Vieste si prepara a tornare, ancora una volta, nel suo tempo più riconoscibile: quello della festa di Santa Maria di Merino, la protettrice. Ben lungi dal configurarsi come una mera ricorrenza religiosa, è - piuttosto - un ritmo che si ripete ogni anno e che segna l’inizio vero della stagione, quello in cui la città cambia passo, si riempie, si accende. Si parte come sempre con i riti, quelli sentiti. Il 30 aprile con l’intronizzazione della statua, poi le novene che accompagnano i giorni fino all’8 maggio. “Questa è la festa più importante che abbiamo a Vieste - spiega a l’Attacco Alfredo Micale, presidente del comitato - tant’è vero che il 9 maggio si ferma tutto: scuole, attività... è il giorno della nostra patrona”. Un’essenza che resta prima di tutto religiosa e che vede la processione del 9 maggio al centro di tutto: “La mattina partiamo dalla Cattedrale, portiamo il simulacro fino alla chiesa di Merino, poi il pomeriggio riparte la processione verso la città. È il popolo che la porta, con canti e rosari, è una cosa che si vive davvero”, commenta illustrando le tappe della celebrazione. C’è un momento, però, che più di altri racconta il legame tra Vieste e la sua patrona, ossia quello della consegna simbolica delle chiavi della città: “È una tradizione nata tanti anni fa - ricorda Micale - un’idea venuta a un nostro membro ora scomparso, Pasquale Rosiello, detto Mario. Da allora ogni anno consegniamo la chiave alla Madonna, ed è un gesto che sentiamo tantissimo”. Attorno a questo impianto, negli anni, si è costruita anche la festa civile: “Ogni secolo ha lasciato la sua impronta - spiega Micale - oggi ci sono luminarie, bande, spettacoli. Ma prima di tutto resta la fede”. Il programma 2026 segue questa doppia anima. Si parte il 7 maggio con le bande cittadine e la sagra del dolce, poi lo spettacolo serale in piazza Vittorio Emanuele: “Abbiamo scelto uno spettacolo di taranta, ma rivisitata in chiave più moderna, per coinvolgere tutti”, sottolinea. L’8 maggio spazio alla tradizione musicale, con la banda di Rutigliano e un repertorio che guarda anche alla lirica: “Non è musica commerciale, ma per chi la ama davvero. Fa parte della nostra storia e la vogliamo mantenere”, dice Micale.