Scarsa igiene e pulizia negli alloggi temporanei destinati ai braccianti: sono gestiti da ANOLF e Misericordia

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Doccia segnata da colature scure, lavabo sporco, residui sul fondo e bottiglie di plastica accanto al rubinetto. Le fotografie arrivate alla redazione de l’Attacco accendono l’attenzione sulle condizioni degli alloggi temporanei destinati ai braccianti a Borgo Mezzanone. Mostrano qualcosa di tangibile, che merita di essere spiegato soprattutto quando riguarda un luogo nel quale l’accoglienza è affidata a soggetti individuati attraverso procedure pubbliche e sostenuta da risorse regionali. Sono i container della foresteria di Borgo Mezzanone - nell’area dell’ex Centro di accoglienza per richiedenti asilo (C.A.R.A.) - a ridosso degli spazi interessati dalla realizzazione del nuovo Villaggio dell’Accoglienza. Lo sguardo viene attirato dalla parete della doccia. La superficie, chiara, è attraversata da numerose striature verticali. Nella zona del miscelatore, si distinguono colature di colore giallo-brunastro che scendono verso il basso. Le tracce sono particolarmente evidenti attorno alla rubinetteria e lungo la porzione di rivestimento immediatamente sottostante. Non è difficile stabilire che si tratta di sporco, perciò è ragionevole chiedersi quando quell’ambiente sia stato pulito l’ultima volta e se siano stati effettuati gli interventi eventualmente necessari. Un’altra fotografia mostra un lavabo e - attorno alla base del rubinetto - si notano accumuli scuri. Il bordo interno - soprattutto nella porzione vicina allo scarico - appare segnato. La parete retrostante presenta aloni e segni di sporco, particolarmente evidenti lungo la giunzione orizzontale con il piano del lavabo. Sotto quest’ultimo è collocato un secchio bianco, la cui presenza potrebbe significare che c’è una perdita. Non si può dedurre se tutti i container si trovino nelle medesime condizioni, però un bagno non è un elemento accessorio nella vita di una persona ospitata in un insediamento temporaneo. Se le fotografie rappresentano fedelmente le condizioni nelle quali gli ospiti si trovano a utilizzare quei servizi, quando sono stati effettuati gli ultimi controlli? Chi deve intervenire quando pulizia e manutenzione risultano insufficienti? Il nome - o sigla, a dir si voglia - che rende questa vicenda particolarmente rilevante per chi segue da tempo il sistema dell’accoglienza in Capitanata è quello di ANOLF Puglia, l’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere. Negli atti della Regione Puglia riguardanti la gestione della foresteria di Borgo Mezzanone, c’è questa indicazione accanto alla locale Confraternita di Misericordia.

La Regione ha previsto per la gestione di ciascuna foresteria un rimborso massimo annuo di 80.000 euro per le attività di inclusione, custodia, vigilanza e gestione socio-abitativa, oltre a un massimo di 5.000 euro per interventi di piccola manutenzione, da autorizzare e documentare. Le attività di gestione devono essere garantite nell’arco delle 24 ore e comprendono anche il rispetto dei protocolli sanitari, l’assistenza di primo soccorso, il supporto agli ospiti e il raccordo con i servizi territoriali.

La Regione Puglia descrive un’area che ospita il centro per richiedenti asilo gestito dalla Prefettura di Foggia, la foresteria regionale e una zona di transito non allestita e non presidiata. All’interno dello stesso complesso è in corso di realizzazione il progetto di riconversione destinato a cambiare il volto di una parte degli edifici esistenti. Denominato Villaggio dell’Accoglienza, è stato finanziato attraverso il POC Legalità del Ministero dell’Interno con 13,6736 milioni di euro. È un investimento importante, che è stato presentato come risposta strutturale alla precarietà abitativa dei lavoratori migranti regolarmente soggiornanti impiegati nelle filiere agricole della Capitanata.

Accanto a questo progetto, tuttavia, esiste una foresteria che continua ad avere una propria funzione e una propria organizzazione. Il regolamento stabilisce che gli ospiti debbano mantenere puliti i propri alloggi, gli spazi adiacenti e quelli comuni, prevedendo turni quotidiani di pulizia e regole per la raccolta differenziata. Una disposizione che, comunque, non può diventare una risposta automatica a ogni problema igienico, né esaurire la responsabilità organizzativa di chi gestisce la struttura.

L’avviso regionale del marzo 2026 le attribuisce una capienza di 452 ospiti, distribuiti in 113 moduli abitativi – ognuno può ospitare 4 persone -, oltre a un modulo destinato al gestore. Ciò vuol dire che può ospitare molte più persone di quante sono previste per il Villaggio dell’Accoglienza, che consterà di 324 posti. È inoltre dichiarata la presenza di dieci moduli abitativi che sono però privi di agibilità e di altri tre moduli che invece sono già utilizzati per esigenze connesse all’emergenza Covid ma mai entrati in funzione. 

Il contrasto impone di non lasciare in secondo piano le condizioni degli ospiti durante la transizione. Una persona che vive oggi in un modulo abitativo non può essere costretta ad attendere la conclusione dei lavori per sapere se può usare il bagno, se l’acqua defluisce correttamente e se eventuali guasti vengono segnalati e risolti.

I lavori, i nuovi alloggi e le risorse pubbliche rappresentano una parte importante della risposta istituzionale alla questione dell’accoglienza dei lavoratori migranti. Ma la dignità abitativa non può iniziare solo quando un’opera pubblica viene inaugurata. Perché comincia e si perpetua ogni giorno.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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