Telesforo sapeva tutto (e comunque più di D’Alba) già a novembre 2019 quando fece fuori il socio dal cda

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Telesforo sapeva già tutto a novembre 2019? E’ questo l’interrogativo, già posto da l’Attacco nei mesi scorsi, che si fa sempre più pressante man mano che si rivelano nuovi dettagli di tutta la vicenda che ha preceduto l’adozione dell’interdittiva antimafia inflitta alla cooperativa Tre Fiammelle di Michele D’Alba. l’Attacco nelle ultime settimane ha letteralmente passato ai raggi x il provvedimento, con una serie di approfondimenti, realizzati sostanzialmente attraverso l’analisi dei documenti e delle prove ufficiali. Ed è proprio sulla base dell’ulteriore studio di quelle carte che emergono dettagli fino ad ora rimasti nell’ombra e che destano dubbi e perplessità. Le motivazioni, i riferimenti ad inchieste giudiziarie, il richiamo ad intercettazioni e informative delle forze dell’ordine che sono stati inseriti nell’interdittiva sono comparse già in un altro carteggio che si origina da fatti risalenti appunto al 2019. Ecco perché è necessario fare un passo indietro e ricordare un preciso episodio che riguarda una fase particolarmente delicata nei rapporti tra Michele D’Alba e il suo socio in Universo Salute Paolo Telesforo, già traballanti ma formalmente entrati in crisi in quel momento.

L’offensiva criminale

Era già tutto più o meno successo negli anni precedenti, la Squadra Stato era nel pieno della sua azione repressiva e a Foggia sembrava respirarsi un’aria diversa, a tutti si chiedeva di fare la propria parte per ripulire la città e la provincia e restituire un rinnovato senso di legalità a questo pezzo di territorio, anche agli imprenditori. In questo contesto si inseriscono le operazioni DecimAzione e Decima Bis che hanno mandato a processo decine di malavitosi legati alle famiglie della criminalità organizzata dedita al racket delle estorsioni. A subire pesanti minacce fu anche Michele D’Alba, telefonate e messaggi di chiara matrice estorsiva arrivarono il 25 ottobre 2017 alla moglie, al figlio e al genero. Il 27 ottobre D’Alba era in Questura a sporgere denuncia. Da questa sua iniziativa è partita tutta l’attività delle forze dell’ordine. All’11 gennaio 2018 risale l’appostamento della Polizia nei pressi della Rssa Il Sorriso durante il quale sono stati “pizzicati” Gatta e Tizzano che hanno incontrato il responsabile del personale Cristian Vigliante, fratello di Luca, genero di Paolo Telesforo e manager del gruppo. Il 13 gennaio la Polizia recupera le immagini della videosorveglianza interna della struttura che accertano l’incontro, all’apparenza cordiale e amichevole (i fotogrammi immortalano baci, abbracci e pacche sulle spalle) tra i due pregiudicati e Cristian Vigilante. Il 16 gennaio quest’ultimo viene chiamato in Questura in Sit, dopo quell’incontro, e conferma la ragione per la quale i due si sono recati in Rssa: chiedere il pizzo; il 27 gennaio è la volta di Luca Vigilante, convocato in Sit in Questura durante il quale sostanzialmente conferma ciò che era già stato dichiarato dal fratello. L’8 febbraio vengono chiamati a rendere le proprie dichiarazioni D’Alba, suo figlio Lorenzo e il genero Raffaele De Nittis: è il giorno della famosa captazione nella trascrizione della quale “vado al bar” è diventato “no, non parlo”. Già il 13 gennaio D’Alba aveva raccontato dei tentativi di estorsione e della denuncia anche a Telesforo e Luca Vigilante, a loro volta minacciati, dicendosi pronto a denunciare anche in qualità di presidente di Universo Salute; il 16 febbraio 2018 viene convocato in Sit Paolo Telesforo per essere ascoltato sulle medesime questioni, tutte più o meno confermate.

D’Alba viene fatto fuori

Un anno e 9 mesi dopo, il 14 novembre 2019, si tiene la riunione dei soci di Universo Salute per discutere e deliberare sulla revoca dell'organo amministrativo in carica e nomina del nuovo. Come detto, presidente della società era Michele D’Alba.

E’ questo il momento in cui Telesforo e i suoi mettono le carte in tavola: Michele D’Alba è una minaccia per la società e quindi deve essere messo da parte. l’Attacco è in possesso dell’intero dossier costruito per rendere credibile il teorema secondo cui D’Alba potesse, per le sue contiguità con ambienti criminali, trascinare a fondo, con la sua coop, anche Universo Salute. Lo fa capire con chiarezza Silvio De Pascale, legale rappresentante della società Case di Cura Riunite Villa Serena e Nuova San Francesco, nel Gruppo Telesforo, socio di maggioranza, al 60%, della Universo Salute, nel suo intervento in assemblea: “Sono emerse recentemente circostanze preoccupanti, legate ad inchieste di organi amministrativi e giudiziari, deputati alla tutela dell'integrità di persone e di trasparenza e correttezza dei loro rapporti con soggetti ritenuti di dubbia legalità. In processi penali in corso e in altre indagini sensibili al d.lgs. 159/2011, riportati da alcuna stampa, sono emersi episodi che destano preoccupazione sotto il profilo della possibilità di provvedimenti interdittivi della pubblica autorità, in quanto danno conto di preoccupanti pressioni fatte al presidente del cda da parte di soggetti oggetto di indagini sensibili”.

De Pascale propone quindi “pur senza muovere alcuna accusa a chicchessia – si affretta a precisare - ma solo nel superiore interesse della società”, che l'assemblea revochi l'intero organo amministrativo e ne nomini uno nuovo “per ragioni di opportunità e di riequilibrio dei rapporti interni, ma anche e soprattutto per scongiurare possibili ripercussioni esterne che potrebbero concretarsi in un intervento autoritario e repressivo della pubblica autorità, atteso che la società svolge la sua attività in un settore particolarmente sensibile e delicato, quale quello della salute pubblica, che comporta rapporti assidui e penetranti con la pubblica amministrazione (Asi, enti locali e regioni)”.

I presenti quindi deliberano l’azzeramento del cda. A quel punto D'Alba, che si confessa basito e totalmente all’oscuro di quelle vicende opache (e delle ventilate inchieste, amministrative e giudiziarie a suo carico) nelle quali era stato appena coinvolto, informa i presenti di non aver mai ricevuto pressioni a livello personale tanto meno nella qualità di presidente del cda di Universo Salute, ricordando al contrario che nel processo DecimaAzione fosse risultato essere parte offesa.

Telesforo sapeva

Ritendendo la rimozione dall’incarico deliberata senza giusta causa D’Alba, suo figlio e De Nittis (entrambi consiglieri) depositano ricorso al Tribunale delle imprese di Bari chiedendo il risarcimento dei danni impugnando la decisione dell’assemblea. Era il 05 marzo 2021. Sulla questione il Tribunale non si è ancora espresso, l’udienza per le precisazioni delle conclusioni è fissata a dicembre.

Il 31 maggio 2021 la Universo Salute presenta la comparsa di costituzione e risposta, allegando al fascicolo una serie di documenti tratti dalle carte del processo DecimAzione e Decima Bis, peraltro senza alcun oscuramento delle generalità.

Ma è in premessa che i legali lasciano intendere che De Pascale (e quindi Telesforo) sapesse molto di più già il 14 novembre 2019 in quanto il suo intervento si era “sostanziato in una descrizione nei suoi tratti essenziali dei motivi posti a base della revoca degli amministratori” ma visto che “improvvidamente” D’Alba e i suoi avevano osato ribellarsi, la società “suo malgrado, si vede costretta ad indicare dettagliatamente tutti i fatti”. Circostanze già note, come si legge chiaramente nella risposta di Universo Salute che “non sono state illustrate nel corso dell’assemblea del 14 novembre solo per il rispetto della riservatezza dei consiglieri di minoranza (D’Alba e i suoi, ndr) e per il buon senso del socio di maggioranza (Telesforo, ndr)” e che “se esposte minuziosamente avrebbero sin da allora reso di pubblico dominio comportamenti gravemente censurabili degli attori”.

In altre parole: non li volevano screditare ma sapevano tutto quello che serviva per screditarli (e farli fuori).

Che sapevano, forse non tutto, ma certamente più di quello che sapeva lo stesso D’Alba si evince dai documenti che sono stati depositati per la comparsa di costituzione e risposta: uno stralcio della richiesta di misure cautelari di Decima Bis avanzata dalla Procura di Bari (Dda) nella parte in cui è riportata l’intercettazione ambientale di una riunione tra Gatta, Tizzano, Albanese e Aprile risalente all’11 ottobre 2017, pochi giorni dopo la nascita di Universo Salute. Uno di questi sostenne di aver chiesto all’imprenditore di pagare; l’informativa della Questura di Foggia del 27 ottobre 2017 nella parte in cui è presente la denuncia formalizzata da D’Alba dopo le richieste estorsive; l’informativa del 26 aprile 2018, nella parte in cui viene riportata l’intercettazione di un’altra conversazione, risalente al 16 dicembre 2017, in cui i malviventi incaricati della riscossione del pizzo fanno riferimento all’inserimento di D’Alba nella lista degli estorti; la scheda indagato nr.1 - Alessandro Aprile, in quanto era uno dei responsabili della lista degli estorti; l’informativa per l’esito delega 7 febbraio 2018 che riguarda il tentativo di estorsione avvenuto presso la Rssa Il Sorriso, concretamente recapitato a Cristian Vigilante ma diretto al Gruppo Telesforo; l’informativa della Squadra Mobile del 12 febbraio 2018, relativa alla famosa captazione eseguita nella sala d’attesa della Questura di D’Alba e i suoi, con relativa trascrizione; il verbale di assunzione delle informazioni nel quale sono contenute le dichiarazioni rese in Sit da Telesforo; la scheda di Francesco Abbruzzese che riporta l’intercettazione di una conversazione tra lui e Tizzano che lo informa di essere stato denunciato da Telesforo dopo la sua visita alla Rssa; la richiesta di rinvio a giudizio nell’inchiesta DecimaAzione; la perquisizione domiciliare presso l’abitazione di un soggetto con il rinvenimento della lista degli imprenditori estorti.

Il dossier è servito

Il difensore di Universo Salute carica ulteriormente di colori foschi il quadro degli indizi contro D’Alba:  “In un contesto socio-economico così inquinato da infiltrazioni mafiose, come quello sopra descritto, non poteva assolutamente escludersi che tutte o alcune delle società riconducibili a Michele D’Alba potessero essere attinte da una interdittiva antimafia della Prefettura di Foggia che peraltro era già stata comminata a società ed imprese individuali locali, al fine di contrastare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico dei rapporti tra pubblica amministrazione (Comune di Manfredonia) ed imprenditori (gruppo societario D’Alba), a presidio dell'ordine pubblico economico, della tutela della concorrenza tra le imprese e del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione. L’interdittiva ai danni di una società riconducibile a Michele D’Alba - ed a cascata anche ai danni di Universo Salute per il fatto che Michele D’Alba ne era il presidente del cda – era pure ipotizzabile se si considera che l’art. 84 del Codice Antimafia prevede espressamente tra le situazioni relative ai tentativi di infiltrazione mafiosa che danno luogo all'adozione dell'informazione antimafia interdittiva (comunemente detta solo interdittiva antimafia) la ‘…omessa denuncia all'autorità giudiziaria dei reati […] anche in assenza nei loro confronti di un procedimento per l'applicazione di una misura di prevenzione o di una causa ostativa ivi previste’. Dai documenti menzionati in precedenza e relativi ai procedimenti penali emerge che quantomeno Michele D’Alba abbia omesso la (tempestiva e completa) denuncia all’autorità giudiziaria dei plurimi episodi di reato di estorsione aggravati dal metodo mafioso”.

Sapevano (e avevano) tanto ma non si comprende come poteva il legale del Gruppo Telesforo essere in possesso di documenti che, per sua stessa ammissione, avevano ad oggetto indagini sensibili al d.lgs 159/2011. Alcuni, ad esempio il verbale della denuncia di D’Alba, non erano nella disponibilità nemmeno del diretto interessato. Così come anche la trascrizione della captazione in Questura e così via. Tantomeno si ha notizia che organi di stampa ne avessero dato diffusione. Sugli altri documenti tra le parti vi è invero contesa: da un lato i legali di D’Alba contestano la possibilità di utilizzare alcuni atti processuali, in particolare quelli di Decima Bis, mentre gli avvocati di Telesforo li considerano idonei. Fatto sta che sono stati usati tutti i tasselli utili a costruire un vero e proprio mosaico degli orrori (di D’Alba).

Sempre nella comparsa di costituzione, se in premessa i legali dichiarano che la società sia stata “costretta, suo malgrado, a indicare dettagliatamente tutti i fatti che, lungi dall’essere diffamatori e lesivi del prestigio professionale dei consiglieri e in particolare dell’ex presidente” ma che al contrario delineano un quadro “gravemente indiziario da cui emerge che le pressioni perpetrate da alcuni pregiudicati della zona nei confronti degli attori, in particolare nei confronti di Michele D’Alba, sono state agevolate da una certa accondiscendenza dei consiglieri di minoranza”, nel corpo del dossier inseriscono una serie di commenti e deduzioni, più o meno discutibili, che provano a dare maggiore sostanza alla tesi della contiguità di D’Alba a certi ambienti criminali. A proposito delle dichiarazioni di Tizzano (“sono andato da Telesforo che mi ha denunciato”), risalenti al 23 marzo 2018, gli avvocati scrivono: “Non si comprende come Tizzano potesse essere a conoscenza delle dichiarazioni rilasciate da Paolo Telesforo il 16 febbraio 2018 (al Sit di cui sopra, ndr) […], considerato che le indagini all’epoca erano ancora pienamente in corso e pertanto altamente secretate dagli inquirenti. Oltre agli inquirenti stessi, gli unici soggetti a conoscenza della richiesta estorsiva a Cristian Vigilante erano Michele D’Alba e Lorenzo D’Alba a seguito dell’interrogatorio dell’8 febbraio 2018 […]”.  A buon intenditor poche parole… Ma va detto che D’Alba e suo figlio non avrebbero potuto sapere cosa Telesforo avesse riferito al magistrato durante il Sit, avvenuto peraltro 8 giorni dopo il loro.

Parallelismi&Coincidenze

Il parallelismo tra interdittiva e difesa di Universo Salute appare evidente: in sostanza tutte le “prove” poste a fondamento del provvedimento della Prefettura – intercettazioni tra i pregiudicati, lista degli estorti, trascrizione della captazione in Questura, atti giudiziari – erano già state usate dalla società per giustificare l’esclusione di D’Alba e i suoi dal cda. Persino l’argomento della “timidezza” nella denuncia compare in entrambe le circostanze. Evenienza ancora più strana se si valuta la collocazione temporale: il legale rappresentante del Gruppo Telesforo parla di rischio interdittiva a D’Alba già a novembre 2019 e la difesa viene depositata (con i documenti già citati) a maggio 2021, mentre il procedimento per l’interdittiva vero e proprio verrà avviato il 7 novembre 2022 e si concluderà il 23 febbraio 2023, basandosi su indizi già noti dal 2018 ma mai considerati né sufficienti a far partire inchieste giudiziarie, tantomeno interdittive da parte dei precedenti Prefetti succedutisi a Foggia che nei fatti hanno escluso la pericolosità sociale dell’imprenditore.

Ancora più singolare il richiamo ai presunti rapporti tra D’Alba e esponenti della criminalità foggiana: “Emerge chiaramente – si legge nella comparsa di costituzione di Universo Salute – come fosse in corso una trattativa tra Michele D’Alba e la criminalità locale in particolare con Francesco Tizzano il quale dichiara di stare per concludere l’accordo con l’imprenditore”. “La condotta dell’imprenditore, come risultante dalle intercettazioni richiamate, rasenta la contiguità compiacente”, riporta l’interdittiva.

Le (a dir poco strane) coincidenze erano parse lampanti già nei giorni immediatamente successivi all’emissione del provvedimento prefettizio quando, su queste colonne, si misero in evidenza alcune “simmetrie” tra interdittiva e comparsa di costituzione di Universo Salute che avalla di fatto le teorie esposte dal legale del Gruppo Telesforo già nell’assemblea del 14 novembre, quando fece espresso riferimento a “circostanze preoccupanti legate ad inchieste di organi amministrativi (quale è l’interdittiva, ndr) e giudiziari”, tanto da sollevare il dubbio: Telesforo sapeva già tutto? E come mai?

Lo strappo dopo due anni

E infine, perché Telesforo si è giocato la carta della “opacità” del suo socio solo nel novembre del 2019, considerato che gli accadimenti così preoccupanti e valutati pericolosi per la tenuta della società risalissero a tempi antecedenti, come ben sapeva anche lui?

In tal senso va ricordato che l’operazione di salvataggio del Don Uva fu frutto di una intensa trattativa tra imprenditori, Regione e Governo che portò, tra le altre cose, anche all’accordo, pena il venir meno della cessione del polo sanitario, per il quale i due player rimanessero nella società per almeno due anni (ottobre 2017 – ottobre 2019).

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testatina dillo al direttore WEB

 

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