Ultimi mesi di mandato per il cda del Consorzio di bonifica del Gargano, da fine 2021 guidato dal presidente Michele Palmieri col compaesano carpinese Michele Tabacco, il vicepresidente nominato direttore nonostante il diniego di legittimità della Regione. Una governance che in questi anni è stata molto contestata a tutti livelli: Regione, Comuni, consorziati, organizzazioni agricole. Ora in tanti attendono con ansia le nuove elezioni, che dovrebbero tenersi tra ottobre e novembre. Le associazioni di categoria stanno provando a trovare una quadra per presentare una lista assai rappresentativa, dopo il disastro del 2021, quando Palmieri si ritrovò presidente in quota alla sola Copagri salvo poi uscirne e votò appena il 5% dei consorziati totali. “L’ente va rimesso in sesto, questa governance non ha mai condiviso le proprie scelte con nessuno a partire dalla decisione di nominare Tabacco direttore, di spostare la sede operativa da Foggia a Cagnano Varano, di mettersi contro dipendenti e amministrazioni comunali”, lamentano alcuni consorziati a l’Attacco. Lo scorso 21 il cda, coi soliti sei presenti sui nove totali, ha deliberato di affidare alla padovana Ge.Fi.L. spa l’incarico per l’espletamento, tramite il proprio CED, delle procedure per la formazione degli elenchi degli aventi diritto al voto nelle elezioni del cda, da tenersi entro il 2026.

“È di una gravità inaudita ciò che emerge dalla denuncia dello scrittore e attivista Soumaila Diawara, che racconta di un sistema di sfruttamento agricolo che, anche in Capitanata, passerebbe addirittura per l’assunzione da parte dei braccianti stranieri di farmaci droganti, spesso mischiati all’alcol, per sopportare la fatica e il dolore causati dal duro e prolungato lavoro nei campi nonché da una vita di stenti all’interno dei ghetti. È necessario, dunque, che gli organi ispettivi competenti approfondiscano le dimensioni di quella che, se accertata, sarebbe una situazione gravissima, in primis per la salute di questi lavoratori, che andrebbe ad aggiungersi alle già terribili condizioni di vita a cui i braccianti stranieri sono non di rado, purtroppo, esposti in Italia. Una situazione ancor più disumanizzante che dunque sancirebbe definitivamente una condizione di vera e propria schiavitù determinata dal caporalato, piaga che purtroppo continua ad affliggere tanto i diritti dei lavoratori quanto il tessuto agricolo del nostro Paese”.

Nonostante la replica di Napoleone Cera a l’Attacco, permangono diversi interrogativi attorno al contributo regionale da 100mila euro destinato al SanMarké Fest, il festival delle radici di San Marco in Lamis organizzato la scorsa estate dal circolo Acli San Giuseppe. Il consigliere regionale della Lega ha respinto con decisione qualsiasi ricostruzione che colleghi quel finanziamento al suo voto favorevole al bilancio regionale sostenuto dall’allora assessore al Bilancio e plenipotenziario dem Raffaele Piemontese, oggi assessore alle Infrastrutture nella Giunta Decaro. Rivendicando una scelta dettata esclusivamente dai contenuti del provvedimento, Cera ha richiamato in particolare le misure riguardanti le Rsa di Troia e San Nicandro e lo screening genomico neonatale. Nessun elemento documentale consente di sostenere l’esistenza di un baratto politico. Questo resta un dato di fatto. Ma il tema sollevato da l’Attacco sui contributi nominativi inseriti nei bilanci regionali continua a interrogare la politica pugliese. Per comprendere meglio il contesto, l’Attacco ha raccolto le testimonianze di alcune fonti locali. Tutte hanno premesso un elemento che merita di essere evidenziato. “L’Acli di San Marco è una realtà seria e molto attiva sul territorio”, racconta una fonte. “Organizza iniziative culturali, attività sociali, teatro e momenti di aggregazione. Nessuno mette in discussione il lavoro che svolge da anni”. Proprio queste stesse fonti, però, spiegano che il circolo è storicamente vicino alla famiglia Cera e, in particolare, ad Angelo Cera, figura centrale della politica sammarchese degli ultimi decenni e padre di Napoleone. Sindaco della città dal 1990 al 1992 e successivamente dal 2011 al 2016, prima dell’elezione del piddino Michele Merla, Cera ha attraversato varie stagioni della politica italiana. Esponente dell’ala destra della Dc, ha poi proseguito il suo percorso nel Ppi, in Forza Italia e in altre formazioni di ispirazione cattolica come l’Udc. È stato deputato della Repubblica dal 2008 al 2018. “Parliamo di una vicinanza storica che in paese conoscono tutti”, racconta una delle persone ascoltate dal giornale. “Non significa che l’associazione sia un soggetto politico, ma è un rapporto che fa parte della storia cittadina”. È per questo motivo che il contributo regionale assume una dimensione politica. Il SanMarké Fest si è svolto nel luglio 2025, pochi mesi prima delle elezioni regionali di novembre che hanno riportato Napoleone Cera all’elezione nel Consiglio regionale tra le fila della Lega. La manifestazione, come mostra il programma ufficiale, ha ospitato volti noti dello spettacolo e dell’informazione. Da Sergio Rubini a Francesco Giorgino, fino a Marco Montrone, Attilio Romita e altri ospiti. Il festival si è mosso nel circuito riconducibile alla giornalista Manila Gorio, conduttrice della manifestazione. L’ex magistrato Luca Palamara, noto per il caso che ha investito il Csm e il sistema delle nomine nella magistratura italiana, inizialmente inserito nel programma, non ha poi partecipato all’evento. Le fonti ascoltate dal giornale non contestano la qualità dell’iniziativa, ma invitano a ridimensionarne la portata. “È stata una manifestazione piacevole, fatta bene, ma non qualcosa che abbia cambiato la vita culturale del territorio”, osserva una fonte. Un’altra aggiunge: “Francamente non abbiamo avuto la percezione di un evento destinato a diventare un appuntamento strutturale. È stata una buona iniziativa, come tante altre che vengono organizzate da associazioni locali”. Ed è proprio questo il punto che alimenta le domande. Se il finanziamento era finalizzato a sostenere un evento destinato a diventare un appuntamento identitario e permanente, il giudizio potrà essere affidato agli anni futuri. Se, invece, dovesse rimanere un’esperienza isolata, il rapporto tra l’entità del contributo e l’impatto prodotto sul territorio diventerebbe inevitabilmente oggetto di valutazione politica.

"La speranza è una trappola inventata dai padroni", lo diceva Mario Monicelli, tra i più celebri registi italiani della sua epoca. Pensare che il sistema possa mutare è una speranza costruita a tavolino da chi comanda per tenere buono il popolo. Quella stessa speranza, attesa e disattesa, degli operatori culturali che smuovono mari e monti per realizzare iniziative, eventi e attività culturali. Salvo poi incontrare la persona giusta, e quelle porte prima chiuse a chiave vengono aperte senza neppure bussare.



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