Società Foggiana, i tentacoli delle batterie nel settore degli alloggi popolari. Ma ora qualcosa è cambiato

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Le infiltrazioni mafiose nel settore dell’emergenza abitativa e degli alloggi popolari resta uno dei temi cruciali per la città capoluogo e uno degli aspetti oggettivamente più pesanti tra quelli che due anni fa determinarono lo scioglimento del Consiglio comunale. Nella relazione prefettizia si evidenziava come nell'elenco dei provvedimenti di assegnazione di alloggi in deroga alla graduatoria, adottati dal Comune di Foggia, acquisito dalla commissione di indagine,

nel periodo tra il 15 luglio 2015 e il 18 maggio 2021, i provvedimenti di tale tipologia siano stati ben 257. Tra tali beneficiari ci sono molti nomi legati alle batterie della Società foggiana. 

Il caso più noto è quello di Dina Francavilla, sorella di Emiliano e Antonello, esponenti di vertice della batteria Sinesi-Francavilla, nonché moglie del boss Mario Lanza – nome di spicco della medesima batteria, con numerosi precedenti penali anche per associazione di tipo mafioso. Condannata a 5 anni per estorsione nel processo Rodolfo, nei giorni scorsi dopo l’ordine di carcerazione la donna ha ottenuto un differimento per accudire i figli restando ai domiciliari. A fine maggio dovrebbe essere trasferita in cella per scontare circa 4 anni e 7 mesi di reclusione dopo i 5 mesi di carcerazione preventiva già patiti in seguito al blitz. Dina Francavilla, inoltre, è suocera convivente di Antonio Salvatore, anch’egli membro della batteria, arrestato nell'ambito dell'operazione antimafia Decima Azione del novembre 2018 e nell'ambito dell'operazione Decimabis di novembre 2020. Con il genero, la donna fu arrestata nel 2017 per estorsione. 

Nel 2016 Dina Francavilla dichiarò, in autocertificazione, di possedere i requisiti previsti dalla legge - ovvero “non avere condanne penali per reati di criminalità organizzata con vincolo associativo collegati alla sussistenza di violazioni gravi, così come disciplinati dal codice penale” - per l'assegnazione di un alloggio popolare in deroga alle graduatorie, e richiese la regolarizzazione del rapporto locativo rispetto all’alloggio occupato sin dal 2010 in via Martiri di via Fani. L’istanza fu accolta nel 2018, quando in realtà il marito convivente Lanza non aveva il requisito richiesto dalla legge, poiché era stato condannato per associazione di tipo mafioso nel 2008 pena di 4 anni di reclusione per il reato di associazione di tipo mafioso (operazione Araba Fenice) e nel 2016 alla pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione (operazione Corona).

Situazioni passate inosservate (o quasi) per troppo tempo, rispetto alle quali il Viminale sta ora facendo sul serio con frequenti sgomberi.  

CONTINUA

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