Manfredonia, interdittiva Enjoy Games. Rotice: “Non c’entro nulla, andai via già nel 2019”

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“Non c’entro nulla con l’interdittiva, me ne uscii già nel 2019 proprio perché non volevo averci nulla a che fare. Ho società e partecipazioni in tutta Italia, ma questo non significa che sono responsabile di ciò che fanno gli altri”. Questo è l’esordio di Gianni Rotice dopo la notizia dell’interdittiva antimafia che ha colpito una società nella quale risultava esserci stata una sua partecipazione con l’impresa Gescam. Già di primo mattino, ci tiene a fare una serie di precisazioni e sottolineare la sua più totale estraneità dalle vicende giudiziarie che hanno interessato uno dei soci della Enjoy Games srl.

L’impresa è quella verso cui la dirigente del Comune di Manfredonia Maria Sipontina Ciuffreda ha adottato il provvedimento di revoca della licenza per la distribuzione di slot-machine, il core business della società. Dalla relazione che aveva prodotto il commissariamento del Comune di Manfredonia, si è potuto evincere che nel 2019 Antonio Riccardi – nipote dell’ex Sindaco Angelo Riccardi – risultava amministratore con il possesso del 50% delle quote societarie, mentre il foggiano Alessandro Di Bello ne possedeva il 35% e il residuale 15% era detenuto da Gescam srl di Gianni Rotice, avente come amministratore unico il cugino Gianni Sventurato.

Rotice si prende qualche minuto per controllare i documenti e chiarisce: “Entrai in quella società in data 16 ottobre 2017 con una quota comunque molto bassa”. Poco più di un anno dopo, quindi, dall’inizio dell’attività della Enjoy Games. “Il 31 dicembre 2019, invece, me ne uscii. Avevamo appreso da notizie di stampa dei provvedimenti giudiziari che erano stati adottati nei confronti di uno dei soci, perciò volli prendere le distanze andando via dalla società. Non volevamo avere nulla a che fare con quella persona”, aggiunge l’ex Sindaco di Manfredonia riferendosi a Di Bello, descritto dagli inquirenti come persona vicina alla ‘ndrangheta calabrese e ai clan baresi Capriati e Parisi.

Il 25 settembre 2018, il Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Bari lo deferì per associazione di tipo mafioso, esercizio abusivo di attività di giuoco o scommessa, associazione per delinquere. Il 9 novembre 2018 fu tratto in arresto per i reati di esercizio abusivo di attività di giuoco o scommessa e associazione per delinquere.

Come l’Attacco ha potuto verificare nelle scorse ore attraverso una visura, l’impresa Enjoy Games risulta inattiva, tanto è vero che gli unici bilanci disponibili sono riferiti alle annualità 2016, 2017 e 2018.

Eppure il prefetto di Foggia Maurizio Valiante è intervenuto con il provvedimento di interdittiva antimafia. Non si può dubitare della linea che la Prefettura ha adottato e sta consolidando con Valiante, tuttavia non ci sono elementi pubblici che lascino comprendere perché la sua attenzione possa esserci concentrata su una società ormai inattiva. Anzi, a detta di qualcuno, Antonio Riccardi starebbe cercando da anni di scrollarsi di dosso la società ma la burocrazia gli sarebbe stata finora d’ostacolo per terminare il percorso intrapreso da tempo.

Da quando ha provato in prima persona lo scioglimento per sospette infiltrazioni mafiose del Comune che guidava, quindi dal 2019, il predecessore di Rotice, Angelo Riccardi, porta avanti una battaglia di principio sulle modalità con le quali lo Stato interviene. La sua è una critica che non riguarda solo la discrezionalità ma soprattutto l’assenza del diritto alla difesa. Un’analogia che coglie anche quando vengono adottate interdittive antimafia e, astenendosi da commenti sul recente caso di specie, preferisce allargare il suo discorso e propone la sua analisi in termini generali.

“Alla stregua degli scioglimenti, le interdittive sono provvedimenti altamente discrezionali perché affidati ad un prefetto che, di volta in volta, decide la vita o la morte degli imprenditori”, commenta Riccardi a l’Attacco. 

“Tra l’altro, a questo proposito, c’è un procedimento interessante davanti alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo presentato da un imprenditore siciliano di nome Curtotti. La Corte ha chiesto spiegazioni all’Italia sulle procedure utilizzate nel caso dell’interdittiva antimafia, mettendo in dubbio le stesse”. “Sono questioni lungamente dibattute in questo Paese - la sua successiva riflessione -, dove c’è una convinzione trasversale su norme che sono inefficaci, inutili e che desertificano i territori delle comunità che sono oggetto di questi provvedimenti. Senza risolvere i problemi, e questo è ormai palese”.

E la politica, parafrasando un’espressione che si usava qualche anno fa? “Non c’è una che sia capace, forte e responsabile, da sapersi assumere l’onere di modificare queste norme – la risposta -. Quando lo fa, lo fa in maniera caotica e confusionaria, generando ulteriori problemi”. “Un po' è condizionata da fattori esterni, come i giustizialisti che credono che l’antimafia sociale possa in qualche modo risolvere i problemi della mafia vera. Un po' è incapacità politica, in questo Paese, di risolvere i problemi. Oltre al fatto che queste vicende vengono strumentalizzate dalla politica per battaglie tra fronti opposti e che i giornali, con le dovute differenze, esercitano il loro ruolo in questa disputa tra le parti”, conclude Riccardi, oggi consigliere politico del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

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