Da oppositore politico in Mali a rifugiato in Italia, fino a diventare scrittore, poeta e attivista impegnato sui temi delle migrazioni e dei diritti umani. Soumaila Diawara, autore di libri come Le cicatrici del porto sicuro, L’Africa martoriata e La nostra civiltà, è stato nei giorni scorsi a Foggia per presentare le sue opere. L’occasione ha riportato l’attenzione anche su una recente inchiesta realizzata dallo stesso Diawara sul ghetto di Borgo Mezzanone. “Quello che ho scoperto non è soltanto sfruttamento. È molto di più. È una forma contemporanea di schiavitù, una disumanizzazione sistematica, un processo deliberato e progressivo di annientamento dell’essere umano, della sua volontà, della sua dignità e della sua capacità di resistere”, racconta l'autore. “Lavoratori progressivamente svuotati, anestetizzati e trasformati in zombie, non per metafora, ma come effetto concreto dell’uso di sostanze che permettono loro di lavorare più a lungo, più duramente, senza cedere alla fatica, senza ribellarsi, senza opporsi”. Al centro dell’inchiesta compare il farmaco Royal-225 che, secondo Diawara, “non può entrare legalmente in Europa perché né l’Agenzia Italiana del Farmaco né l’Agenzia Europea per i Medicinali ne consentono l’ingresso”, ma che verrebbe introdotto illegalmente dall’India. L’attivista afferma di averne acquisito un campione e di averlo fatto analizzare. “Il laboratorio ha confermato che l’uso di questa sostanza altera lo stato neurologico, riduce la capacità di reazione, compromette la lucidità e crea uno stato di dipendenza e di sottomissione, rendendo il lavoratore più vulnerabile, più controllabile e più facilmente sfruttabile”. Da qui le domande contenute nell’inchiesta. “Chi permette che questa sostanza entri in Italia? Chi consente che venga distribuita liberamente? Chi trae profitto da questo sistema criminale che necessita di corpi anestetizzati per continuare a produrre ricchezza?”.

La Banca di Credito Cooperativo di San Giovanni Rotondo comunica che il Tribunale di Bari - Sezione Specializzata in materia di Impresa - con ordinanza del 29 maggio 2026 ha revocato il provvedimento cautelare emesso il 13 aprile scorso e ha rigettato integralmente il ricorso proposto da un gruppo di soci e candidati. All’esito del pieno contraddittorio tra le parti e dell’approfondita istruttoria svolta, il Tribunale ha ritenuto insussistente il fumus boni iuris posto a fondamento della domanda cautelare, riconoscendo la legittimità dell’operato della Banca e della Commissione Elettorale.

C’è una buca in corso Roma. Ce n’è un’altra in via Sbano, un’altra ancora in via Castiglione. Al rione Martucci non si parla di buche. Si parla di crateri. Voragini nell’asfalto che i residenti imparano a memoria, che aggirano ogni giorno, che fotografano e segnalano senza grossi cambiamenti. Le fotografano anche gli altri cittadini, in altre strade e in altri quartieri della città, le segnalano i consiglieri comunali, le postano sui social in una liturgia che si ripete da anni e che non cambia mai forma. Poi, il 26 aprile 2026, la sindaca Maria Aida Episcopo risponde. Lo fa dai social, con una frase che è insieme una difesa e una cifra: “Di strade ne abbiamo lavorate 300”, nel mese di agosto scriveva addirittura 310. Trecento. Non rifatte. Non ricostruite. Lavorate. La scelta del verbo non è casuale, ed è da lì che conviene partire. Questa è la ricostruzione, attraverso i comunicati del Comune, le delibere pubblicate su ANAC, gli atti del Piano Triennale delle Opere Pubbliche e le comunicazioni ufficiali dei gestori dei sottoservizi, di cosa sia composta quella cifra. Il risultato è un quadro articolato, in cui manutenzione straordinaria comunale, ripristini eseguiti da ENEL e Open Fiber, e interventi ancora in corso o solo programmati confluiscono sotto la stessa etichetta. Non c’è una bugia. C’è qualcosa di più sottile: una categoria politica che assorbe cose molto diverse tra loro.  

Come si conta una strada
Nell’uso tecnico e amministrativo, esistono almeno cinque tipi di intervento su una strada urbana: il rifacimento completo della carreggiata, la manutenzione straordinaria, il rappezzo o intervento puntuale, il ripristino post-scavo eseguito dai gestori dei sottoservizi e l’intervento programmato, ma non ancora eseguito. Non sono la stessa cosa. Non costano uguale. Non durano lo stesso tempo. Il comunicato del Comune del 31 dicembre 2024, quello che annuncia l’aggiudicazione dei tre lotti per oltre 5,5 milioni di euro, dice esplicitamente: gli interventi comprendono “ripristino del manto ammalorato, bitumatura e ricariche strutturali, messa in sicurezza, rifacimento o sistemazione della segnaletica orizzontale e verticale, marciapiedi, cigli e cordoli”. Operazioni molto diverse, accomunate dalla stessa voce di bilancio e dalla stessa narrazione politica. Il problema non è che il Comune mente. È che usa una categoria — “strade lavorate” — abbastanza ampia da contenere tutto: il rifacimento di un’arteria, il rattoppo di un marciapiede, il ripristino di una buca eseguito da ENEL dopo uno scavo per la fibra ottica. Finché quella distinzione non viene resa pubblica, il cittadino non ha strumenti per valutare. E in assenza di strumenti, la cifra politica vince sempre.  

Per un iter parlamentare che procede un altro resta congelato. Il primo caso riguarda la nomina di Giuseppe Colucci a presidente dell’ente Parco nazionale dell’Alta Murgia.  La firma del ministro è attesa per l’ultima settimana di maggio, intanto Colucci pochi giorni fa è stato ascoltato dalle Commissioni Ambiente di Camera e Senato. Prima l’audizione alla Camera, poi nel pomeriggio al Senato, dove l’uomo indicato dal ministro dell’ambiente – il forzista Gilberto Pichetto Fratin - come prossimo presidente per l’Alta Murgia ha illustrato la propria idea di gestione e sviluppo dell’area protetta.  Nessuna novità, invece, per quanto riguarda il Parco nazionale del Gargano, che da luglio 2025 è guidato dal commissario straordinario Raffaele di Mauro, consigliere comunale di Forza Italia a Foggia ed ex coordinatore provinciale del partito azzurro. Il suo fascicolo non è ancora arrivato alle Commissioni parlamentari, rendendo del tutto ignoto il momento in cui arriverà il decreto di nomina del presidente. Lo scorso anno a mettersi di traverso, contro di Mauro e il centrodestra, fu l’allora presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che astutamente, espresse l’intesa col ministro su un altro nome, quello dell’operatore turistico di Rodi Garganico Vincenzo D’Errico, che dopo il M5S aveva seguito l’amico parlamentare Giorgio Lovecchio in Forza Italia, per poi tuonare contro il partito quando gli fu chiesto il passo indietro in favore di di Mauro. In attesa di capire quando l’iter si concluderà, di Mauro, dopo le celebrazioni del trentennale dell’ente di Monte Sant’Angelo, continua a coltivare il rapporto con tutti gli attori del territorio (amministratori pubblici, guide, operatori) ascoltandoli e mostrando costante apertura al dialogo, in netta discontinuità con chi lo aveva preceduto. L’occasione per fare il punto sulla situazione interna all’ente è stata offerta, nei giorni scorsi, dall’approvazione del bilancio di previsione relativo all’esercizio 2026, dopo che la prima approvazione è stata revocata dal direttore facente funzioni Vincenzo Totaro. Il 7 maggio era stata adottata la proposta di bilancio, trasmessa al collegio dei revisori dei conti. Nel frattempo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il giorno prima, aveva comunicato all’ente l’assegnazione, per l’anno 2026, delle risorse relative alle spese di natura obbligatoria operando una consistente riduzione pari a complessivi 476.153,78 euro rispetto all’anno 2025. 



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