La lotta continua, Carmone (Udu-Link): “Sono gli studenti stessi a volersi mobilitare, è un bel segnale”




La lotta continua, Carmone (Udu-Link): “Sono gli studenti stessi a volersi mobilitare, è un bel segnale”

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È auspicabile che la questione giovanile torni al centro della politica". Gregorio Pio Carmone, coordinatore di Udu-Link Foggia, legge nelle recenti mobilitazioni un risveglio della partecipazione giovanile, che attraversa il Paese e supera i confini nazionali. Una generazione che torna a occupare le piazze, ma che la politica fatica ancora a rappresentare. Il prossimo appuntamento è il 20 novembre, con lo sciopero studentesco internazionale contro il riarmo.

Dopo la mobilitazione c’è stato un confronto con il Presidente della Provincia, Giuseppe Nobiletti. Vi ha dato rassicurazioni? Siete soddisfatti?

Nobiletti ha incontrato i rappresentanti delle scuole, che sono di competenza della Provincia. Noi universitari, invece, dipendiamo dal Ministero. In ogni caso, la Provincia ha fatto capire che il problema sta a monte e che riceve pochi fondi dal Governo. Ci saranno, però, appuntamenti periodici, ogni due settimane, durante i quali il Presidente incontrerà i rappresentanti delle scuole. Almeno da questo punto di vista, quindi, c’è stata un’apertura nei confronti degli studenti.

A livello nazionale si sono mobilitati due milioni di manifestanti, a Foggia circa un migliaio. È stata una risposta adeguata quella della città?

Assolutamente sì. Il malcontento è generale e non riguarda soltanto gli studenti. La situazione nazionale è arrivata a un punto di non ritorno. La manifestazione foggiana è stata fortemente voluta direttamente dagli studenti. Noi, come associazione studentesca, avevamo in mente di organizzare una mobilitazione, dal momento che a Foggia, ad eccezione degli agricoltori e degli autotrasportatori, non si era ancora fatto nulla durante questa ondata autunnale di scioperi. Sono state però direttamente le studentesse e gli studenti a incitarci a prendere posizione e a organizzare una manifestazione. È un aspetto importante che voglio sottolineare, perché raramente capita che siano gli studenti stessi a chiedere di mobilitarsi. Questo dimostra quanto il problema sia avvertito e quanto anche a Foggia la comunità studentesca sia sensibile alla causa.

L’anno scorso c’è stata una grande mobilitazione per la Palestina e per la pace. In primavera, la vittoria del No al referendum sulla giustizia è stata sostenuta soprattutto dagli studenti. In tutta Europa le giovani generazioni stanno manifestando. In Serbia, addirittura, gli studenti hanno dato vita a un partito che ha vinto le elezioni. C’è una rinnovata questione giovanile? Si avverte il bisogno di un nuovo patto sociale e generazionale?

Credo proprio di sì. Guardando ai recenti avvenimenti, ho la sensazione che in Italia e non solo si stia andando in questa direzione. Come associazioni studentesche, questo è uno dei nostri principali obiettivi. È sicuramente bello vedere i giovani che si responsabilizzano e alzano la voce. Al referendum sulla giustizia la mobilitazione giovanile è stata fondamentale per la vittoria del No e, più in generale, sono soprattutto i giovani a mobilitarsi per la pace e contro il riarmo. C'è una reale preoccupazione generazionale per le guerre in corso in tutto il mondo, che hanno ricadute anche sul costo della vita da noi. Per questo è importante rimettere al centro questioni come il diritto allo studio e alla casa. Quando si tocca la vita quotidiana delle persone, è normale che prima o poi il malcontento emerga e che, come spesso accade, siano proprio i giovani a guidare la contestazione, essendo una delle fasce d'età maggiormente colpite dal carovita.

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