Dall’inizio dell’anno la Puglia brucia: 103 incendi, 8.370 ettari di territorio devastato, un bilancio che il presidente della Regione, Antonio Decaro, definisce senza esitazioni “una piaga da contrastare subito”. La scena descritta da Decaro è quella di una regione sotto assedio. Una ferita continua, alimentata da condizioni climatiche estreme ma soprattutto, come sottolinea il presidente, dalla mano dell’uomo: “Solo l’1% degli incendi è naturale, nel 99% dei casi c’è la mano dell’uomo”.

Il “grido” degli scienziati è quello di chi avverte che si sta correndo un pericolo molto serio, per l’umanità. Le loro ricerche e le loro pubblicazioni sui cambiamenti climatici, trovano i riscontri oggettivi ma c’è chi non vuol vedere, come diversi decisori politici anche di casa nostra – come le tempeste cicloniche, la siccità, la salizzazione delle lagune, l’apparizione di specie ittiche aliene (granchio blu, alga verde aliena-Caulerpa cylindrace, pesce pappagallo-Sparisoma cretense, il barracuda mediterraneo-Sphyraena viridensis, la donzella pavonina-Thalassoma pavo) nel Mar Mediterraneo e sulla terra ferma (formiche rosse, cimice asiatica, cinipide del castagno, Xylella, calabroni e zanzare). Il Mare Nostrum, il Mar Mediterraneo è caldo come non lo è mai stato, con una media di circa 1,5°C ma con punte registrate localmente, anche di 5 °C. “Il Mediterraneo è diventato un mare caldo, insieme agli oceani, però – ha detto a l’Attacco il professor Donato Giovannelli, un nome importante, a livello nazionale, nel campo della microbiologia -. Il Mediterraneo, come l’Atlantico, sono i “motori” del nostro clima e che siano sempre più caldi dà tante implicazioni negative, non solo per l’arrivo di specie aliene nei nostri mari. Ho letto report marini che danno temperature di 20°C anche oltre i 40 metri di profondità, cosa impensabile prima. L’Adriatico sarà quello che risentirà di più di quest’effetto, della grande quantità d’energia che accumula. Siamo quasi al punto di non ritorno e la politica pensa ad altro: l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non essersi dotato di un Piano d’emergenza climatica. Da noi, quindi, farà sempre più caldo e le tempeste saranno sempre meno catalogabili come i ‘vecchi’ temporali estivi, scaricando grandine e pioggia in modo più violento. Le nostre lagune soffrono, il fiume Po è sotto di otto metri rispetto alla media, l’agricoltura soffre, le Alpi sono verdi perché senza neve e ghiaccio. Attualmente stiamo conducendo studi approfonditi nella calotta artica, che consente valutazioni globali, perché l’Artico controlla anche il clima dell’Europa e quindi del Mediterraneo dal punto di vista degli effetti climatici”.

Sono 7.879 gli ettari di boschi, macchia mediterranea, pascoli e terreni agricoli percorsi dal fuoco in Puglia dal 1° giugno al 22 agosto 2026, con una vera e propria impennata dei roghi a luglio e un bilancio già pesantissimo anche nelle prime tre settimane di agosto. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia sui dati EFFIS di Copernicus, il sistema europeo di monitoraggio degli incendi, secondo cui nel periodo considerato sono stati rilevati 89 eventi sul territorio regionale. A confermare la gravità della situazione è anche il vasto incendio che sta ancora interessando l’area dell’Alta Murgia, tra il bosco della zona Serraficaia e Garagnone, partito dalla zona della Polveriera di Poggiorsini e poi estesosi verso Spinazzola e Gravina. Le fiamme sono ancora attive e sul fronte sono impegnati Canadair che effettuano anche rifornimenti d’acqua dalla diga del Locone.

Con il caldo intenso e le temperature elevate aumenta la pressione di insetti, acari e organismi nocivi sulle campagne pugliesi, con rischi per le produzioni agricole e costi crescenti per le imprese chiamate a monitorare e difendere le colture. Dalla mosca bianca degli agrumi al ragnetto rosso e alla Drosophila suzukii, il moscerino killer dei frutti rossi, le condizioni climatiche sempre più calde e siccitose possono infatti favorire la proliferazione di parassiti già presenti sul territorio e creare condizioni favorevoli alla diffusione di nuove emergenze fitosanitarie. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, con I bollettini fitosanitari regionali che segnalano la presenza di Tetranychus urticae e di altre specie di acari, rendendo necessario mantenere alta l’attenzione sullo stato delle colture.

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