Per anni il civismo è stato uno degli strumenti con cui la politica ha provato ad allargare i propri confini naturali. Una terra di mezzo capace di intercettare pezzi di ceto medio tradizionale, amministratori in cerca di maggiore autonomia e settori della società civile delusi dal sistema dei partiti. Nella storia recente della politica di Capitanata, l’esempio più evidente è probabilmente quello del presidente provinciale Giuseppe Nobiletti. Il Sindaco di Vieste, negli ultimi anni, è stato uno dei principali costruttori di una rete civica in grado di raggiungere e dare rappresentanza a numerosi centri della provincia. Da oltre un anno a questa parte, il numero uno di Palazzo Dogana è diventato il principale riferimento locale del governatore Antonio Decaro, insidiando la leadership indiscussa esercitata, sotto la guida del predecessore Michele Emiliano, dal dominus piddino Raffaele Piemontese. In settimana, però, in una lunga intervista rilasciata a l’Attacco, Nobiletti ha inviato chiari segnali a Decaro, lasciando intendere di essere in attesa di una reale discontinuità con il recente passato emilianista. Un passato che, se da un lato aveva rilanciato il civismo come reale terreno d’espressione di mondi prima distanti dalla politica, dall’altro aveva offerto il destro a trasformismi e incrostazioni di varia natura. Quello del primo cittadino viestano, tuttavia, non è un caso isolato. La sua parabola racconta bene una trasformazione profonda della politica locale, nella quale la crisi delle strutture partitiche tradizionali sta aprendo spazi sempre più ampi a contenitori e personalità totalmente civiche. Quella di Nobiletti è una storia tutta incardinata nel centrosinistra, naturalmente, ma il fenomeno non riguarda esclusivamente lo schieramento progressista. Anche a destra, che in Puglia e nel Foggiano vive da tempo una grave crisi strutturale e di rappresentanza, il civismo comincia a essere guardato con interesse e considerato una possibile risorsa per allargare il consenso, intercettare energie esterne ai partiti e, perché no, provare a costruire nuovi equilibri. È una consapevolezza che sta maturando già da diverso tempo anche dentro Fratelli d’Italia, il partito conservatore che più degli altri partner di coalizione, almeno sul piano nazionale, ha costruito la propria identità sulla forza, vera o presunta, della struttura politica e militante. In Capitanata Giandonato La Salandra è tra coloro che guardano con maggiore coinvolgimento a questo mondo. Il deputato meloniano, insieme al consigliere regionale Nicola Gatta, ha già iniziato a sondare il terreno delle realtà civiche in vista delle prossime sfide amministrative. A Cerignola e San Severo come altrove. L’Attacco lo ha intervistato.
Onorevole Giandonato La Salandra, la crisi dei partiti tradizionali sta aprendo la strada, anche nei maggiori centri della provincia, a percorsi civici piuttosto trasversali rispetto al passato, a destra come a sinistra. Quanto è perseguibile questa prospettiva per il centrodestra?
Rispondo in maniera molto schietta. L’idea classica del centrodestra contrapposto al centrosinistra oggi è oggettivamente non realizzabile, per una ragione molto semplice ed evidente. Mentre prima il centrosinistra aveva tanti partiti, espressione di varie sensibilità politiche, oggi ne ha uno, al massimo due, cioè Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, almeno a livello locale. Tutto il resto è caratterizzato da liste civiche o associazioni che poi diventano contenitori civici. Nel centrodestra, invece, prima avevamo tre partiti che da soli andavano in doppia cifra. All’epoca erano Alleanza Nazionale, Forza Italia e Lega Nord. Quel modello amministrativo, ma anche a livello regionale, oggi non è più sostenibile. Soprattutto per il centrodestra, perché oggettivamente, tra i partiti classici, solo Fratelli d’Italia ha dimostrato in alcune occasioni di riuscire ad andare in doppia cifra. Forza Italia e Lega sono invece in grande affanno, non solo nei sondaggi nazionali ma anche sui territori. Sulla base di questo, o il centrodestra inizia a lavorare con il civismo, strutturando e avvicinando il mondo civico, i professionisti, gli imprenditori ma anche le semplici associazioni, e coinvolgendo queste realtà nella vita politica attiva, anche nelle istituzioni, oppure sarà sempre soccombente rispetto al centrosinistra, che questo processo lo ha avviato da molto tempo.
A San Severo, nella coalizione a sostegno di Lidya Colangelo, dove Fratelli d’Italia era la principale forza politica, è stata fatta un’operazione del genere. Le cose, però, non sono andate particolarmente bene dopo la vittoria elettorale. Oggi Fratelli d’Italia non partecipa al primo tavolo di coalizione del centrodestra con altre forze civiche in vista delle elezioni del prossimo anno.
A San Severo sono stato tra i principali promotori di quell’operazione e i numeri mi hanno dato ragione. Quello che è successo dopo è che la maggioranza, al momento della sfiducia a Colangelo e dello scioglimento dell’amministrazione comunale, era composta da figure che appartengono al centrodestra. Tra i firmatari dell’atto di sfiducia c’erano Marianna Orlando della Lega e Rosa Caposiena di Forza Italia. Allora il tema è che o il centrodestra ritrova innanzitutto un momento di unità, prendendo atto che Fratelli d’Italia è sempre stato coerente con sé stessa, mentre chi non si è comportato bene, ad esempio a San Severo, sono proprio Lega e Forza Italia. Poi possiamo discutere di tutto, ma senza questo primo passo non facciamo niente. Inoltre, alcuni rappresentanti civici di quel Consiglio comunale, che si sono sempre proclamati di centrodestra e che hanno anche sostenuto candidati regionali del centrodestra, hanno poi firmato contro un’amministrazione che, al momento dello scioglimento, era di centrodestra, con ben cinque consiglieri comunali di Fratelli d’Italia. Quindi, su San Severo, va fatto un determinato discorso, anche per capire come si vuole ricucire il tessuto civile e politico cittadino. Partendo però dal presupposto che non mi risulta in alcun modo che Fratelli d’Italia sia stato invitato a questo primo incontro. In ogni caso, rimane sempre il tema che le segreterie provinciali di Forza Italia e Lega dovrebbero spiegarci perché hanno firmato contro un’amministrazione di centrodestra. Questo rimane un grande nodo da sciogliere.
Anche a Cerignola si vota il prossimo anno e il centrodestra punta a strappare un governo che il centrosinistra detiene da tempo. Sono state avviate delle interlocuzioni con componenti civiche. Come stanno adesso le cose?
Sicuramente a Cerignola Fratelli d’Italia e Forza Italia viaggiano nella stessa direzione, che è quella di costruire una coalizione ampia e strutturata che in questi anni ha fatto opposizione a Francesco Bonito e che possa riportare, dopo tanti anni, il centrodestra al governo cittadino. Ci auguriamo che presto possa aggiungersi anche la Lega. Intanto, come Fratelli d’Italia, stiamo ricostruendo un circolo cittadino per superare tutte quelle divisioni che sono note. Abbiamo accolto con favore la disponibilità di Franco Reddavide a fare un passo indietro a favore dell’unità. Abbiamo fatto una riunione io e Nicola Gatta questo lunedì, abbiamo raccolto varie disponibilità alle candidature e adesso dovremmo incontrarci nuovamente, anche per capire un po’ come si intende procedere. Ormai la linea l’abbiamo tracciata, senza se e senza ma. Sicuramente non sosterremo candidature incompatibili con Fratelli d’Italia.
Quindi esclude, a Cerignola come altrove, operazioni totalmente civiche dove Fratelli d’Italia e gli altri partiti del centrodestra possano fare un passo indietro, magari anche sul simbolo, a vantaggio di una maggiore trasversalità della coalizione?
Rispondo in maniera molto secca. Io sono in Fratelli d’Italia dal 2013. Dal 2017 sono stato coordinatore provinciale, prima ero nell’esecutivo regionale. Fratelli d’Italia ha sempre presentato il simbolo. Sempre. Anche quando faceva lo 0,9, l’1 o il 2 per cento. L’unico comune in cui non è stato presentato il simbolo è stato Cerignola nel 2015. Fratelli d’Italia è stato il primo partito a presentare il simbolo alle elezioni provinciali e non ha mai rinunciato al proprio simbolo, ad eccezione di quella specifica circostanza, quando decidemmo di non presentare neanche la lista. Non è un tema che mi appassiona, quello del passato, ma Fratelli d’Italia al suo simbolo non rinuncia. A quel simbolo ci teniamo. Se poi qualcuno lo vuole svendere, è molto più facile che andrà lui all’asta e non il simbolo.
Come interpreta le parole di Nobiletti, che lancia più di qualche segnale a Decaro? Lui è sempre stato nel centrosinistra, ma a San Severo, per esempio, c’erano anche personalità legate a lui nella coalizione che sosteneva Colangelo. In un ipotetico scenario in cui il presidente provinciale dovesse rendersi maggiormente indipendente rispetto al campo largo, sarebbe un interlocutore che prendereste in considerazione per operazioni civiche trasversali nei grandi centri della provincia?
Nobiletti fa il presidente della Provincia di Foggia grazie al Partito Democratico e al centrosinistra. Se poi si dimentica le sue origini e, per rimanere a Palazzo Dogana, vuole cambiare orientamento, a me hanno insegnato che questo è un tirare a campare per non tirare le cuoia. Io sono assolutamente incompatibile con il centrosinistra, a tutti i livelli. Perché so che col centrosinistra di buono non può venire nulla. E del resto la storia parla in maniera molto chiara, insomma. Un conto è essere aperti, un altro è essere trasversali. Io mi ritengo la persona più aperta di questo mondo, ma nessuno può pensare che il sottoscritto o Fratelli d’Italia siano propensi ad accettare trasversalismi.
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