Si avvicina l’ora delle elezioni per il rinnovo degli organi del Consorzio di bonifica del Gargano. L’assemblea dei consorziati è stata convocata per il 4 ottobre prossimo, quando chi invoca la discontinuità proverà a scalzare la governance oggi in carica, guidata da dicembre 2021 dal presidente Michele Palmieri. Il consiglio uscente andrà a scadere il 14 dicembre 2026 (5 anni dalla data di insediamento) e, quindi, si deve procedere in tempo utile al rinnovo degli organi consorziali. Intanto, in questi ultimi mesi di mandato, c’è spazio anche per un bando che i beninformati ritengono sia ad hoc per l’ex direttore Massimiliano Capezzuto, che - dopo la nomina dell’ex vicepresidente Michele Tabacco a direttore unico del Consorzio - è rimasto nell’ente come direttore dei servizi operativi, continuando al contempo a fare il direttore del Consorzio di bonifica Valle del Venafro in Molise. Tutte decisioni contestate dalla Regione Puglia, che tra i molteplici dinieghi di legittimità assunti nei confronti delle delibere del cda ha espresso contrarietà anche rispetto a quanto avvenuto relativamente a Tabacco e Capezzuto. Lo scorso 16 giugno il cda ha approvato l’avviso pubblico per l’acquisizione di curricula ai fini della individuazione di profilo professionale adeguato al ricoprimento dell’incarico di dirigente cui assegnare le funzioni di direttore dei settori operativi. Nel 2025 Capezzuto ebbe tale incarico a tempo determinato, nonostante non fosse stata mai istituita una figura di tal tipo nell’ente, in cui sussistono invece diversi capi settore. La durata dell’incarico era dal 16/07/2025 al 30/06/2026, con compenso di 1.500 euro al mese e 50 euro come diaria giornaliera fissa, oltre al rimborso chilometrico della spesa di trasferta, stabilito per km, pari al 22% del prezzo al litro del carburante.

Era lo scorso 24 giugno quando l’Attacco raccontò dei molteplici interrogativi circolanti a San Marco in Lamis e sollevati dall’indagine di Procura di Foggia e Guardia di Finanza su presunti episodi di corruzione, turbativa negli appalti pubblici, induzione indebita, falso, omissione di atti d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, truffa e reati in materia di lavori pubblici. Tra gli indagati, com’è noto, ci sono diverse persone per fatti legati al paese garganico, a partire dal sindaco piddino Michele Merla (ad un anno dalle elezioni comunali del 2027), dal dirigente comunale Antonio Del Mastro, dall’ex dirigente comunale Tullio Daniele Mendolicchio (oggi al Comune di Foggia), dal funzionario comunale Giuseppe Martino e dal dirigente scolastico dell’istituto Giannone, Costanzo Cascavilla. Tra le domande ci si chiedeva come mai non venissero adottate in Comune misure di sospensione cautelare preventiva volte a tutelare l’ente fino all’accertamento giudiziario dei fatti. Eppure le questioni oggetto dell’inchiesta sono pesantissime, come quella che riguarda l'attuale dirigente del settore lavori pubblici e manutenzione, ovvero l’ingegnere Antonio Del Mastro, che per gli inquirenti avrebbe falsamente attestato l'assenza di causa e incompatibilità tra l'ufficio pubblico ricoperto e l'essere socio di Res Aedificatoria Real Estate srl, società che ha in corso di realizzazione un complesso residenziale nel paese garganico. Inoltre, la realizzazione del complesso immobiliare avrebbe comportato la commissione di gravi illeciti superati formalmente con la redazione dell'attuale Piano urbanistico generale del Comune sammarchese, atto che sarebbe viziato da irregolarità e omissioni di natura tecnica.

Prima di tutto era arrivata l’inchiesta de l’Attacco. Poi, a distanza di poco tempo, l’operazione dei Carabinieri coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dalla Procura di Taranto. Due vicende distinte, senza elementi che consentano di affermare collegamenti tra loro, ma accomunate da un impianto che presenta sorprendenti analogie. Tanto da riportare al centro tutte le domande che questa testata ha posto nelle ultime settimane raccontando la storia del lavoratore marocchino Toufiq Namouuh. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema scoperto tra Taranto, Foggia, Matera, Campobasso, Latina, Ragusa e altre province avrebbe trasformato il Decreto Flussi in un meccanismo illecito di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Al centro dell’ipotesi accusatoria figurano intermediari stranieri, definiti in alcuni casi sponsor, incaricati di reclutare cittadini nei Paesi di origine, raccogliere documentazione e denaro, imprese disponibili a presentare richieste di nulla osta e una struttura che avrebbe gestito ogni fase dell’iter fino all’ingresso in Italia. Il tutto con il coinvolgimento di un CAF dal quale sarebbero state inoltrate le pratiche attraverso il portale ministeriale ALI. È un quadro investigativo che richiama, sotto diversi profili, gli interrogativi emersi nell'inchiesta pubblicata da l'Attacco. Una vicenda diversa, che segue un proprio percorso giudiziario e amministrativo, ma che si sviluppa lungo passaggi molto simili. Anche la storia raccontata da Toufiq Namouuh prende infatti avvio in Marocco. Il lavoratore sostiene di avere conosciuto Abderrazak El Gabbas, connazionale residente nel Foggiano, che gli avrebbe promesso un ingresso regolare in Italia attraverso il sistema dei flussi, un contratto di lavoro e una sistemazione abitativa. Per questo, secondo la denuncia presentata tramite l'avvocato Giovanni Marseglia, avrebbe consegnato 8mila euro raccolti chiedendo prestiti ai familiari. Abderrazak El Gabbas ha sempre respinto questa ricostruzione. Nella conversazione telefonica tradotta e pubblicata da questa testata ha negato di avere ricevuto quella somma, sostenendo di avere svolto esclusivamente un ruolo di supporto linguistico e invitando Toufiq a dimostrare con prove qualsiasi presunto pagamento. Anche nell’operazione dei Carabinieri il punto di partenza è rappresentato dagli intermediari operanti nei Paesi di origine. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati loro a raccogliere denaro e documentazione prima ancora dell'arrivo dei lavoratori in Italia. Gli investigatori parlano di somme fino a 6.500 euro versate dagli aspiranti lavoratori per ottenere nulla osta e visto d'ingresso. Toufiq riferisce invece di avere pagato 8mila euro. Le cifre sono diverse, ma il meccanismo descritto appare simile. Il pagamento anticipato come condizione per accedere al percorso migratorio. Nel comunicato diffuso dai Carabinieri emerge anche un altro elemento che richiama il racconto del lavoratore marocchino. La Direzione distrettuale antimafia evidenzia come molte persone avrebbero affrontato enormi sacrifici economici, arrivando a vendere beni o a contrarre debiti pur di raggiungere l'Italia. Toufiq ha raccontato fin dal primo articolo di avere ottenuto gli 8mila euro facendoseli prestare dai parenti perché convinto di acquistare una possibilità di lavoro e una nuova vita. Un altro parallelismo riguarda il ruolo delle imprese. Secondo l'ipotesi accusatoria formulata nell'indagine di Taranto, alcuni imprenditori avrebbero presentato richieste di nulla osta per rapporti di lavoro ritenuti inesistenti, consentendo l'ingresso dei cittadini stranieri che, una volta arrivati in Italia, sarebbero stati destinati ad altre attività lavorative oppure impiegati irregolarmente. Nella vicenda raccontata da l'Attacco compare invece la Soluzione Tecnica srls di Poggio Imperiale, indicata come datore di lavoro nella pratica di Toufiq. Il titolare Luigi Buccino ha sempre respinto qualsiasi ipotesi di irregolarità. Ha dichiarato di avere realmente bisogno di manodopera, di avere assunto regolarmente numerosi lavoratori stranieri attraverso il Decreto Flussi e di essere ancora disposto ad assumere Toufiq qualora la Prefettura completi definitivamente la procedura amministrativa. Ha inoltre escluso di conoscere Abderrazak El Gabbas e di avere mai ricevuto denaro per favorire assunzioni. Anche sul piano amministrativo emergono punti di contatto. L'inchiesta dei Carabinieri descrive un sistema costruito proprio attorno alle richieste di nulla osta, ai visti e al successivo completamento dell'iter presso le Prefetture. Nella vicenda di Toufiq il percorso si sarebbe invece fermato durante questa fase. L'avvocata Benedetta Belmonte, la responsabile del patronato Paola Gervasoni e lo stesso Luigi Buccino hanno fornito una ricostruzione sostanzialmente coincidente, attribuendo il mancato perfezionamento della pratica a un rallentamento burocratico interno agli uffici, in particolare all'attesa dell'ultimo parere dell'Ispettorato del lavoro. Gervasoni ha spiegato che la pratica sarebbe formalmente corretta e ancora aperta, mentre Belmonte ha ribadito di avere operato esclusivamente nell'interesse dell'azienda che le aveva conferito l'incarico. Proprio il ruolo dei diversi soggetti coinvolti rappresenta uno degli aspetti che maggiormente richiama il modello descritto dagli investigatori. Nell'indagine coordinata dalla DDA di Lecce si parla di promotori, intermediari stranieri, imprese e di un centro logistico individuato in un CAF dal quale sarebbero state gestite le pratiche. Nell'inchiesta de l'Attacco compaiono un intermediario indicato dal lavoratore, un datore di lavoro, una professionista incaricata della gestione delle pratiche e un patronato che segue l'iter amministrativo. Le posizioni dei soggetti coinvolti sono differenti e ciascuno ha fornito una propria ricostruzione dei fatti, respingendo qualsiasi ipotesi di irregolarità. Tuttavia, la struttura del percorso raccontato presenta passaggi che ricordano quelli descritti dagli investigatori.

Scadrà il 15 luglio prossimo la proroga dell’incarico dell’avvocato foggiano Raffaele di Mauro - consigliere comunale di Forza Italia a Foggia, ex candidato sindaco del centrodestra ed ex coordinatore provinciale del partito azzurro – quale commissario straordinario del Parco nazionale del Gargano, in carica da luglio 2025 dopo la prima nomina da parte del ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Intanto è stallo totale a Roma rispetto all’esame della proposta di nomina a presidente dell’operatore turistico di Rodi Garganico Vincenzo D’Errico. Lo scorso anno l’astuto presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, rispetto alla terna di nomi selezionati, espresse a sorpresa l’intesa col ministro su un altro nome, quello di D’Errico, ai danni del predestinato di Mauro. D’Errico, ex pentastellato, aveva anni prima seguito l’amico parlamentare Giorgio Lovecchio in Forza Italia. Ma dopo la mossa di Emiliano il partito azzurro gli chiede invano un passo indietro e D’Errico rispose facendo capire di tenere più all’incarico che a restare in FI. Da allora i forzisti non hanno smesso di lavorare, dietro le quinte, per sabotarne la nomina a presidente, un iter che prevede un esame parlamentare. 



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