Foto (ingiallita) di gruppo: PD ai minimi termini, Molo 21 in posizione dominante e Sindaco rimasto da solo
A quasi due anni dall’insediamento, l’Amministrazione comunale guidata da Domenico la Marca fatica a incidere e sembra aver perso la capacità di riconoscersi. La città osserva - spesso restando in silenzio - una maggioranza che si muove come un corpo già stanco, forse perché attraversato da scosse interne e riposizionamenti improvvisi. E mentre l’opposizione resta frammentata e incapace di costruire una narrazione alternativa, il vero avversario del Sindaco è diventato la Marca stesso, insieme alla coalizione che lo sostiene. Il Piano di riequilibrio finanziario continua a essere il grande alibi e il grande limite. È vero: i margini di spesa sono ridotti e gli interventi devono essere calibrati, perché ogni scelta pesa più del normale. Ma la città non percepisce una direzione chiara, né avverte una vera e propria leadership. L’episodio delle persone che hanno disturbato l’ultimo Consiglio comunale è stato un segnale di nervi scoperti, più che di partecipazione civica. Manfredonia sembra sonnolente, e quando una città dorme, chi governa dovrebbe chiedersi perché. La risposta, probabilmente, sta nelle crepe che si sono aperte dentro la maggioranza per un logoramento interno che oggi appare più evidente. Il Partito Democratico - che avrebbe dovuto rappresentare l’asse politico più strutturato della coalizione - è scivolato in una crisi silenziosa ma profonda. La perdita del consigliere Matteo Pacilli – passato con Nicola Mangano al gruppo civico Molo 21 – ha ridotto il PD a quattro soli rappresentanti: Raffaele Caputo, Paola Leone, Gino Castriotta e Raffaele Rinaldi. Non è solo un problema numerico, ma piuttosto di identità (smarrita). Il PD appare come un partito che subisce gli eventi, più che guidarli e orientarli. Molo 21, al contrario, si rafforza. Con quattro consiglieri, il Sindaco, un assessore e il presidente del Consiglio comunale Michele Iacoviello, è ormai il vero baricentro della maggioranza. Ma la crescita non è stata indolore. L’ingresso di Mangano ha scatenato la reazione durissima dell’ex assessore Giuseppe La Torre, coordinatore di Manfredonia Civica in cui era stato eletto, che lo ha accusato di pensare solo a sé stesso. Mangano ha risposto, La Torre ha rilanciato. Una polemica che è il sintomo di una coalizione che non riesce più a contenere le sue contraddizioni.
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