Società cartiera fatturava per operazioni inesistenti, agli arresti domiciliari anche un mattinatese

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C’è anche un uomo originario di Mattinata nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari che in questi giorni ha portato alle misure cautelari per gli indagati. Nel dettaglio, agli arresti domiciliari sono finiti il garganico Salvatore Guerra e il barese Raffaele Catacchio. Per Catacchio è scattata anche la misura interdittiva del divieto di esercizio dell’attività d’impresa, della professione di commercialista o di rivestire incarichi presso uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese, per dodici mesi. Per Guerra, Saverio Mineccia e Adrian Mitica Lacatis (gli altri due indagati), per i reati loro contestati, è stata disposta la misura interdittiva del divieto di esercizio dell’attività d’impresa o di rivestire incarichi presso uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese per un anno.

Il giudice per le indagini preliminari è Giuseppe Ronzino, che ha disposto le misure cautelari su richiesta avanzata dal Pm Giuseppe Dentamaro. Nel dettaglio, secondo l’ipotesi di reato contenuta nell’ordinanza, i quattro avrebbero agito in concorso tra loro, in relazione alla Globalplast Srl dichiarata fallita, Mineccia, quale amministratore di diritto dalla costituzione al 3 dicembre 2021, Lacatis quale amministratore di diritto dal 3 dicembre 2021 sino al fallimento, Catacchio e Guerra quali amministratori di fatto “mediante operazioni dolose cagionando il fallimento della società; e ciò in quanto, dopo aver costituito la Globalplast al solo fine di emettere fatture per operazioni inesistenti a favore di altre società emettevano conseguentemente fatture per operazioni inesistenti per un totale imponibile di 8,4 milioni di euro senza versare la dovuta Iva e di conseguenza accumulando debiti erariali che hanno eroso completamente il capitale sociale”.

Non solo, i quattro allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto e in particolare per agevolare il reato di cui al capo l e comunque “per nascondere una gestione dolosa e opaca della società, sottraevano o distruggevano (anche mediante omessa istituzione) tutte le scritture contabili, con l'aggravante di aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità”. Ultimo capo: in concorso tra loro, gli indagati avrebbero sottratto denaro della Globalplast srl e precisamente, tra il dicembre 2020 e l'aprile 2022, la somma complessiva di circa 120 mila euro che “prelevavano senza alcuna giustificazione dai conti della società”. Con recidiva specifica per Guerra e con recidiva reiterata specifica infraquinquennale per Catacchio.

La richiesta del Pm rappresenta l'esito di un'attività di indagine decisamente complessa e articolata basata, in via principale, sulle risultanze emergenti dalle due annotazioni curate dagli agenti della Guardia di Finanza - Nucleo Operativo Metropolitano di Bari, consistenti nell'analisi della documentazione contabile maggiormente significativa relativa alle società protagoniste della vicenda.

L'organismo societario che aveva posto in essere le operazioni finanziarie, oggetto di monitoraggio da parte delle autorità inquirenti, come detto, era la Globalplast, con sede legale a Bari amministrata di diritto dal 15 novembre 2021 da Lacatis, in precedenza (dal 25 novembre 2020 fino al 15 novembre 2021) amministrata da Mineccia. Dalla lettura della documentazione contabile e da tutti gli ulteriori atti confluiti nel fascicolo del Pm (dichiarazioni rese da Mineccia, fatture elettroniche e non, estratti conto bancari, chat estrapolate dai telefoni cellulari e materiale da Pc sottoposti a sequestro), gli inquirenti ritengono di essersi trovati di fronte ad una “mera società cartiera – si legge nell’ordinanza -, istituita al solo fine di emettere fatture per operazioni inesistenti: tali operazioni, poste in essere dagli amministratori della società ne cagionavano il dissesto e, conseguentemente, il fallimento; gli amministratori della società, infine, sottraevano le scritture contabili ed effettuavano prelievi indebiti dai conti della società per un valore pari 120 mila euro”.

La Globalplast era, secondo gli investigatori, inserita in un giro riguardante l'emissione di fatture (sempre per operazioni inesistenti) che aveva coinvolto un folto numero di organismi societari: nell’anno sociale 2021 avrebbe emesso 212 fatture di vendita, di cui 7 intracomunitarie (non soggette a fatturazione elettronica) in favore di tre distinte società per un totale di 8,4 milioni di euro su cui sarebbe dovuta essere versata Iva per 1,7 milioni.

Le Fiamme Gialle avrebbero dedotto che si trattava di operazioni inesistenti, considerato che tutte le fatture nazionali (205) erano state emesse nei confronti un unico soggetto, che esercitava la medesima attività della Globalplast, avente sede legale a Roma ma una seconda unità locale presso lo studio di Catacchio ove era situata la sede legale della stessa Globalplast. “Le fatture recavano, poi, una descrizione generica della merce, tale da non consentirne in alcun modo l'individuazione e la tracciabilità; venivano emesse molteplici fatture, anche con l’indicazione dello stesso oggetto, per importi rilevanti; le fatture, altresì, recavano l'indicazione di documenti di trasporto con la stessa numerazione e data di emissione ma presentavano delle lacune documentali, non consentendo di poter accertare i soggetti e i luoghi interessati dal trasporto; nei documenti veniva indicata, quale modalità di pagamento, il bonifico bancario, ma non venivano fornite le coordinate bancarie e non vi era alcuna traccia in merito all'effettuazione di tali pagamenti”.

Non solo, una delle società nei confronti di cui sono state emesse fatture risultava essere evasore totale, in quanto priva di struttura aziendale e consistenza patrimoniale. Lo schema delle operazioni era, grossomodo, questo: società A fatturava per operazioni inesistenti in favore della Globalplast che a sua volta emetteva fatture a B. B infine emetteva altre fatture per operazioni inesistenti a numerosi soggetti imprenditoriali effettivamente operanti, al fine di consentire a costoro l'evasione delle imposte. La Globalplast ricopriva quindi il ruolo di prima società cartiera, creata al solo fine di fornire un volume notevole di acquisti alla società A, così da garantirle attendibilità e giustificarne le vendite milionarie, presentando tutti gli elementi tipici delle società cartiere “essendo priva di struttura operativa, consistenza patrimoniale, inottemperante agli obblighi fiscali e tributari, deputata alla gestione di un elevato volume di affari pur essendo una società a responsabilità limitata con un unico socio, operativa per un breve periodo”, fino alla scoperta ed emersione da parte dei Finanzieri, adoperando amministratori teste di legno prive di alcuna competenza in ambito aziendale.

Per quanto riguarda i profili di responsabilità personale, in ordine alla posizione di Mineccia e Lacatis, si tratta di due individui reclutati da Catacchio e Guerra, previa corresponsione di un compenso in denaro, al fine di rivestire il ruolo di prestanome per la Globalplast. Il loro ruolo di mera testa di legno non consente però di escludere la responsabilità per i fatti contestati. Gli inquirenti hanno ricostruito che entrambi avrebbero ricevuto 4/500 euro al mese in cambio di qualche firma, uno di loro ha dichiarato di non sapere altro delle operazioni effettuate dalla società. Una versione dei fatti che i Finanzieri avrebbero confermato per il rinvenimento di documenti e annotazioni della Globalplast a casa di Catacchio che insieme a Guerra è considerato l’ideatore della presunta bancarotta fraudolenta. Altra conferma arriverebbe dalle intercettazioni telefoniche, i direttori di banca chiamavano Catacchio, non l’amministratore della società, per gestire le operazioni. Dal compendio indiziario acquisito nel corso delle indagini, il mattinatese Guerra risulta, assieme a Catacchio “il vero e proprio deus ex machina relativamente al raffinato sistema di creazione e circolazione di fatture per operazioni inesistenti ove risultava inserita la società Globalplast”, evidenziano i giudici. Guerra, peraltro, sarebbe anche amministratore di una società che risultava inserita nel giro di creazione di fatture per operazioni inesistenti. Entrambi per gli inquirenti erano gli amministratori di fatto della Globalplast. In particolare “Guerra – scrivono i giudici - coadiuvava Catacchio nella gestione effettiva della società, partecipando agli atti maggiormente importanti concernenti l'esistenza della Globaplast”.

“Le indagini - concludono - hanno dimostrato che siamo di fronte a soggetti abitualmente dediti ad operazioni finanziarie suscettibili di integrare gli elementi costitutivi di una pluralità di fattispecie delittuose. Poiché Catacchio e Guerra sarebbero tra l'altro “gravati da una serie allarmante di precedenti penali”, il Gip ha disposto gli arresti domiciliari.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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