato per favoreggiamento. Stando all’accusa a lui si rivolse il pregiudicato Elia Fatone, appartenente alla nota famiglia soprannominata Racastill e uno degli arrestati nell’operazione antidroga della scorsa settimana, per chiedere notizie su eventuali indagini nei propri riguardi. Ecco cosa si legge al riguardo nell’ordinanza del giudice. “In data 23 giugno 2023 Fatone raccontava a tale Damiano cosa fosse accaduto il 6 marzo 2023 (data in cui veniva sequestrata la sostanza stupefacente), chiedendo al proprio interlocutore di potersi informare sull'eventualità di qualche indagine in corso. Damiano gli diceva di stare attento e che si sarebbe informato, al che Fatone ribadiva che lui non aveva fatto nulla e che comunque sarebbero state necessarie delle prove per incastrarlo. Fatone: ‘Damiano il bello...il bello lo sai qual è? Che una volta (incomprensibile) io stavo in malattia combinazione dopo dieci giorni...dopo 10 giorni io (incomprensibile) mia zia a Zapponeta mi ha fermato la Finanza (incomprensibile) dopo due secondi hanno fermato la macchina intestata a me, meno male che non hanno trovato niente...Più avanti io sono andato più avanti’. Damiano: ‘Io non ci credo’. Fatone: ‘Io ti dico che è vero... u lo sai che io...’. Damiano: ‘Se stai in questa cosa è di riflesso a qualche altra situazione però Elia’. Fatone: ‘Tu vuoi sentire a me...io sono 10 giorni che non dormo...Damiano eh poi dopo vuoi domandare (incomprensibile). Damiano: ‘Domani mattina poi ti faccio sapere io…capito?’. Fatone: ‘No che…i giovani si mettono in macchina e dicono stupidaggini capito?’. Damiano: ‘Va bene però alla base devi essere sempre tu che fino ad un certo punto…’. Fatone: ‘Devi avere le prove...e io che cosa ho fatto se mi fai sapere sto fatto’”.
Una questione di nessun conto per l’ex assessore Angelo Salvemini, legale e parente acquisito di D’Ambrosio (che fu delegato al personale con Riccardi e capogruppo fino al 2019). Ma sull’ex dem – partito come autista decenni fa, diventato dipendente di Lello Zammarano nei cantieri navali Marli e poi protagonista dell’ascesa col Pd, fino all’attuale ruolo nella sanità privata – furono fatte indagini anche ai tempi della commissione di accesso, che ne esaminò la posizione così come fece con altri amministratori decaduti.
Era il 2019 e nella relazione prefettizia sullo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose un paragrafo era dedicato proprio all’ex consigliere comunale di maggioranza, rievocando alcune vicende risultanti dalla banca Dati SDI: nel 2017 fu deferito all’autorità giudiziaria dalla squadra mobile di Foggia per essersi reso responsabile dei reati di cui agli artt. 494 c.p. (sostituzione di persona) e 495 c.p. (falsa attestazione o dichiarazione ad un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o altrui) in quanto a seguito della notifica di due contravvenzioni al codice della strada assolveva all’obbligo di comunicazione dei dati del conducente riferendo che alla guida della sua auto vi era una persona risultata poi del tutto estranea alla vicenda; nel 2016 carico pendente presso la Procura di Foggia per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, continuata; nel 2016 carico pendente presso la Procura di Foggia per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, continuata; nel 2016 la denuncia, in stato di libertà, per peculato con Zingariello e d’Anzeris (procedimento archiviato); nel 2016 la denuncia per altro procedimento, poi archiviato, con gli stessi soggetti per lesioni stradali/fuga a seguito di sinistro; nel 1995 l’iscrizione nel registro delle notizie di reato per reati contro la pubblica amministrazione.
E poi le frequentazioni ritenute interessanti dagli inquirenti perché inerenti pregiudicati (con Gaetano De Vivo, Luigi Guerra, Maurizio Pesante).
Infine la commissione di accesso elencò le cointeressenze societarie di D’Ambrosio, che risultava consigliere nonché dipendente della coop barlettana Teorema onlus con oggetto sociale “gestione di strutture residenziali e semi-residenziali per disabili psichici e fisici”, consorziata di Metropolis, amministrata da Luigi Paparella. C’erano varie partecipazioni: Intercom srl, Manfredonia Calcio, Pamad srl, D&C srl. Infine, si riportava che D’Ambrosio ricopriva in quell’anno la carica di rappresentante legale e socio amministratore della Lega comunale Manfredonia Uila, mentre la figlia era segretaria generale Uila Pesca Manfredonia dal 2018.
Oggi nel mondo imprenditoriale si commenta il caso D’Ambrosio affermando che, per quanto lontano dal Pd da anni, non sia insolito vederlo al bar insieme agli storici vertici del partito cittadino – a partire dal consigliere regionale Paolo Campo – e si ritiene che lo stesso approdo di Metropolis nel Golfo sia un’operazione politica nata e realizzatasi nell’orbita dei dem.
Non ho l’abitudine di commentare inchieste in corso”, si limita a dire a l’Attacco Campo. “Non lo trovo rispettoso né di chi indaga né di chi è indagato. Tra l’altro Damiano ha smesso di fare politica attiva da un bel po’. Dunque non vedo alcun nesso con ciò di cui mi occupo”.
“Non sono il segretario di D'Ambrosio, ma del Pd”, fa eco il coordinatore cittadino del partito, Matteo Panza. “Non si può assecondare ogni chiacchiericcio, ogni spiffero di vento. Noi facciamo politica, stiamo ai fatti ed i fatti sono che D'ambrosio non ricopre ruoli da dirigenti nel Pd da anni e per tutti gli anni che è stato parte attiva del Pd non c'è mai stato motivo di imbarazzo. E soprattutto non lo è da quando sono io segretario – febbraio 2023 - visto che non è più nostro dirigente da prima che fossi io segretario e per scelta di rinnovamento il partito decise già nel 2021 di fare un'operazione di rinnovamento non ricandidando tutti gli uscenti”.
Nessun commento dall’ex capogruppo consiliare Pd Massimo Ciuffreda, amico e collega di lavoro di Fatone.
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