Effetto domino, l'addio di Zeman sarà indolore?

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Per ora è solo un’ipotesi. Tutta da verificare. Ma che il contrastato addio di Zdenek Zeman al Foggia possa scatenare una sorta di effetto-domino sulla squadra è tutt’altro da escludere. La partenza del boemo non è stata digerita dallo spogliatoio, il feeling che si era creato in tutti questi mesi di condivisione di un progetto che soprattutto negli ultimi mesi si è rivelato vincente e che adesso si è prematuramente spezzato rischia di scoperchiare il pentolone del malcontento.

Nel giorno del commiato dai suoi ragazzi il tecnico di Praga ha provato a spiegare che, fosse dipeso da lui, non si sarebbe mai distaccato da un gruppo al quale si sente profondamente legato. E con il quale gli piacerebbe proseguire un discorso che è stato appena avviato.

Ma Zeman ha anche aggiunto che solo un improbabile cambio al vertice societario potrebbe aprire uno spiraglio per una sua eventuale riconferma.

Un esile filo al quale i più si sono aggrappati nella speranza che possa ribaltare uno scenario che per ora sembra ben definito. 

Il distacco dal tecnico di Praga rischia, in ogni caso, di portarsi dietro strascichi pericolosi.

Ai quali probabilmente nemmeno lo stesso Nicola Canonico nel momento della separazione ha prestato la giusta attenzione.

Il Maestro coi suoi allievi ha creato una sorta di cordone ombelicale che sarà difficile spezzare, sono in diversi coloro che in questa stagione hanno dato un senso alla loro carriera grazie agli insegnamenti di Zeman, non sono pochi coloro sui quali il ds Pavone ha messo gli occhi l’estate scorsa e che grazie alla cura del tecnico di Praga si sono rivalutati, taluni si sono imposti sul palcoscenico della C dopo che solo una stagione fa militavano nell’anonimato della D.

C’è dunque tanta comprensibile riconoscenza da parte della maggior parte dei rossoneri che in questa fase si sentono giustamente disorientati, e che quest’estate quando si ritroveranno per il raduno con ogni probabilità saranno orfani del loro mentore.

Non è da escludere, quindi, che possa esserci chi non se la senta più di proseguire la sua avventura con il Foggia, e chieda di cambiare aria. 

A maggior ragione dopo che nel corso dell’ultima annata non è mai scattata la scintilla con l’attuale proprietà.

Una insidia in più per il patron, che sta per avviare il nuovo corso, e che la scorsa stagione aveva dato una prima impronta forte nell’allestimento dell’organico, con 13 elementi sui 27 complessivi che si ritrovano vincolati al club per un altro o più anni.

Si tratta del portierino argentino Dalmasso, dei difensori Garattoni, Rizzo, Sciacca, Di Pasquale, Markic e Buschiazzo, dei centrocampisti Petermann, Rocca e Rizzo Pinna, degli attaccanti Vitali, Curcio e Turchetta. Sulla loro conferma, evidentemente, inciderà il parere del nuovo allenatore che si confronterà con la Società. Ma sarà vincolante anche la volontà dei diretti interessati.

E quì la faccenda potrebbe complicarsi, perché fra questi potrebbe essercene più di qualcuno recalcitrante a restare.

Potrebbe essere il caso, ad esempio di Sciacca, Di Pasquale e Petermann, tre pilastri dello scacchiere di Zeman che farebbero carte false pur di proseguire con il boemo anche la prossima stagione.

Ma non molto dissimile potrebbe essere anche la posizione del capitano Alessio Curcio (15 gol quest’anno), che Zeman ha disciplinato tatticamente e con il quale il fantasista romano ha stretto un legame assai forte anche fuori del campo.

Il problema ovviamente, non si porrebbe per i 9 rossoneri che il prossimo 30 giugno andranno in scadenza di contratto: si tratta dei portieri Alastra e Volpe, dei difensori Martino, Nicolao, Di Jenno e Girasole, dei centrocampisti Garofalo e Gallo, e dell’attaccante Tuzzo.

Anche se soprattutto per due di questi (Garofalo e Gallo, coi quali si potrebbe ipotizzare un rinnovo sulla scorta dell’ottima annata in rossonero) l’avvicendamento in panchina chiuderebbe la porta ad ogni possibile accordo.

Ci sono poi i cinque elementi che stanno per rientrare alle società di appartenenza per fine prestito: si tratta dei centrocampisti Maselli e Di Paolantonio, e degli attaccanti Merola (che è quello che forse più di tutti avvertirà la separazione da Zeman dopo la sua definitiva consacrazione sotto l’ala protettiva del boemo), Ferrante (per il quale con la Ternana è stata sottoscritta la formula del riscatto per il Foggia, e del controriscatto per gli umbri) e Di Grazia (con il Pescara è stato fissato il riscatto a 150mila euro).

Situazione dunque tutt’altro che fluida, e che rischia di ingarbugliarsi e creare imprevedibili ostacoli per chi sarà chiamato a sostituire Peppino Pavone nella direzione sportiva del club.

Si sussurra che toccherà a Marcello Pitino prendere il comando delle operazioni.

Ma lievitano le quotazioni di Emanuele Belviso, fedelissimo di Canonico, che per il modo di vedere il calcio del patron rossonero potrebbe essere il prototipo ideale del ds con il quale interfacciarsi, senza dover necessariamente un giorno, e l’altro pure, entrare in rotta di collisione.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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