Lo sport come linguaggio universale, capace di mettere insieme persone, generazioni e abilità diverse. È questo il filo conduttore di “IntegriAMO con lo sport – Le Notti Bianche dello Sport”, manifestazione in programma a Foggia dal 2 al 4 ottobre, negli spazi della Città del Cinema di Piazzale Anna De Lauro Matera. Un appuntamento che nasce con l’obiettivo dichiarato di promuovere una pratica sportiva sempre più accessibile e inclusiva e che mette al centro non soltanto la competizione, ma soprattutto la partecipazione.
L’iniziativa è stata presentata ufficialmente alla stampa giovedì 17 settembre, alle ore 10, nella Sala 12 della Città del Cinema. La conferenza stampa ha rappresentato il momento di lancio di un progetto che coinvolge il mondo associativo, quello sportivo e l’amministrazione comunale. A promuovere l’evento è l’ASD Shin-Kitai Karate JKA, con la collaborazione dell’associazione Controvento APS e con il patrocinio del Comune di Foggia – Assessorato allo Sport e Assessorato alla Cultura e Spettacolo.
Il titolo scelto per la manifestazione non è casuale. Quel “IntegriAMO” evidenzia proprio il concetto di integrazione: non semplicemente consentire a tutti di assistere o partecipare a un evento sportivo, ma costruire occasioni nelle quali persone con caratteristiche, capacità e percorsi differenti possano condividere la stessa esperienza.
Una manifestazione di questo tipo permette infatti di portare l’attenzione su quelle realtà sportive che durante l’anno lavorano quotidianamente per avvicinare bambini, ragazzi, adulti e persone con disabilità alla pratica motoria. In questo senso, l’evento può diventare anche una vetrina per associazioni e operatori che spesso svolgono un lavoro fondamentale lontano dai riflettori delle grandi competizioni.
Le tre giornate del 2, 3 e 4 ottobre saranno dunque l’occasione per trasformare la Città del Cinema in un punto di incontro tra sport e comunità.

Il 26 settembre Foggia scende in piazza con il Disability Pride Puglia 2026, promosso da una rete di associazioni, famiglie e persone con disabilità e neurodivergenza. Il messaggio è chiaro e diretto: basta isolamento, basta abilismo, basta barriere.
Non una giornata “per” le persone con disabilità, ma un momento collettivo per riportare al centro diritti, dignità e libertà di vivere la città.
Scendiamo in piazza per dire alle famiglie che non sono sole e per chiedere una società capace di accogliere, non di giudicare.

"Come Sezione ANPI di San Giovanni Rotondo, vogliamo rivolgerci ad associazioni, organizzazioni sindacali, partiti, cittadine e cittadini perché crediamo che il momento storico che stiamo vivendo richieda un impegno comune e un’azione condivisa. La proliferazione dei conflitti armati e la devastante crisi climatica non sono emergenze distinte, ma due facce della stessa medaglia: dinamiche economiche e territoriali che svuotano le comunità, prosciugano le risorse e calpestano le vite umane in nome del profitto di pochi".

Sono foggiano e vivo da anni in Svizzera. Eppure, ogni volta che torno a Foggia sento ancora le farfalle nello stomaco. È la città nella quale ho trascorso la mia giovinezza, quella dei miei ricordi e di una parte importante della mia vita. Foggia oggi è cambiata e conosco bene le difficoltà che attraversa, ma continua a essere la mia città. Proprio per questo ciò che è successo alla mia famiglia lo scorso 10 luglio 2026 mi ha ferito particolarmente. Quel giorno mia moglie Ganga e mia figlia Asia, di 12 anni, si sono recate al Bookstore di Corso Roma 15, a Foggia. Io non ero con loro e quindi, per correttezza, preciso che quanto accaduto in quel momento mi è stato raccontato da entrambe.
Secondo il loro racconto, quando hanno cercato di entrare nella libreria, il proprietario si sarebbe messo davanti all’ingresso, impedendo loro di entrare e mandandole via con un secco: "Via, via, via". Nessuna spiegazione. Nessuna possibilità di entrare. C’è un particolare fondamentale per comprendere perché abbiamo vissuto questo episodio come un atto di discriminazione: mia moglie Ganga è originaria dello Sri Lanka e ha la pelle scura; nostra figlia Asia ha la carnagione olivastra. Non posso entrare nella testa di un’altra persona e affermare con certezza quale fosse la ragione del suo comportamento. Ma davanti a due persone fermate sulla soglia e mandate via senza alcuna spiegazione, è stato inevitabile per noi domandarci se il colore della loro pelle avesse avuto un ruolo.

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