Foggia soffoca e il verde scompare, sei luoghi per ripensare la città con l’ambientalista Maurizio Marrese

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Foggia è la città italiana in cui il clima è cambiato maggiormente nell’ultimo mezzo secolo. A dirlo è il rapporto sul clima realizzato da iLMeteo in collaborazione con il Corriere della Sera, che ha analizzato oltre 434 milioni di dati meteorologici raccolti dal 1975 al 2025 in 108 capoluoghi italiani. Lo studio si basa su nove indicatori, dalle temperature medie alle giornate di caldo estremo, fino alle notti in cui l’aria non si raffredda neppure dopo il tramonto. Il risultato colloca il capoluogo dauno in cima alla graduatoria nazionale, davanti a Roma, Napoli e Cagliari. In cinquant’anni la temperatura media annua di Foggia è aumentata di 3,6 gradi, mentre quella massima estiva è cresciuta di 4,1 gradi. Sono aumentate anche le giornate con temperature massime pari o superiori a 34 gradi, con 51 giorni in più rispetto al passato, così come le notti tropicali e supertropicali, quando le temperature minime restano rispettivamente sopra i 20 e i 25 gradi. Numeri che restituiscono la misura di una trasformazione profonda, destinata a incidere sulla vita quotidiana, soprattutto durante le estati più difficili. La crisi climatica si misura anche camminando per le strade, osservando gli spazi pubblici e chiedendosi quanto siano attrezzati per affrontare temperature sempre più elevate. Quanto verde hanno a disposizione i cittadini? Dove mancano alberi e zone d’ombra? Quali aree potrebbero essere ripensate per ridurre il calore e rendere il tessuto urbano più vivibile? Da queste domande è partita la ricognizione de l’Attacco, che ha attraversato Foggia insieme a Maurizio Marrese, presidente del WWF Foggia, per individuare luoghi nei quali potrebbero trovare spazio interventi di rinverdimento urbano e adattamento climatico. Il sopralluogo ha portato a individuare sei punti della città, diversi per caratteristiche e funzione, accomunati dalla possibilità di immaginare nuove soluzioni per il verde pubblico e migliorare la qualità degli spazi urbani.

Rione Biccari

A Rione Biccari una vasta area attualmente incolta potrebbe essere recuperata e trasformata in una risorsa per il quartiere. Lo spazio richiede una manutenzione costante e, soprattutto durante i mesi estivi, è esposto al rischio di incendi favoriti dall’erba secca. Il suo recupero potrebbe passare da una gestione più continuativa, accompagnata dal coinvolgimento dei residenti, chiamati a partecipare alla cura di un luogo che appartiene alla comunità. "A Foggia abbiamo diversi spazi pubblici che possono essere riqualificati e ripensati nell’ottica di un verde fruibile, ancora più importante alla luce dei dati allarmanti sui cambiamenti climatici”, spiega Marrese. “Foggia è una città calda, che ha bisogno di più verde pubblico e soprattutto di tanti alberi. Quest’area di Rione Biccari è attualmente incolta e rappresenta anche un problema per l’amministrazione comunale, perché viene gestita raramente. Durante l’estate si verificano spesso incendi, favoriti dalla crescita dell’erba secca. Bisognerebbe quindi intervenire con una gestione continuativa, immaginando anche una fruizione di quartiere e coinvolgendo gli stessi abitanti. I residenti potrebbero diventare guardiani e tutori di quest’area verde, contribuendo a prendersene cura e a valorizzarla".

Via Gandhi

Nel quartiere Macchia Gialla, in via Gandhi, si apre un’ampia area priva di alberi. La superficie disponibile potrebbe diventare l’occasione per ampliare il patrimonio arboreo cittadino e realizzare un bosco urbano, con effetti potenzialmente positivi sul microclima e sulla vivibilità del quartiere. L’idea è quella di trasformare uno spazio oggi spoglio in un luogo capace di offrire ombra e refrigerio durante i mesi più caldi, diventando anche un punto di riferimento per i residenti. "Un’altra area che sicuramente può essere riqualificata e valorizzata è quella che si trova nel quartiere Macchia Gialla, in via Gandhi”, sottolinea l’ambientalista. “Come potete vedere, è un’ampia superficie completamente libera e priva di alberi. Quale occasione migliore per piantarne di nuovi e creare un vero e proprio bosco urbano? Sarebbe un intervento utilissimo per contribuire ad abbassare le temperature e potrebbe diventare un luogo di benessere per i cittadini".

Giardini Mario Nero

Poco distanti si trovano i Giardini Mario Nero, intitolati al testimone di giustizia foggiano legato alla vicenda dell’omicidio dell’imprenditore Giovanni Panunzio. L’area, realizzata dal Comune di Foggia, presenta secondo Marrese diverse criticità che ne limitano la funzione di spazio verde pubblico. Oltre agli alberi, mancano infatti le dotazioni essenziali per consentire ai cittadini di frequentare e vivere i giardini. Il recupero dovrebbe quindi restituire allo spazio una funzione concreta, rendendolo più accogliente e fruibile per la comunità. "Siamo davanti ai noti Giardini Mario Nero, intitolati alla memoria del testimone di giustizia foggiano nella vicenda dell’omicidio dell’imprenditore Giovanni Panunzio”, racconta il presidente del WWF. “Purtroppo, anche in questa bella area, voluta e realizzata dal Comune di Foggia, ci troviamo davanti a giardini attualmente abbandonati e privi di alberi. Mancano anche le strutture minime necessarie per definirli davvero giardini, a cominciare dalle panchine e da tutto ciò che potrebbe renderli fruibili. È uno spazio che potrebbe essere valorizzato, restituendogli una funzione concreta per la comunità e creando le condizioni perché i cittadini possano frequentarlo".

Via Giannini

A pochi passi dal Tribunale e dal campo scuola Coni, una vasta colata di cemento si affianca a un gruppo di abitazioni di fortuna in condizioni di degrado. Il contrasto tra la presenza di luoghi istituzionali e sportivi e lo stato dell’area circostante restituisce l’immagine di uno spazio urbano che potrebbe essere recuperato. La superficie asfaltata, priva di vegetazione, offre l’occasione per ragionare su un intervento capace di unire la mitigazione del caldo alla riqualificazione dell’intero contesto. "Ci troviamo nel parcheggio del campo scuola Coni, a due passi dal Tribunale di Foggia. Anche questa è un’area che potrebbe essere completamente ripensata e riqualificata”, evidenzia Marrese. “Come si vede, è una grande spianata di asfalto che potrebbe essere rinverdita attraverso la deimpermeabilizzazione del suolo, così da consentire nuove piantumazioni di vegetazione e alberi. Un intervento del genere aiuterebbe a mitigare gli effetti del caldo e potrebbe contribuire a riqualificare anche l’area adiacente, dove si trovano queste abitazioni di fortuna. Sarebbe opportuno intervenire sull’intera zona anche per migliorarne il decoro urbano".

Parco Campi Diomedei

Ai Campi Diomedei, la grande estensione del parco non coincide ancora con una presenza adeguata di alberi. La parziale riapertura ha restituito alla città una parte importante dell’area verde, ma restano criticità legate alla distribuzione della vegetazione e alla gestione delle ampie superfici a prato, che richiedono risorse per l’irrigazione e la manutenzione. In una città esposta a temperature elevate, aumentare la copertura arborea potrebbe contribuire a rendere il parco più fresco e a rafforzarne la funzione ambientale. "Campi Diomedei, il parco sicuramente più grande della provincia di Foggia e forse anche di tutta la Puglia, nonostante la parziale riapertura presenta ancora importanti limiti”, afferma l’esperto. “Ci sono troppi ettari di prato, difficili da gestire e costosi in termini di sostenibilità, irrigazione e manutenzione, mentre gli alberi sono pochissimi. Questo, secondo i dati che abbiamo analizzato, è il parco con la minore densità arborea d’Italia. Abbiamo poco più di venti alberi per ettaro su una superficie di ventuno ettari, mentre la media nazionale per un parco va dai sessanta ai duecento alberi per ettaro. Bisogna quindi aumentare in maniera significativa il numero di alberi, così da trasformare quest’area in una sorta di condizionatore naturale per la città di Foggia".

Cimitero

L’ultima tappa conduce davanti al cimitero di Foggia, dove un tempo si estendeva una pineta che accompagnava l’ingresso in città. Di quel piccolo bosco, capace di offrire ombra e refrigerio, oggi resta il ricordo. La sua scomparsa riporta l’attenzione su altri luoghi del centro urbano che negli anni hanno perso parte della propria vegetazione, come Piazza Italia e Piazza Umberto Giordano. È il segno di una trasformazione che pone interrogativi sul futuro del verde pubblico e sulla possibilità di recuperare almeno in parte una tradizione di alberature che aveva caratterizzato Foggia. "Di fronte al cimitero di Foggia c’era una pineta, un piccolo bosco rivolto verso l’ingresso della città”, conclude Marrese. “Purtroppo, negli anni l’abbiamo persa e andrebbe recuperata, ricreando quell’ambiente boschivo e rinfrescante che i nostri predecessori avevano ideato. Ci sono tante zone che un tempo rappresentavano un orgoglio verde per la città e che abbiamo perduto. Penso anche a Piazza Italia, che era un piccolo bosco nel cuore di Foggia e che oggi è stata interamente pavimentata, e a Piazza Umberto Giordano, un tempo alberata, quasi un piccolo bosco nel centro urbano, che abbiamo progressivamente depauperato. Oggi si parla tanto di boschi urbani, ma Foggia aveva già compiuto questa scelta cinquanta o sessant’anni fa. Dovremmo fare qualche passo indietro e ricordarci com’eravamo. I cittadini di allora avevano intuito che la città aveva bisogno di verde e di ombra".

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